L’Inter respira. Batte la Juventus in rimonta, con il solito Mauro Icardi protagonista e trascinatore, ma soprattutto trova la prima prestazione convincente della stagione. Un caso? Le prossime settimane chiariranno qual è la vera squadra di De Boer, da ‘appeso a un filo’ a nuovo eroe di San Siro per come interpreta la gara in avvio e per il cambio decisivo, quello di Perisic, che vale come messaggio alla squadra in un momento delicato della partita e oltretutto porta in dote il gol decisivo, firmato dal croato. Come possa una squadra cambiare atteggiamento in maniera così radicale nel giro di tre giorni è un mistero. Ma l’Inter ci riesce. E non c’entra solo il corposo turnover del tecnico olandese in Europa League. Perché se è vero che Banega e Joao Mario costituiscono già l’architrave del gioco nerazzurro, la Juventus non è l’Hapoel Be’er Sheva. Per quanto visto nelle prime quattro partite della stagione, con o senza l’ex centrocampista del Siviglia, la situazione rischiava di non spostarsi di un centimetro.

Invece, sarà la carica di San Siro quasi sold out o la presenza di due protagonisti del triplete come Materazzi e Milito, l’Inter si trasforma. E’ squadra vera e presente a se stessa per oltre un’ora, salvo sbriciolarsi difensivamente al primo affondo della Juventus. Una punizione troppo severa per chi fino a quel momento aveva guidato la partita, subito compensata da Mauro Icardi, con gol e assist per Perisic che danno sostanza alla prima prova positiva del post Roberto Mancini. A sorpresa – ma non troppo – contro i campioni d’Italia, finora imbattuti. Allegri sceglie Mandzukic al posto di Higuain, ma si ritrova imbrigliato dal pressing alto voluto da De Boer. Una mossa decisiva per togliere raggio d’azione a Pjanic e costringere Asamoah a un lavoro d’impostazione fuori dalle sue corde nel quale annaspa a lungo e affonda sul gol dello svantaggio.

È così che l’Inter prende il timone fin dall’inizio: uno tra Banega e Joao Mario va a tagliare fuori dal gioco l’ex centrocampista della Roma, entrambi si alternano nel costruire e non danno mai punti di riferimento alla mediana bianconera. Negli ultimi venticinque metri però manca sempre qualcosa e il primo tempo scivola via con quattro fiammate, due per parte, che non bastano a rompere l’equilibrio. Dybala e Khedira, dopo una grande azione avviata dalla Joya, a secco ma ancora tra i più produttivi tra gli uomini di Allegri, ciccano in area; Icardi ed Eder ci provano dall’altra sfiorano solo la porta.

La partita ha tuttavia il colpo in canna per trasformarsi da divertente in spettacolare. L’Inter è indemoniata, la Juve sorniona e pronta a colpire alla prima disattenzione. Il pressing asfissiante dei nerazzurri sembra la carta giusta per rompere l’equilibrio. Invece ci pensa Lichtsteiner sfruttando la diagonale sbagliata da Santon, uno dei pochi nei della serata. Il terzino si fa anticipare dallo svizzero, ultimo gol in A nel gennaio 2015. San Siro trema, perché con l’aria che tira da settimane, un gol inaspettato può far crollare il castello faticosamente costruito nella prima ora. A scacciare i fantasmi arriva il solito Icardi, appena 120 secondi dopo: Candreva, vicino al vantaggio pochi minuti prima, crossa dall’angolo e l’argentino stacca sulla testa di Bonucci e Mandzukic rimette tutto in gioco e fa salire a tre i gol subiti dalla Juve su calcio d’angolo. Troppi.

A quel punto è bravo De Boer: coglie il segnale e lancia Perisic, oltre a inserire Melo per uno sfinito Medel. La prima mossa si rivela perfetta nel giro di dieci minuti, quando Asamoah perde palla in fase di ripartenza e Icardi, arrivato a 7 gol in 8 partite contro i bianconeri, un vero Nightmare, vola verso Buffon, perde il tempo per la conclusione ma serve il croato, freddo nel firmare di testa il sorpasso. L’uno-due costringe Allegri a cambiare modulo inserendo Pjaca per Chiellini per modellare il 4-3-3 con Higuain al centro del tridente. Serve a poco, perché l’Inter è molto attenta e Handanovic salva su Khedira in pieno recupero con i suoi in dieci per l’espulsione di Banega. Tre punti in tasca e Juve resa vulnerabile. Per capire se si sia trattato di un punto di svolta della stagione, bisognerà attendere conferme. Nei prossimi quindici giorni, ci sono quattro partite, tra cui la trasferta a Roma. Intanto l’Inter respira. Se a pieni polmoni, si vedrà.