Inter-Juventus è una manna dal cielo. Magari i tifosi bianconeri non saranno d’accordo: loro il derby d’Italia avrebbero preferito vincerlo. Ma dovranno farsene una ragione: la sconfitta della Juve fa davvero bene a tutti. Ai nerazzurri, che sembravano già sull’orlo di una crisi di nervi con la disfatta contro gli israeliani dell‘Hapoel, pronti a cacciare l’inetto De Boer dopo appena un mese dal suo arrivo in Italia. A tutta la Serie A: oggi (chissà per quanto) abbiamo di nuovo un campionato che sembrava finito prima di cominciare. Ma forse fa bene persino alla Juventus stessa, che aveva bisogno un po’ di ricordarsi che anche lei ha qualche (piccolo) punto debole.

Raramente, infatti, risultato è stato più giusto del 2-1 di San Siro: l’Inter ha vinto meritando di vincere, la Juve ha perso meritando di perdere. E forse la seconda circostanza fa più notizia della prima. I nerazzurri sono squadra pazza per antonomasia, capace di alternare le sconfitte più clamorose (vedi il ko in Europa League) alle imprese più esaltanti, dotata di individualità in grado di accendere la singola partita (altra storia dare continuità in tutta la stagione). Già l’anno scorso, in fondo, avevano battuto la Juve 3-0 in Coppa Italia. Diverso il discorso per i bianconeri: dai “cannibali” che giocano anche un testacoda casalingo come fosse una finale, e non a caso hanno vinto gli ultimi cinque scudetti consecutivi, non ti aspetti una prestazione così apatica. Specie in una partita tanto importante.

Campioni sì, ma presuntuosi. Convinti (e forse neanche a torto, visti gli ultimi risultati) di essere troppo più forti degli avversari per perdere. A partire da chi li guida: Massimiliano Allegri. Non si può fare turnover nel derby d’Italia, lasciando in panchina Higuain: significa far passare un messaggio sbagliato a tutta la squadra. Così come non era la partita adatta a fare esperimenti e schierare Pjanic nel ruolo (a lui poco gradito) di regista. Ma sarebbe ingiusto anche dare tutte le colpe all’allenatore (come qualcuno ha già fatto dopo il deludente pareggio in Champions col Siviglia): la squadra nel suo complesso ha giocato al di sotto delle proprie possibilità. Senza quella fame, quella concentrazione, quella cattiveria che sono poi il vero segreto del successo degli ultimi anni. Semplicemente la Juventus è entrata in campo sicura che, in una maniera o nell’altra, avrebbe vinto. Magari giocando male, lasciando sfogare gli avversari per un’ora e segnando un golletto a un quarto d’ora dalla fine. Perché di solito succede sempre. E stava andando a finire così anche ieri, fino al gol di Lichtsteiner. Poi però sono arrivati quelli di Icardi e Perisic e tutti i meriti dell’Inter, grande almeno per una sera.

È presto per dire se questa sarà davvero la gara della svolta per De Boer. Di certo la vittoria dell’Inter è importante per tutto il campionato. Perché lancia un messaggio anche a Napoli (di nuovo in testa), Roma e chiunque voglia lottare per lo scudetto. È un’indicazione chiara, dal punto di vista sia psicologico che tattico: la Juventus si può battere. E si può battere solo avendo il coraggio di sfidarla a viso aperto, aggredendola sui portatori di palla e togliendole quel controllo del gioco che la rende dominante. Un po’ quello che succede in Europa, dove le avversarie la affrontano con meno timore reverenziale. In un momento in cui il primato bianconero sembrava inesorabile, il merito dell’Inter è averlo ricordato a tutti anche in Italia. Anche alla Juve, che aveva forse bisogno di una piccola lezione di umiltà. Per tutto questo i nerazzurri riceveranno in premio tre punti preziosi per la classifica, e la possibilità di tornare a prendere in giro gli odiati rivali come non accadeva da anni (l’ultima vittoria in campionato a San Siro era datata addirittura al 2010). Anche se forse solo per una settimana. Anzi, pochi giorni: domani è ancora campionato. E con l’Inter impegnata ad Empoli e la Juve – arrabbiata e di nuovo con i piedi per terra – in casa contro il Cagliari, magari tornerà già tutto come prima.

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