Il bilancio è incerto, il debito è alto, e così Chiara Appendino utilizza per la città di Torino i profitti della società pubblica dell’acqua. Finisce così nel mirino dell’opposizione e del  comitato per l’acqua pubblica la deliberazione approvata ieri (24 voti favorevoli, tre contrari e nove astenuti) con cui si autorizza la holding comunale Fct a vendere – per due milioni di euro – 31mila azioni della Società metropolitana acqua (Smat) alla società stessa. Non solo. Si è trovata di fronte a un altro disallineamento finanziario: nel bilancio di previsione l’amministrazione di Piero Fassino aveva registrato sei milioni di Smat in entrata (derivanti da un fondo pari all’80 per cento delle riserve), mentre il quello della partecipata ce n’erano soltanto quattro disponibili. Per questa ragione la sindaca ha dovuto chiedere due milioni di euro in più all’azienda idrica, smobilitando il 100 per cento delle riserve.

Oppositori e movimenti accusano la sindaca, la sua giunta e il M5S di essere incoerenti: “Questa amministrazione è costretta, anche qualora non condivida i principi i valori ispiratori di queste operazioni a concluderle, al fine di evitare alla città pesanti ripercussioni”, ha risposto lunedì in aula il vicesindaco “benicomunista” Guido Montanari.

La vendita delle azioni – Nel 2014, tre anni dopo il referendum sulla gestione pubblica dell’acqua, l’amministrazione di Piero Fassino ha approvato una modifica dello statuto di Smat: i soci “diversi dai Comuni” (come la Fct holding della Città di Torino, la società “Patrimonio Città Settimo Torinese” e il consorzio Cidiu dei comuni della cintura ovest) dovevano diminuire la loro presenza in Smat trasferendo le azioni alle amministrazioni o vendendole alla Smat “previa approvazione dell’assemblea”. Dopo vari passaggi, i soci di Smat hanno approvato nella primavera scorsa l’acquisto di 80mila azioni al massimo dalle tre società comunali, di cui 31mila dalla holding del capoluogo per il valore di due milioni di euro. Col voto di lunedì, quindi, la città prende atto che la sua finanziaria cederà quel pacchetto societario e autorizza il sindaco a partecipare all’assemblea di Fct per approvare la cessione. “L’operazione rientra all’interno di un piano pluriennale finalizzato al rafforzamento della componente pubblica nella compagine sociale dell’azienda”, ha premesso il vicesindaco Montanari, precisando che “la delibera è anche uno dei provvedimenti relativi ad aggiustamenti al bilancio”.

L’opposizione – Dall’opposizione non sono mancate le critiche. Secondo Alberto Morano della “Lista civica Morano”, tutto ciò è “finalizzato a consentire a Fct di reperire disponibilità liquide per pagare al Comune di Torino residui debiti di un milione”. Più diretto Fabrizio Ricca, consigliere della Lega Nord che accusa la giunta di voler “usare Smat e l’acqua come un bancomat”. Secondo Osvaldo Napoli (Forza Italia), l’amministrazione di Appendino toglie “due milioni di euro di investimento sull’acqua ai comuni”. Critica la mancanza di coerenza la consigliera Eleonora Artesio, di “Torino in Comune”, che ha ricordato la mozione voluta da Appendino nel 2013 per “non consentire la redistribuzione di eventuali utili ai soci di Smat, ritenendo che essi dovessero semmai servire a potenziare le attività di Smat e a diminuire le tariffe del servizio”, il contrario di quanto avviene adesso. Infine arriva l’attacco del Pd tramite il capogruppo Stefano Lo Russo, secondo cui i problemi del bilancio dipendono dalla nuova amministrazione, che avrebbe variato in corso di opera alcune attività facendo venir meno alcune entrate previste.

Le proteste fuori dal palazzo – Non è tutto. Da tempo il Comitato acqua pubblica Torino è sul piede di guerra. Il 29 luglio, neanche undici giorni dopo l’insediamento, aveva accusato il M5S di “rinviare all’infinito” la trasformazione di Smat in un’azienda di diritto pubblico. Sulla richiesta di utilizzare le riserve per coprire i disallineamenti dei bilanci, poi, il comitato ha accusato Appendino di proseguire le politiche neoliberiste del Pd e di continuare la “truffa ai cittadini che con la bolletta non pagano solo ‘tutti i costi del servizio idrico’, ma anche un surplus destinato ai comuni soci, per scopi che nulla hanno a che vedere con l’acqua”. Simile l’attacco di Rifondazione comunista che, tramite il suo segretario Ezio Locatelli, sostiene che la giunta “è in rotta di collisione con la volontà popolare che si è espressa col referendum sull’acqua pubblica del 2011”. “Non facciamo tutto ciò perché abbiamo cambiato idea, ma perché siamo costretti dai bilanci – ribadiscono dal Comune -. Nel 2017 sarà diverso”.