Roma senza pace. La sindaca Virginia Raggi perde un altro pezzo e questa volta non sono dimissioni: ci pensano i carabinieri. E, per giunta, questa volta si tratta di un pezzo da novanta: è stato arrestato Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio e per mesi vicecapo di gabinetto della sindaca. Una figura che Beppe Grillo e un pezzo del Movimento Cinque Stelle avevano più volte chiesto di allontanare dal cerchio stretto dello staff della Raggi. Marra è accusato di corruzione. Insieme a lui è finito in manette anche il costruttore Sergio Scarpellini, “noto” per essere beneficiario dei cosiddetti “affitti d’oro” di Camera e Senato. La sindaca Raggi in una conferenza stampa in cui non ha risposto alle domande dei giornalisti ha detto che è rimasta sorpresa dell’arresto di Marra (che era già funzionario ai tempi di Alemanno e Marino, ma in altri uffici). “Probabilmente abbiamo sbagliato, ma vado avanti”, ha detto la prima cittadina, aggiungendo che il dispiacere si allarga anche a Beppe Grillo che su Marra, precisa, “aveva espresso qualche perplessità”. E ora il caso da giudiziario diventa politico, con il rovesciamento dei ruoli nell’Assemblea Capitolina: il Pd e i Fratelli d’Italia che ironicamente gridano “onestà”, i Cinquestelle che respingono la richiesta delle opposizioni di far riferire in Aula la sindaca Raggi.

Il gip: “Marra uomo di fiducia, spiccata pericolosità sociale”
Il quadro delle accuse, peraltro, rischia di essere più pesante delle scuse per l’errore di valutazione e il mancato ascolto dei vertici Cinquestelle (da Grillo a Roberta Lombardi fino a Carla Ruocco). Marra, infatti, nell’ordinanza del tribunale, è stato definito individuo con una “spiccata pericolosità sociale“, un “uomo di fiducia della sindaca” che in un’intercettazione telefonica si diceva “a disposizione” dell’imprenditore. Per il gip, Maria Paola Tomaselli, per Marra non ci può essere che il carcere perché esiste “un concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte delittuose analoghe a quelle accertate e ciò ancor più in considerazione del ruolo concreto attualmente rivestito da Marra all’interno del comune di Roma, della indubbia fiducia di cui egli gode da parte del sindaco, Virginia Raggi…”. Ma non solo il giudice evidenzia una “obiettiva circostanza” per cui il funzionario “nonostante la campagna di stampa che pure si è registrata a suo sfavore, non è stato esautorato, ma è stato nominato direttore del Dipartimento organizzazione e risorse umane”. Un uomo capace di mantenere “intatta la propria posizione di potere nonostante l’avvicendarsi di diverse amministrazioni”.

L’inchiesta su una casa acquistata da Marra con soldi di Scarpellini
L’indagine riguarda l’acquisto di una casa Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio, comprata nel 2013 dalla famiglia Marra e intestata alla moglie del dirigente: secondo la procura di Roma, il costruttore avrebbe dato i soldi per acquistarne una parte. Per l’esattezza assegni circolari per un valore di 367mila 850 euro. E Marra ha messo la sua funzione a disposizione del costruttore, che aveva rapporti con gli enti pubblici. All’epoca della compravendita il capo del personale era direttore dell’ufficio delle Politiche abitative del Comune e capo del Dipartimento del patrimonio e della casa: un incarico ricoperto da giugno 2013, mentre fino a maggio dello stesso anno è stato direttore del Demanio in Regione.

L’abitazione, oltre 150 metri quadri in via Dei Prati Fiscali 258, è la stessa dove Marra viveva e dove questa mattina è stato arrestato, mentre la moglie col resto della famiglia si è trasferita a Malta nel 2015. Secondo l’accusa inoltre per l’acquisto della casa Marra avrebbe beneficiato delle agevolazioni riservate agli inquilini (fino al 40% di sconto) pur non essendo di fatto ancora residente nello stabile di proprietà Enasarco. Il provvedimento di arresto è stato emesso dal gip Maria Paola Tomaselli su richiesta della procura della capitale. E in mattinata ci sono state perquisizioni in Regione e nuove acquisizioni di documenti in Campidoglio dopo quelle della giornata di ieri. Dopo l’arresto, i carabinieri sono entrati anche nell’ufficio del dirigente.

L’ordinanza e le intercettazioni: Marra “a disposizione” di Scarpellini
“Vi è il concreto pericolo che Marra e Scarpellini, se lasciati in libertà, commettano altri gravi delitti” e i fatti contestati “denotano la loro spiccata pericolosità sociale certamente tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi”, scrive nell’ordinanza d’arresto il gip Maria Paola Tomaselli, secondo cui, da parte del funzionario, sussiste “un concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte delittuose in considerazione del ruolo in concreto attualmente rivestito nel Comune di Roma, dell’indubbia fiducia di cui gode da parte del sindaco Virginia Raggi“. Tomaselli poi sottolinea come, “nonostante la campagna di stampa che pure si è registrata in suo sfavore, non è stato esautorato, è stato nominato Direttore del Dipartimento del personale”.

Secondo la ricostruzione dei flussi finanziari fatta dai carabinieri, dai pm Barbara Zuin e dall’aggiunto Paolo Ielo grazie all’Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia, l’abitazione comprata nel 2013 è stata pagata con assegni circolari per un valore di 367 mila 850 euro forniti dal costruttore. In più, non è provata la restituzione della somma da parte del funzionario. La cifra non rappresentava il costo complessivo dell’abitazione ed è ritenuta dagli inquirenti il “prezzo” della corruzione della funzione, prevista dalla legge Severino. Funzione che Marra mette a disposizione di Scarpellini, come emerge dalle intercettazioni. In una chiamata che risale a giugno 2016, il dirigente chiede che il costruttore “interceda” presso Caltagirone. Editore, fra gli altri, del Messaggero. Motivo: fermare gli attacchi personali mediatici. Ma l’aspetto più rilevante per i pm non è questa richiesta, ma le parole di Marra che alla segretaria di Scarpellini, Ginevra Lavarello, dice: “Io sto a disposizione. Tu puoi dirglielo e lui lo sa che io sto a disposizione. Se Sergio può intervenire con Gaetano Calta (Caltagirone, ndr) per farmi dare una mano sui giornali, per tutelare la mia posizione”. L’intercettazione per gli inquirenti rivela “la natura dei rapporti tra il dirigente e l’imprenditore” Scarpellini.


Video di Manolo Lanaro

Anche le precedenti compravendite, svelate sempre da L’Espresso, sono state oggetto dell’indagine. Marra ha acquistato a un prezzo più basso da una società di Scarpellini e ha venduto al costruttore un suo immobile di minor pregio. Ma queste compravendite avvenute nel 2009 non sono alla base dell’arresto perché fatti ormai coperti da prescrizione (7 anni e mezzo per la corruzione). I contatti tra Marra e Scarpellini sono proseguiti anche dopo l’avvento della giunta Raggi. E secondo i magistrati il dirigente del Comune si diceva a disposizione del costruttore. Infatti per il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin l’acquisto del 2013, insieme con altre circostanze e un precedente acquisto di un altro immobile venduto, nel 2009, a un prezzo irrisorio dallo stesso imprenditore a Marra, rivela la natura dei rapporti tra i due. Da cui è scaturita l’accusa di corruzione per funzione.

Inchiesta sulla nomina di Romeo: ex capo dell’avvocatura sentito per 4 ore dai pm
Come se non bastasse, l’ombra di un’altra inchiesta si allunga sul Campidoglio, quella sulle nomine fatte questa estate dalla sindaca Raggi. L’ex capo dell’avvocatura capitolina Rodolfo Murra è stato sentito per 4 ore in Procura, come testimone, dal pubblico ministero Francesco Dall’Olio. La scorsa estate la sindaca di Roma chiese a Murra un parere preventivo sulla posizione di Salvatore Romeo, il dipendente comunale nominato capo della segreteria del primo cittadino, con un aumento dello stipendio criticato dall’opposizione in consiglio comunale e poi ridotto dopo una pronuncia dell’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone. Murra, secondo le ricostruzioni della magistratura, manifestò riserve sull’opportunità della nomina. L’inchiesta è la stessa che ha portato ieri all’acquisizione di documenti in Comune. Al momento non ci sono né reati né indagati.

Il percorso accidentato della Raggi tra dimissioni e rimozioni
A pochi giorni dalle dimissioni dell’assessore all’Ambiente e all’indomani dell’aquisizione dei documenti della Guardia di Finanze in merito alle nomine della giunta – in particolare quelle del capo segreteria Salvatore Romeo e dello stesso Marra – arriva quindi un altro duro colpo per Virginia Raggi. La sindaca è del tutto estranea all’indagine, ma l’arresto di Marra rappresenta un inedito politicamente imbarazzante per la giunta M5s. La sindaca infatti ha sempre difeso il capo del personale – che prima aveva scelto come vice capo di gabinetto -, nonostante il direttorio e Beppe Grillo le avessero chiesto di allontanarlo. “Lui non si tocca”, era arrivata a dire. La sua permanenza nel Comune di Roma è stato uno dei motivi principali che ha portato la deputata Roberta Lombardi, membro di quello che è stato il minidirettorio romano, alle dimissioni. Marra è il virus che ha infettato il M5s“, aveva detto, ricordando sempre l’acquisto dell’attico maxiscontato. E prima di Muraro e Marra, il primo settembre, altri due esponenti da novanta della nuova amministrazione si sono dimessi: l’ex capo di Gabinetto Carla Raineri e l’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna. A catena, lo stesso giorno, se n’è andato l’amministratore unico di Ama Alessandro Solidoro e, in aperta polemica con l’assessore alla Città in movimento Linda Meleo, anche il dg e l’amministratore unico di Atac, Marco Rettighieri e Armando Brandolese. Mentre ad agosto scorso nelle municipalizzate un primo terremoto c’era già stato con l’addio del presidente di Ama Daniele Fortini.