“Una finanziaria abbastanza elettorale che dà tantissimo agli industriali schierati per il Sì”. “Le modifiche all’Italicum? Gli impegni che assume Renzi hanno una credibilità limitata”. “Il parere favorevole alla riforma della Costituzione di Confindustria, Jp Morgan, Pse e Merkel? Si facciano gli affari loro”. Massimo D’Alema si conferma il protagonista della lotta contro l’esecutivo in vista del referendum del 4 dicembre prossimo. Intervistato da Lucia Annunziata su Rai3 ha ribadito di non sentirsi particolarmente coinvolto dalle dinamiche interne al Pd, ma di volersi battere contro una “legge pasticciata e confusa”. E agli attacchi del sottosegretario Luca Lotti che lo ha accusato di essere “accecato dall’odio per non aver avuto la poltroncina di consolazione” ha ribattuto: “Io non ho insultato nessuno, ma sono oggetto di insulti. Il presidente del Consiglio è circondato da un certo numero di uomini di mano. Del resto, ognuno ha i suoi bravi

La prima critica di D’Alema è stata per la manovra approvata dall’esecutivo nelle scorse ore: “Lascia molto perplessi”, ha detto. “E’ basata su previsioni di crescita che il governo ha fatto ma che sono incerte. Prevede tagli che non si capisce bene come e dove saranno fatti e prevede la distribuzioni di bonus. In alcuni casi sono giusti. Qualcosina va ai pensionati e tantissimo agli industriali. Del resto Confindustria si è già schierata per il Sì e quindi è pure giusto che avesse i suoi ritorni. Mi sembra una finanziaria abbastanza elettorale“. E ha aggiunto: “Per la crescita più che bonus servono investimenti”.

L’ex presidente del Consiglio è in prima fila per il No insieme a un fronte variegato che va dal berlusconiano Renato Brunetta a Pippo Civati. Una varietà che non scandalizza D’Alema: “Io non metto insieme nessuno. Penso che, come naturale, il No sia traversale. Ce ne saranno tanti anche con diverse motivazioni. Mi sembra più grave che si governi con chi ti è sempre stato contrario e muove da principi diversi dai tuoi”. Tra chi la pensa come lui, ha detto, c’è anche la fascia più giovane della pololazione: “La maggior parte dei giovani voteranno per il No, quindi quando Renzi parla dei giovani non c’è riscontro statistico”. Quindi al di là dei volti, D’Alema ha voluto porre l’attenzione sulle sue contestazioni alla legge Boschi: “Quello che voglio mettere in luce è che io mi oppongo a questa riforma perché la ritengo sbagliata. Non si supera il Senato, non si supera il bicameralismo che rimane su molti temi fondamentali un bicameralismo perfetto. E’ una legge pasticciata e confusa che non renderà più snelle le nostre istituzioni. Inoltre c’è una vena accentratrice molto profonda approfondendo un divario irragionevole tra le regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario”.

D’Alema ha anche detto di “non far parte di nessun fronte del No”, ma di condividere semplicemente la battaglia contro la legge Boschi con altre personalità: “Io ho preso l’iniziativa”, ha spiegato, “di promuovere e di chiamare a raccolta quei cittadini che si riuniscono nei valori del centrosinistra e per questo si oppongono a questa riforma”. Quindi a lei non importa cosa sta succedendo dentro il Pd? “Non è il mio interesse principale. Io faccio i migliori auguri alla commissione per la riforma dell’Italicum“. Su questo ha aggiunto: “Nessuno potrà cambiare prima del referendum la legge elettorale. Si tratta di capire quale credibilità hanno gli impegni assunti dal presidente del Consiglio. Secondo me la sua credibilità è limitata“. L’ex presidente del Consiglio ha poi commentato l’endorsement di Pse, Jp Morgan e Merkel in favore della riforma: “Il Pse si è schierato per il Sì al referendum costituzionale, buon ultimo dopo l’ambasciatore americano, Jp Morgan, Confindustria e la signora Merkel. Tutti questi signori, compreso il Pse, dovrebbero farsi i fatti loro e rispettare il popolo italiano”.

Ha detto anche di “non sentirsi solo” nella sua battaglia. “Da una parte sono schierati molti poteri forti dall’altra molti cittadini. Negli ultimi mesi il Pd ha perso elettori. Chi sta consegnando l’Italia a Grillo è Renzi. Gli ha appena consegnato Roma. Il nostro sindaco Marino è stato cacciato come fosse un ladro di polli. E ci sono moltissimi militanti della sinistra che sono d’accordo con me. Il mio lavoro è rimettere insieme un popolo che è disperso”. D’Alema ha poi illustrato la sua proposta di legge per la riforma della Costituzione: “Noi facciamo una proposta piccola che si può approvare in sei mesi con l’aiuto di tutto il Parlamento”.

Cosa succede se vince il Sì secondo D’Alema? “Verdini ha detto che in quel caso entra al governo, quindi non solo avremo una cattiva Costituzione, ma anche si consoliderà quel processo politico che si chiama Partito della nazione e delinea il netto spostamento verso il centro del Pd e una separazione ancora più profonda rispetto alla tradizione e ai valori della sinistra italiana”. Mentre, sempre secondo l’ex presidente del Consiglio se vince il No: “Non si potrà andare ad elezioni anticipate, Renzi dovrà rifare la legge elettorale anche perché la Corte ha deciso che si esprimerà dopo il referendum. Io non sono in lotta contro l’attuale governo, io mi batto contro una pessima riforma costituzionale e contro una pessima legge elettorale che ritengo dannose e riduttive dello spazio di partecipazione dei cittadini”. E se Renzi si dimettesse? “Questa domanda va fatta al presidente del Consiglio. Io all’indomani del referendum io continuerò al mio lavoro. Io non ho più l’età per avere cariche, ma mantengo una certa carica”.

Alla fine dell’intervista, D’Alema ha commentato la dichiarazione del sottosegretario Luca Lotti che ha detto che lui “è accecato da rabbia e odio per non aver avuto la poltroncina di consolazione”. “Lei ha citato una persona che mi ha insultato”, ha detto. “Potrei citarne diverse altre che mi hanno insultato. Io non ho insultato nessuno, sono oggetto di insulti. Il presidente del Consiglio è circondato da un certo numero di uomini di mano. Del resto, ognuno ha i suoi bravi“. E ha concluso: “Io vengo insultato e calunniato ma non mi fa male perché ritengo di essere nel giusto. La Costituzione diceva Palmiro Togliatti è l’arca dell’alleanza e quelli dettero una grande lezione: erano divisi aspramente e scrissero la Costituzione insieme. Oggi noi abbiamo una Costituzione di governo, il che dal punto di vista di un Partito che si definisce democratico è un errore gravissimo“.

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