“Se sono tornato? Sì, sono tornato”. Il grido di Beppe Grillo dal palco del Foro Italico di Palermo ha l’eco del passato, di quando lui arringava le piazze e Gianroberto Casaleggio faceva i discorsi operativi. Apre con un urlo, chiude intonando “Un amore così grande” e abbracciando il figlio del cofondatore. “Mi manca è chiaro che mi manca, questa giornata è dedicata a lui”, dice e si guadagna il primo applauso commosso. Grillo ora è da solo e a lui spetta il grido, ma anche l’annuncio delle questioni politiche del Movimento. “Adesso dobbiamo organizzarci, la prossima settimana uscirà un regolamento. In televisione ci andrà chiunque abbia da parlare di un argomento”. E’ questa la seconda fase M5s, o almeno una bozza del piano che ha in testa il comico. Il direttorio ci sarà, ma sarà allargato ad altre persone che possono aiutare nelle fasi difficili. La prima della lista degli interventi dopo Grillo, non a caso è Chiara Appendino: la sindaca M5s di Torino è il buon esempio a cui tutti si attaccano mentre a Roma il percorso della collega Virginia Raggi sembra sempre più in salita. “Governare non è facile”, dice lei. “Non chiudiamoci nei palazzi”.

Video di Giulia Zaccariello

A ruota salgono e scendono i volti noti del Movimento rispettando una scaletta che è stata al centro di liti e discussioni. La linea ortodossa del direttorio, quella di chi vuole un ritorno al passato e soffre i protagonismi di pochi, parla per prima. Carla Ruocco si concentra sul tema delle banche, mentre Roberto Fico si lascia andare a un lungo sfogo: “Mai più deleghe e mai più leader”. Messaggio a destinatari senza nomi. Subito dopo salgono i tre dei punti di riferimento più importanti del Movimento: la coppia Di Maio e Di Battista, e Davide Casaleggio. Il figlio del cofondatore come prima cosa dice “non sono qui per sostituire mio padre, ma per ricordarlo” e poi annuncia che l’agenda di governo del M5s sarà votata in rete nelle prossime settimane. Chiude Grillo che sale sul palco cantando un pezzo blues.

Grillo: “Abbiamo protestato, gridato la nostra rabbia, adesso dobbiamo organizzarci” – Il leader M5s apre il pomeriggio degli interventi intorno alle 18. E come già anticipato in mattinata ai giornalisti ribadisce che si apre una seconda fase per il Movimento. Che riguarderà tra le altre cose un cambiamento sulle apparizioni in televisione. “In tv andrà chiunque ha da parlare di un argomento e basta. In tv si mandano le persone, ma non gli argomenti: d’ora in poi manderemo chiunque, una persona qualsiasi che parla del nostro programma”. Il leader annuncia anche che la settimana prossima sarà votato il nuovo regolamento, quello che nei mesi scorsi ha creato scontri e attriti tra direttorio e vertici e il cui voto online viene rimandato da quasi due mesi. “Abbiamo protestato, abbiamo gridato la nostra rabbia, adesso dobbiamo organizzarci“.

Grillo poi ricorda la Sicilia e il giorno in cui fece la traversata dello stretto di Messina nel 2012. Ricorda Casaleggio che lo guardava dal “canotto”: “Voglio dedicare questa giornata a Gianroberto”. E poi sulla Sicilia: “Nasce tutto da qua, in Sicilia. Andreotti è nato qua. Ha preso i voti con Salvo Lima. Anche Berlusconi è nato qua. Avete fatto nascere chiunque qua. I 61 seggi li ho fatti prendere io qua? Ma è il passato”. Il presente intanto parla di un Movimento che ha bisogno di strutturarsi e di crescere. “Gianroberto mi manca, è chiaro che mi manca”, continua. “Lo sentivo cinque volte al giorno, eravamo due sognatori. Lui ci ha lasciato la salute, la vita, ma io resisto. Andiamo avanti, ma non ce la potremo fare da soli. Porteremo avanti quello che ci siamo detti. Io ho detto: mettiamo avanti dei ragazzi, cinque ragazzi, perché da soli non ce la potremo fare con il Movimento che diventa enorme. E continueremo a fare così”.

Grillo torna sul palco cantando il blues – Il ritorno sul palco per chiudere la serata è cantando una canzone blues. “Io sono un commediante con dei problemi di salute”, esordisce. “Se la mia gastrite non ci fosse stata, se la mia insonnia non fosse stata perenne il Movimento non sarebbe nato. Ho cercato di dividere il politico dal comico, perché la vostra visione era quella lì”. E poi sul caos di Roma: “Questa valanga di merda avrebbe dovuto seppellirci e invece abbiamo perso lo 0,1″. Parla del direttorio e della scelta presa in passato di farsi da parte per il bene del M5s: “Io e Gianroberto abbiamo scelto delle persone per aiutarci. Ho fatto un passo di lato e in fondo non ci ho mai creduto. Ci ho pensato, noi siamo dei perdenti naturali. E’ il fallimento la nostra prospettiva. Edison prima di inventare la lampadina è fallito settanta volta. Noi siamo questi, dobbiamo fare dei corsi di fallimento”. Poi racconta il suo incontro con Casaleggio che molti tra gli attivisti conoscono a memoria: “Ci è venuto normale dal cuore, incontrarci e fare qualcosa per gli altri. Eravamo due cuori che pulsavano. Papa Bergoglio è venuto dopo”. Grillo parla di una visione di mondo: “Per cambiarlo dobbiamo prima immaginarlo”. In tutto questo Renzi è il “menomato morale”: “Abbiamo al governo un menomato morale che non percepisce le emozioni. Il Jobs act è una presa per il culo”. E poi annuncia: “Mi sto allenando per fare Palermo-Malta a nuoto”. Chiude facendo ascoltare “Un amore così grande” e andando ad abbracciare uno a uno i parlamentari, partendo da Davide Casaleggio.

Davide Casaleggio: “Non sono qui a sostituire mio padre, sono qui a ricordarlo” – Il figlio del cofondatore per la prima volta nella storia del Movimento sale sul palco di Italia 5 stelle. “Non sono qua a sostituire mio padre, sono qui a ricordarlo”, dice rispondendo alle tante domande di chi chiede conto della sua posizione. “Per ricordare il suo sogno, il suo progetto di democrazia diretta che ormai è partecipato da oltre 100mila persone. Un progetto che porteremo avanti tutti insieme”. Nel suo intervento parla anche della sua visione di Italia: “I partiti vogliono prendere tutte le decisioni per sé, noi vogliamo porre fine a tutto questo. Noi vogliamo mettere il cittadino di nuovo al centro, per permettergli di scegliere”. Poi cita le battaglie del Movimento e le principali vittorie: “Già oggi abbiamo fatto cose straordinarie. Certo possiamo fare di più e lo faremo. Inizieremo dal mettere online nuovi corsi dell’e-learning, permetteremo agli iscritti di definire il programma di governo del Movimento 5 stelle. Inizieremo nelle prossime settimane con quello dell’energia. Dobbiamo vivere fino in fondo questo sogno: dobbiamo farci custodi di questo progetto e restare uniti”.

Di Maio: “Ecco l’agenda per il futuro dell’Italia” – Luigi Di Maio dopo una giornata dietro il palco in incognito si presenta agli attivisti per il discorso più importante della sua storia, quella di un’ascesa vertiginosa e poi di un errore che per un attimo ha rischiato di fargli saltare tutto. “Stasera creiamo un’agenda per il futuro dell’Italia”, dice tenendo il microfono a due mani, “lo faremo tutti insieme. Non è un programma per le elezioni è un’agenda a 15 anni. Riprendiamo il nostro Paese e lo facciamo risorgere. Per cambiare questo Paese dobbiamo innamorarci del futuro: “Ricordo solo il futuro”, dobbiamo dire. Oggi regna l’incertezza, l’approssimazione. L’unica cosa che sanno fare è globalizzarci per svendere e poi arriveranno anche all’argenteria di casa nostra”. Di Maio parla di meritocrazia: “Se vogliamo cambiare le cose però dobbiamo farci le domande giuste. Facciamo una legge anticorruzione e rifondiamo l’Italia sulla base della meritocrazia. Perché questo rende felice il nostro Paese. Il fesso vede il furbo che lo supera in ogni cosa”. E poi l’attacco a Renzi: “Non è il problema la legge elettorale, sei tu il problema. Gli italiani non ti votano più. Qual è la domanda? Come vincere? No, come voglio che sia l’Italia da qui a 15 anni”. Sul governo delle città: “Non dobbiamo cadere nella logica del consenso che blocca il nostro Paese. Ci hanno definito quelli del No: ma con il No alle Olimpiadi abbiamo salvato dal dissesto Roma”. Poi l’annuncio: “Noi stasera iniziamo una discussione sulla piattaforma Rousseau”. Chiude con un augurio per la Sicilia: “Spero di ritrovarvi qui per festeggiare il governo siciliano”.

Di Battista: “Nessun cittadino mi ha chiesto la riforma del Senato in 5mila chilometri” – Alessandro Di Battista è la faccia più attesa, arrivato a Palermo in sella alla sua moto. Camicia azzurra e voce più concitata del solito, racconta del suo Costitution coast to coast in giro per l’Italia. “Bisognerebbe mettere in costituzione che i parlamentari debbano parlare almeno un’ora con i cittadini. Esiste un mondo reale che ci parla di questioni reali. Chiedono di eleggere direttamente deputati e senatori e di non lasciare queste decisione ai partiti politici. Mai in 5mila chilometri non c’è stato un cittadino che mi ha chiesto la riforma del Senato”. E quindi, dice “l’unica soluzione è rompere”. Come hanno fatto i parlamentari M5s: “E’ già successo con tutti noi perché non pensavamo minimamente di entrare in Parlamento e non pensavamo che fosse possibile metterci contro Caltagirone e Malagò e dirgli che la mangiatoia è finita”. L’attacco è per le riforme: “Ci danno la mancetta di togliere qualche parlamentare per poi regalare loro l’immunità. L’unica cosa che eliminano è la scheda elettorale”. Per Di Battista è come una lotta tra Davide e Golia: “Noi da soli non ce la facciamo, ma insieme siamo una forza pazzesca. Viva la Sicilia, viva l’Italia e viva la sovranità popolare”.

Appendino: “Non chiuderci nei palazzi, governare è difficile” – A salire sul palco dopo il leader è la sindaca di Torino Chiara Appendino. Il M5s ha scelto di far aprire i lavori alla prima cittadina che viene presa ad esempio dal Movimento per l’amministrazione locale. Lei racconta della prima delibera adottata in comune che era anche quella che avevano promesso in campagna elettorale. “Il rapporto di fiducia si crea così, promettendo e mantenendo rispetto al proprio programma”. Poi parla di periferie: “Dobbiamo affrontare il grande tema delle periferie esistenziali, persone che non hanno le stesse possibilità degli altri. Queste dobbiamo andare a battere”. Secondo la sindaca l’importante è restare tra la gente: “La bussola sono i cittadini: il rapporto dobbiamo mantenerlo noi, non dobbiamo chiuderci nei palazzi”. La sfida a Torino per la Appendino è “creare lavoro, perché lavoro è dignità. Questo vogliamo fare”. La sindaca poi parla delle difficoltà del governo: “Non è facile governare, bisogna essere forti e coraggiosi. E bisogna avere una grande squadra. La nostra forza è fare squadra con portavoce eletti. Ciascuno di noi può portare una parte preziosa al governo. Essere amministratori locali è una sfida difficile, ma noi siamo responsabili delle nostre comunità”. E chiude: “Voglio dire tre cose di cui sono orgogliosa. Io sono orgogliosa di essere un amministratore locale, di essere torinese, ma soprattutto di essere un sindaco a 5 stelle”.

Fico: “Dobbiamo ritornare alle nostre origini” – Il deputato e membro del direttorio Roberto Fico viene chiamato sul palco per parlare della stampa e della libertà di informazione, ma nel corso del suo intervento si lascia andare a un lungo sfogo sul futuro del M5s. “Noi dobbiamo lavorare insieme”, dice. “Si devono fare le cose bene e quando sono state fatte bene, vanno comunicate. Politica per me è essere qui in mezzo a voi. E’ trasparenza e condivisione. Beppe dice di tornare alle origini che sono fondamentali: quando ci sono le nebbie all’orizzonte devi tornare alle origini; è la bussola, solo così si diramano le nebbie”. E poi continua: “I palchi non servono più. Dobbiamo ritornare alle nostre origini. Sono fondamentali, quando c’è complessità non devi aumentare le cose difficili. Le origini sono la bussola del Movimento 5 stelle. Fedeli a noi stessi vuol dire restare fedeli ovunque”. E quindi l’attacco dopo gli scontri delle ultime settimane sul caso Roma e sulla tenuta del direttorio: “Io credo in questo Movimento senza leader che è trasparente e che è condivisione. Senza paura di guardarci in faccia e senza paura di dirci le cose. Coraggio e a testa alta. Mai più deleghe e mai più leader”.

Carla Ruocco sul palco per parlare di banche: “La luna di miele di Renzi con l’Europa è finita” – L’esponente del direttorio Carla Ruocco, che nelle scorse settimane ha avuto alcuni scontri sul caso Roma, interviene per parlare dei contenuti. Al suo fianco il portavoce regionale della Toscana Giacomo Giannarelli. “Noi dobbiamo andare presto al governo, Renzi è finito”, dice. “E’ sopravvissuto perché ci sono stati dei fattori esogeni che lo hanno retto in piedi. C’è stata la svalutazione dell’Euro, c’è stato Draghi che con l’anabolizzante ha sparato euro nel sistema. Renzi ha dato mancette elettorali, si è crogiolato in Europa e adesso la luna di miele è finita. Un’Europa che applica le norme a uso e consumo dei Paesi forti e noi che siamo un Paese meraviglioso dobbiamo soggiacere a regole che ci distruggono e che ci massacrano”. E chiude: “Noi dobbiamo andare al governo e ribaltare la situazione”.

Carlo Sibilia: “Abolizione di Equitalia è la nostra priorità” – Sibilia dopo un giorno interno passato al banchetto contro Equitalia sale sul palco per rilanciare la sua battaglia. “I vostri occhi lucidi ci danno la forza di andare avanti ogni giorno contro tutto e tutti”, dice rivolto alla folla. “Grazie. Ci vediamo al governo. L’abolizione di Equitalia è in cima ai nostri progetti perché è in cima ai pensieri dei cittadini”. E per questo sarà aperto un centro anche a Catania: “Oggi abbiamo 12 punti ‘Sos Equitalia’. Ci sono esperti, volontari che in ogni regione si mettono a disposizione di altri cittadini, spiegando cosa fare per difendersi da Equitalia. A Catania a ottobre ci sarà il 13esimo punto ‘Sos Equitalia’. Fino ad oggi sono 8mila i cittadini italiani aiutati, per un valore di 50milioni di cartelle trattate e circa 15 milioni non dovuti recuperati”.

Il videomessaggio di Dario Fo: “I nostri governanti sono dei bugiardi patentati” – Il premio Nobel Dario Fo, da sempre vicino al Movimento, ha inviato un videomessaggio con un monologo canzonatorio su Italicum e riforma della costituzione. “I nostri governanti sono dei bugiardi patentati”, dice. “Oggi propongono programmi che l’indomani smentiscono, ma in ogni momento dimostrano un senso del comico esilarante”. E poi in un monologo dove recitava la parte di Matteo Renzi: “Miei cari sudditi, pardon cittadini, la legge elettorale della Camera è indipendente dalla riforma del Senato, quindi si può cambiare quando ci pare. Beccatevelo in quel posto. L’Italicum viene alla luce perché la Corte costituzionale dichiara incostituzionale quella prima. E in questo ci siamo pappati un Parlamento non di eletti, ma di nominati. Che in forma avanzata si traduce in questo dialogo: io nomino senatore te e insieme nominiamo altri trentatré. Tutto ciò altera i principi di rappresentanza e libertà”.