L’indagine per corruzione che ha portato in carcere Raffaele Marra, capo del Personale del Comune di Roma, nasce quasi per caso. O meglio dall’intuito dell’investigatore che ascoltando le conversazioni tra un pregiudicato romano, Manlio Vitale considerato dagli investigatori personaggio della Banda della Magliana, e la sua ex compagna, e analizzando alcuni sms, capisce che l’indagine sta imboccando una strada che porterebbe al cuore di uno dei palazzi del potere. E infatti quando questa donna, Caterina Carbone, viene sentita dai carabinieri rivela di aver accompagnato più volte in zona Senato Vitale, detto “Er Gnappa” arrestato lo scorso marzo perché ritenuto il capo di una banda di rapinatori, e ogni giovedì Vitale per prendere “alcune migliaia di euro”. Vittima di quella che agli investigatori sembrava a tutti gli effetti una estorsione è Sergio Scarpellini, il costruttore che per la Procura di Roma è stato corrotto da Marra con la compravendita due immobili: uno venduto dal funzionario e l’altro acquistato. Una storia che era emersa già due mesi fa con la pubblicazione di un’inchiesta de L’Espresso ma che non aveva impedito a Marra di rimanere in Campidoglio difeso anche nelle ultime dal sindaco Virginia Raggi.

“Eh io sto a disposizione, tu diglielo”
Il telefono dell’imprenditore e quello della sua collaboratrice, Ginevra Lavarello, vengono messi sotto controllo. A fine giugno, come si può leggere nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Paola Tomaselli, gli investigatori captano i primi di segnali una relazione pericolosa tra Marra e Scarpellini. È il 30 giugno 2016: Marra scrive alla Lavarello, appare disperato, vuole un aiuto, cerca protezione perché la stampa sta, a suo dire, conducendo una campagna feroce nei suoi confronti perché considerato uomo vicinissimo all’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno (finito a giudizio per corruzione nel mare magnum giudiziario di Mafia capitale) e non gradito nella nuova era del M5s. Il funzionario dice alla donna di chiedere al costruttore di intervenire su Gaetano Caltagirone, tra l’altro editore di diversi quotidiani tra cui Il Messaggero, per realizzare una campagna in sua difesa. In ballo c’è l’incarico di vice capo di gabinetto con delega di firma. Marra, tra il 2009 e il 2010 direttore del Dipartimento del Patrimonio e della Casa del Comune di Roma, parla a ruota libera: “Eh, io sto a disposizione, tu diglielo puoi far pure arrivare, glielo dici ‘lui sta a disposizione’ … tanto lui lo sa che sto a disposizione”. Proprio per quella vicinanza all’ex esponente prima di An e poi di Fdi potrebbe costargli cara.

La sera del 30 giugno, dopo le 22, Marra insiste per chiamare Ginevra Lavarello: vuole che Scarpellini intervenga su Caltagirone e la telefonata avviene mentre l’uomo è negli uffici del Comune: “Sto ancora in Campidoglio, sto ancora in Campidoglio sto…”, “Eh mi immagino, immagino ma un attacco pazzesco ma veramente fuori luogo” replica l’interlocutrice. Marra fa la vittima: “Ma poi senza nessun motivo proprio, nessun motivo, quindi ti telefonavo soltanto per chiederti una gentilezza, se puoi… parlando con Sergio, se Sergio può intervenire con Gaetano … Calata. Per farmi dare una mano sui giornali… cioè capire se…no nel senso proprio per cercare in qualche modo di…tutelare …un po’ la posizione sennò diventa un grande, un gran… molto complicata la questione”.

“Dall’uomo più potente in tre giorni divento l’ultimo coglione”
La donna promette, ma Marra insiste: “Eh, io sto a disposizione tu glielo puoi far pure arrivare, glielo dici ‘lui sta a disposizione’ dici però è una cosa è una cosa senza senso… Eh no in modo tale pure per cercare di aver in qualche modo una visione diversa no, che lui possa dire: ‘ma come adesso lo avete nominato e ora che fate, allora vuol dire che comandano quelli di Milano, comandano quelli di Torino allora questo non conta un cazzo, cioè fate risultare che se mi sposta è un danno enorme alla sua credibilità, alla sua immagine’. Lavarello ascolta e Marra prosegue: “Io stavo… io stavo organizzando tutto, stavo organizzando, avevo accennato a Cinzia quelle che erano le proposte, ora mi fai fuori, dall’uomo più potente in tre giorni divento l’ultimo coglione...”. Solo perché sulla stampa mi hanno, mi hanno sparato a zero quindi secondo me lui dovrebbe cercare di convincere quell’altro a dire: ‘vabbe’ ne prendo … tanto lui lo sa che sto a disposizione per dire vabbe’ facciamo un po’ di fuoco amico e dire non si permetta a togliere un servitore dello Stato cioè poi se volete domani passo io e … oppure se mi mettete in contatto con  qualcuno che mi può aiutare riservatamente meglio ancora, se però ovviamente deve intervenire il capo perché se non interviene lui non succede niente… bisogna farlo parlare direttamente con Caltagirone e credo che lui gli dà una mano”. Lavarello e Scarpellini concordano poi di dire a Marra di aver cercato di contattare l’imprenditore anche perché ragionano su una sua uscita di scena: “Tanto se poi domani lo defenestrano… finito“. Ma queste conversazioni diventano il punto di partenza dell’indagine che porta gli investigatori a scavare nel passato del funzionario e dell’amico costruttore – legati da un “rapporto viziato” ritiene il gip sin dal 2009 fatto di “insistenti regalie” negli anni 2010 e 2013 dallo Scarpellini in favore del Marra scrive il gip –  e gli affari fatti da quest’ultimo in passato e per il presente con il Comune di Roma. Perché come scrive il giudice il rapporto tra i due prosegue “sul medesimo binario” ancora nel luglio del 2016.

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