Sulla solidarietà ai No Tav condannati un consiglio comunale sonnacchioso si accende: reazioni di rabbia, richieste di dimissioni e seduta sospesa. È successo lunedì pomeriggio durante la discussione della mozione firmata dal M5S che dovrebbe portare la città fuori dall’Osservatorio sulla Torino-Lione, poi approvata con 26 voti favorevoli e sei contrari. “So bene che un sindaco non può bloccare l’opera – ha ribadito la sindaca Chiara Appendino – però questo atto ha una grande valenza politica”. Un messaggio che “non può essere ignorato dal Paese e dall’Europa”.

A innescare la bagarre è stata una frase della consigliera Carlotta Tevere, presidente della commissione legalità, al termine del suo intervento: “A nome del gruppo M5S esprimo solidarietà ai No Tav condannati”, aveva detto riferendosi ai 38 manifestati ritenuti colpevoli di resistenza e lesione per gli scontri avvenuti nell’estate 2011 in Val di Susa. A quel punto il consigliere di Forza Italia Osvaldo Napoli, che è anche vicepresidente dell’Osservatorio sulla Torino-Lione, chiede la parola, ma non gli viene concessa: “Sono dei condannati, vergognatevi! È un fatto gravissimo”, dice alzandosi e uscendo. Interviene l’ex di Forza Italia, Roberto Rosso, che tuona: “Bestie”. Chiede poi alla sindaca Appendino se anche lei condivida quelle parole, ma non arriva una risposta. Il presidente del consiglio, Fabio Versaci, è costretto a chiedere una pausa per riportare la calma.

Per questo “attacco alla magistratura” Pd e centrodestra chiedono le dimissioni dalla commissione legalità della Tevere, che nel frattempo parlotta coi colleghi del movimento. Alcuni spiegano che è stato “uno scivolone” inatteso, soprattutto perché Appendino e Versaci si erano raccomandati di mantenere i toni della discussione nei limiti. Riprende la seduta e Tevere precisa: “Volevo esprimere la mia solidarietà umana nei confronti della valle e dei manifestanti e questo non significa assolutamente una nostra mancanza di fiducia verso la magistratura di cui rispettiamo ogni giorno il lavoro che compiono”, afferma. Anzi, all’inizio del dibattito, quasi a sorpresa, la consigliera M5S Maura Paoli aveva espresso solidarietà anche “alle forze dell’ordine costrette dall’assenza politica a militarizzare una valle intera, a quelle forze dell’ordine consapevoli che vessare il dissenso non è loro compito”.

Alla fine la mozione, votata anche da Eleonora Artesio di “Torino in Comune”, passa nonostante i 245 emendamenti presentati dall’opposizione, riuniti in un unico atto e bocciati con un voto, espediente che non è piaciuto al capogruppo della Lega Fabrizio Ricca (che denuncia “metodi fascisti”), né al capogruppo Pd Stefano Lo Russo: “Un atto autoritario e lesivo delle minoranze”. Così la Città di Torino potrà lasciare l’Osservatorio sulla Torino-Lione, un’azione a cui si è opposto fino all’ultimo il presidente Paolo Foietta, che lunedì ha scritto una lettera alla sindaca per denunciare i “pregiudizi ideologici” della mozione: “Nessun contatto è stato preso con me o con i miei uffici per dare inizio al confronto”, si legge. Il riferimento è al mancato dibattito tra esperti favorevoli e contrari all’opera, pretesto che ha spinto il M5S a questo gesto. Quel dibattito, però, era stato proposto in consiglio comunale ed è stato bocciato due volte dalle opposizioni.

“Non c’è mai stata la possibilità di un dibattito reale e scientifico sul tema”, ha ricordato il vicesindaco Guido Montanari, per il quale la lettera di Foietta è “espressione della falsificazione”. “L’osservatorio non ha alcun ruolo formale: non approva progetti, non firma autorizzazioni e non eroga compensazioni”, ha aggiunto la sindaca annunciando il suo voto.

Critiche nei confronti della decisione del consiglio comunale anche Confindustria Piemonte e l’Unione industriale di Torino, per le quali la mozione è “un atto di grande supponenza che i cittadini e le imprese torinesi e piemontesi non meritano, oltre ad un’occasione di crescita perduta”. Fuori dal municipio, invece, i No Tav festeggiano.