“Siamo preoccupati che la Germania, che in passato ha preso sotto la sua protezione membri delle organizzazioni terroristiche Pkk (curdi) e Dhkp-c (marxisti), diventi adesso un cortile di Feto“, la presunta rete golpista turca di Fethullah Gulen. Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha reagito alla concessione di un passaporto temporaneo, da parte di Berlino, a uno dei massimi oppositori del suo governo, il giornalista Can Dundar. La notizia è stata data dall’agenzia statale di Ankara, Anadolu, secondo cui le autorità tedesche hanno concesso un “documento di viaggio per stranieri”, utilizzabile sia per spostarsi all’estero che per risiedere legalmente in Germania. Non ci sono conferme ufficiali dalle autorità tedesche.

Dundar, ex direttore del quotidiano Cumhuriyet, a maggio è stato condannato in primo grado a 5 anni e 10 mesi per “rivelazione di segreto di Stato” in relazione allo scoop sul passaggio di armi degli 007 turchi in Siria. Erdogan aveva minacciato che avrebbe pagato “un caro prezzo” per la pubblicazione dell’inchiesta. Il giornalista è riuscito a fuggire in territorio tedesco dopo il tentato golpe del 15 luglio ed è ricercato dalla polizia turca nell’ambito dell’inchiesta che lunedì ha portato all’arresto a Istanbul di 14 suoi colleghi accusati di sostegno alle “organizzazioni terroristiche” del predicatore Gulen e Pkk. Il 2 novembre, per bocca del suo portavoce, la cancelliera tedesca Angela Merkel si era detta “estremamente allarmata” per questi recenti arresti di giornalisti in Turchia.

Dopo aver lasciato in estate la direzione del quotidiano, per cui continua comunque a scrivere come editorialista, Dundar era scappato dicendo di non credere più all’indipendenza della magistratura turca da Erdogan. Le autorità di Ankara hanno inoltre revocato il passaporto alla moglie Dilek, fermandola in aeroporto a inizio settembre mentre cercava di recarsi proprio in Germania.

Dundar era stato arrestato nel novembre 2015, insieme a Erdem Gul capo della redazione di Ankara, perché accusato di appartenere ad un’organizzazione considerata terroristica e di aver pubblicato materiale sul traffico di armi verso la Siria, considerato un atto “contro la sicurezza della Turchia“, poi liberato dopo 92 giorni di carcere in seguito alla decisione della Corte costituzionale turca che ha giudicato una “violazione dei diritti” la loro detenzione in attesa di giudizio.