Almeno 200-300 euro in più a testa nella busta paga dei 23mila dipendenti comunali. Già a novembre. E un bel sospiro di sollievo per il Comune di Roma: Virginia Raggi ha sbloccato il salario accessorio, quella parte aggiuntiva di retribuzione che aveva mandato in tilt il Campidoglio negli ultimi anni. Prima perché erogata indebitamente dall’ex sindaco Gianni Alemanno, con 340 milioni di premi a pioggia. Poi perché “congelata” da Ignazio Marino e dal commissario Tronca, in attesa di una soluzione che sembrava non arrivare mai. Adesso la svolta c’è: il Comune ha avuto il via libera per utilizzare i risparmi del piano di rientro per recuperare i bonus irregolari del passato. Un escamotage che permette di sbloccare i pagamenti dell’anno in corso e non dover decurtare in futuro gli stipendi. Per la gioia delle associazioni di categoria, che festeggiano un altro provvedimento favorevole dopo l’ok alle assunzioni del Concorsone. L’asse del governo del Movimento 5 stelle con dipendenti e sindacati si rafforza.

I PREMI A PIOGGIA DI ALEMANNO – La Raggi ha trovato il modo di disinnescare una bomba ad orologeria che rischiava di esploderle fra le mani: i sindacati erano pronti allo sciopero e a paralizzare le attività di tutta la macchina amministrativa, facendo incrociare le braccia ai 23mila dipendenti comunali. Un rischio che Roma non poteva permettersi di correre, in un momento in cui la giunta a 5 stelle sta cercando di rilanciare finalmente la sua azione dopo le difficoltà di settembre. Anche perché la grana del salario accessorio viene da lontano: esattamente dal periodo 2008-2013, quando l’allora sindaco Gianni Alemanno aveva distribuito premi a pioggia ai suoi dipendenti per un totale di 340 milioni di euro. L’irregolarità, venuta alla luce durante il mandato di Ignazio Marino, aveva messo in crisi il Comune: nonostante i soldi per la retribuzione integrativa fossero regolarmente stanziati in bilancio, non era possibile erogarli senza prima saldare il debito pregresso. E così i dipendenti si erano ritrovati con lo stipendio decurtato, per colpe non loro, tra ovvie proteste.

LA SOLUZIONE NEL “SALVA ROMA” – La soluzione individuata dallo staff della sindaca si trova all’interno del decreto legge 16/2014: il cosiddetto “salva Roma”, e mai nome fu così appropriato. L’articolo 4 prevede che gli enti locali che non hanno rispettato i vincoli finanziari posti alla contrattazione collettiva integrativa, “possono compensare le somme da recuperare anche  attraverso  l’utilizzo  dei risparmi effettivamente derivanti dalle misure  di razionalizzazione organizzativa”. E si dà il caso che effettivamente di risparmi il Comune ne abbia fatti parecchi di recente, grazie al Piano di rientro firmato nel 2014: oltre 400 milioni di taglio della spesa strutturale nel triennio, che ora tornano doppiamente utili. Certo, Roma Capitale non può essere considerata proprio un ente virtuoso: le economie le ha fatte perché obbligata da un accordo col governo e per vedersi riconosciuto un contributo supplementare di 110 milioni di euro (il famoso “extra costo”). Ma il decreto non pone eccezioni: i risparmi sono risparmi. E del resto neanche da Palazzo Chigi sono arrivate obiezioni a riguardo.

PAGAMENTI GIÀ A NOVEMBRE –  Via libera dunque al pagamento del conguaglio 2015, già nella busta paga di fine mese: il fondo per la parte integrativa ammonta a circa 150 milioni di euro ed era stato istituito da Tronca. Ora potrà finalmente essere ripartito e utilizzato. Anche per il 2016 il Campidoglio conta di creare uno stanziamento simile, ma deciderà i nuovi criteri insieme ai sindacati, con cui da oggi riparte la contrattazione collettiva (che era stata bypassata l’anno scorso da un atto unilaterale del commissario straordinario, fonte di ulteriori contrasti). In realtà qualcuno, specie in ambienti governativi, forse avrebbe gradito una soluzione diversa. L’alternativa per non fare ricorso al “tesoretto” del piano di rientro c’era: scalare la cifra da recuperare dai fondi futuri. Così il debito sarebbe stato ripagato nel giro di 2-3 anni, decurtando però gli stipendi almeno fino al 2018. “Ma noi abbiamo scelto di non mettere le mani in tasca ai nostri dipendenti”, spiega il delegato al personale del Comune, Antonio De Santis. Anche perché avrebbe significato creare uno stato di agitazione permanente che avrebbe reso impossibile il lavoro in Campidoglio. Così, invece, contenti tutti. A partire dalla Raggi, che ha un problema in meno da risolvere.

Twitter: @lVendemiale