Carmela fa la casalinga e viene da Reggio Calabria. E’ partita venerdì nel cuore della notte su di un pulmino con i ragazzi del Meetup e dieci ore dopo è arrivata in Sicilia. “Non potevamo perderci Italia 5 stelle, non quest’anno. Secondo voi com’è andata? A me è piaciuto il clima. Sembrava una famiglia”. Se il Movimento 5 stelle sotto il cielo di Palermo cercava la purificazione dopo il caos, l’ha trovata. Il ritorno alle origini è un bagno di folla tra attivisti che fanno molte domande, ma che perdonano compatti davanti alle difficoltà. “Quali problemi?”, chiedono passeggiando tra gli stand. Beppe Grillo? “Finalmente è di nuovo in sella”. Luigi Di Maio? “E’ il nostro candidato presidente del Consiglio. Errori? “Ha chiesto scusa. E a quelli che rubano cosa fate?”. La base radunata al Foro Italico reagisce così: basta parlare di gossip perché l’obiettivo ora è il governo. Il leader lo ha detto chiaro e tondo: “Questa valanga di merda avrebbe dovuto seppellirci e invece nei sondaggi abbiamo perso lo 0,1 per cento. Nei giorni del caos di Roma mi è venuto il dubbio che il Movimento potesse finire. Dovevamo sparire! Ma la gente non guarda i talk show, la gente se ne sbatte la minchia”. Uno tsunami, per dirla alla Grillo, che avrebbe dovuto travolgerli e invece per il momento, ribadiscono, li ha solo rafforzati. Alla base che resiste il leader ha deciso di rispondere con il linguaggio che conosce di più : “In televisione andrà solo chi vuole parlare dei temi e presto avrete un nuovo regolamento”. Un cambio, ma che per molti è solo un ritorno al passato.

Video di Giulia Zaccariello

Il programma politico è stato tutto lì, nella scaletta dei discorsi dal palco e nella scelta di tornare ma trascinandosi dietro i due parlamentari più in vista: Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. Il primo è l’anima movimentista a cui hanno affidato la campagna per il No al referendum costituzionale, o meglio il piede di porco per scardinare il governo Renzi. Il secondo è il più probabile candidato presidente del Consiglio. Nel suo discorso ha parlato di un’agenda di governo per pensare al futuro del Paese da qui a quindici anni. “D’ora in poi quando vi faranno le domande, dite ‘ricordo solo il futuro'”. A quel punto sono cominciati gli applausi. Anche Davide Casaleggio, figlio del cofondatore che ha debuttato sulla prima linea, ha ricordato l’obiettivo quando è stato il suo turno: “Dobbiamo vivere fino in fondo questo sogno: farci custodi del progetto e restare uniti”. Dove il sogno è proseguire quello che ha detto il padre: “Permetteremo agli iscritti di definire il programma di governo del Movimento 5 stelle. Inizieremo con l’energia”. Non è un caso se il gazebo di Rousseau, la piattaforma per le proposte di legge degli iscritti al Movimento è stato quello più frequentato per tutta la due giorni. Decine di attivisti in coda per dire la loro opinione. “La rivoluzione che crea valore è la democrazia diretta”, ha detto Nicola Morra, uno dei senatori responsabili del progetto.

Il Movimento ascolta e risponde compatto. Almeno per il momento. “Ci sono stati degli inciampi nel percorso, ora dobbiamo rialzarci subito, ritrovare unità e coesione per gli obiettivi che ci siamo prefissati”, dice Luca mentre ascolta un Meetup sulle grandi opere in Italia. Quando hai riposto le speranze in quella che per te è l’ultima spiaggia, la delusione arriva più tardi. Prima c’è la difesa a oltranza. Per loro non fa una piega: il Movimento è una famiglia, i panni si lavano in casa e le spiegazioni si chiedono in privato. “Ad esempio il caso della sospensione del sindaco Pizzarotti”, dice Carmelina da Catania. “Può avere le sue ragioni, ma quando cominci a parlare male del M5s in pubblico ci danneggi”. Il programma per i prossimi mesi lo riassume la candidata alle Comunali di Monfalcone Elisabetta Maccarini: “E’ un momento delicato, potremmo arrivare davvero al governo, perché dobbiamo parlare delle problematiche personali?”

Gli attivisti osservano da sotto i palchi. Vedono gli screzi, li sentono raccontare dagli amici del Meetup, vogliono capire. Anche per questo il ritorno di Grillo è stato come tirare un sospiro di sollievo. “Posso dirlo? Io sono felice”, dice Elisabetta. “Il Movimento non ce la faceva senza di lui. Perché? Forse per colpa della miseria umana, siamo essseri umani. Ci voleva qualcuno che tenesse la barra dritta”. Dicono che il comico non se ne era mai andato veramente, che quel passo di lato era stata una finzione a cui non hanno mai creduto, ma ora ringraziano di vedere quel padre con i capelli bianchi che dà gli scossoni al Movimento. “Lui ce l’ha nel sangue questo progetto. Pensate davvero che avrebbe potuto abbandonarlo così?”, dice Angela da Ragusa. Il capo è lui e vietato parlare degli altri: “Ve li inventate voi giornalisti ogni giorno. Ancora non avete capito come funziona”. La base rifugge i leader tanto quanto poi va a cercare Di Maio. “Io voterò lui quando sarò il momento”, spiega Angela, “perché ha quella base istituzionale, quel profilo eccellente che possono fare la differenza. Mi fa ridere chi chiede se lo abbiamo perdonato. Trovatemi un politico che negli ultimi sessant’anni abbia chiesto scusa”. Lo dice ad alta voce, e le amiche annuiscono inorgoglite quasi si trattasse di loro figlio.

C’è anche un dietro le quinte, una storia di parlamentari che faticano a nascondere le preoccupazioni e si tacciono per il bene del gruppo. Quello che vaga senza pace è Roberto Fico, membro del direttorio e autore di uno sfogo in diretta tv. Ha detto “mai più deleghe e mai più leader”, appena prima che salisse sul palco Di Maio. E poi ai suoi: “Noi è il problema di incontrarsi sul territorio. Ma se riuscissimo anche a farlo con meno selfie, meno fotografie, levandoci questa idea di vippaggine inutile che appartiene a politici e ad altri sarebbe più opportuno”. Non lo pensa solo lui. Ad esempio Alessio Villarosa, presidente dei parlamentari M5s alla Camera, è uno che si è tolto dai riflettori mesi fa, subito dopo che è arrivato il direttorio: “Io sono uno di quelli”, commenta, “che appena dopo l’investitura dei cinque mi sono lamentato. Ora penso che avere figure che ruotano per un periodo di tempo con ruoli precisi potrebbe essere una soluzione”. Il timore è che pochi possano controllare posizioni di potere e informazioni: “L’alternanza è il cardine. Basti pensare alla nostra regola del limite dei due mandati”.

Il senatore Vito Crimi, un altro che ha un passato da fedelissimo di Grillo, non vuole nemmeno parlarne. Poco importa se a stento nasconde il nervosismo e se molte cose lui, le avrebbe fatte diversamente. Si è detto che d’ora in poi si parlerà solo di temi e non vuole essere lui a infrangere la regola che condivide: “Direttorio? Non mi interessa parlare dei nostri problemi interni. La gente muore di fame, vuole il reddito di cittadinaza. Ora devo lavorare”. I senatori sono quelli più isolati tra leader poco più che trentenni che non sempre li coinvolgono. Ma anche per loro quello che conta è il finale: “Ci sta che non sei d’accordo qualche volta”, dice Nunzia Catalfo. “L’obiettivo è il progetto e l’obiettivo non ce lo dimenticheremo mai. Il leader per noi sono i cittadini italiani”.

La fase due del Movimento, che poi potrebbe anche essere la tre o la quattro, inizia così in riva al mare della Sicilia. Grillo canta il blues e si prende sulle spalle tutto l’ambaradan, gli attivisti organizzano le squadre per difendere la sindaca Virginia Raggi dalle accuse dei giornalisti e affollano il gazebo dove si spiega come presentare le leggi dal basso. “Perché tutto questo esiste solo perché ci siamo noi, non ve lo dimenticate”.