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Kimi Antonelli e quel sogno mondiale che manca dal 1953

Da Alberto Ascari ad oggi i nostri piloti hanno portato a casa vittorie, pole e piazzamenti ma mai sono stati prossimi a rivincere il campionato. Ora su Kimi c’è un entusiasmo incredibile
Kimi Antonelli e quel sogno mondiale che manca dal 1953
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Inizio questo post con tutti gli scongiuri possibili ma credo che, in queste ultime ore, ogni appassionato di Formula 1 avrà fatto un pensierino alla vittoria nel titolo piloti di un italiano.

Il candidato a rompere un digiuno lungo 73 anni e Andrea Kimi Antonelli, il diciannovenne che con la Mercedes ha vinto gli ultimi tre Gran Premi e comanda la classifica con i suoi 100 punti tondi. Erano tondi anche i 20 anni trascorsi dall’ultima gara vinta da un nostro pilota, Giancarlo Fisichella 1° in Malesia nel 2006. Incantesimo che Kimi ha spezzato a fine marzo col trionfo in Cina. Dopo il bis a Suzuka è diventato anche il secondo italiano a vincere almeno due gare consecutive dopo Alberto Ascari, pilota degli anni Cinquanta e a cui Kimi succederebbe se vincesse il titolo quest’anno. Da Alberto Ascari ad oggi i nostri piloti hanno portato a casa vittorie, pole e piazzamenti anche importanti ma praticamente mai sono stati prossimi a rivincere un Mondiale. Prima di fare un viaggio tra i decenni è giusto ricordare anche che Ascari aveva già vinto nel 1952 salendo sul gradino più alto di un podio tutto italiano completato da Nino Farina e Piero Taruffi. Farina è anche l’unico altro iridato del nostro Paese avendo trionfato nel 1950, nella prima edizione del Campionato Mondiale di Formula 1.

Questi due campioni hanno poi incontrato Juan Manuel Fangio a sbarrargli la strada.

Nel 1955 chiuse terzo, dietro “El maestro” argentino, Eugenio Castellotti. Lo stesso piazzamento colse Luigi Musso nel 1957, a vincere, sempre Fangio. Nel 1958 nessun risultato di rilievo ma permettetemi di ricordare, nell’anno del centenario dalla nascita, Maria Teresa de Filippis, la prima donna a qualificarsi per un Gran Premio di Formula 1. Nel 1964 chiuse al quarto posto Lorenzo Bandini, tragicamente scomparso dopo un incidente durante il Gran Premio di Montecarlo del 1967.

L’Italia rivede il podio nel 1984 con Elio De Angelis, l’anno dopo, probabilmente la stagione che più di tutte avrebbe potuto darci la gioia più grande, anche doppia. Michele Alboreto, su Ferrari, chiuse al secondo posto dietro Alain Prost con cui aveva duellato per quasi tutta la stagione salvo arrendersi sul finale. La causa della sconfitta del pilota milanese fu l’inaffidabilità di una vettura che gli costò quattro ritiri consecutivi nelle ultime e decisive gare. Dopo gli anni di Alboreto, quelli di Riccardo Patrese che, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, frequentò spesso il podio. Il culmine nel 1992 dove fu secondo ma debitamente alle spalle del compagno di scuderia Nigel Mansell che dominò letteralmente quel Mondiale.

Il primo decennio degli anni Duemila, a sorreggere la bandiera italiana furono Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli in un’alternanza fra i due con piazzamenti fra il 4° e il 9° posto.

Si arriva dunque ai nostri giorni, con Andrea Kimi Antonelli, già settimo l’anno scorso da esordiente e, al momento, in testa alla classifica grazie a una guida solida e una gestione del weekend di gara incredibilmente matura. Attorno a lui c’è un entusiasmo incredibile, straripante, ma tutto ciò che avviene fuori dall’abitacolo non sembra minare la sua serenità. E ci vuole proprio questo adesso, nessuna ansia, affrontare le gare una alla volta senza pensare a quel risultato che va oltre la storia, che la maggior parte di noi non ha potuto vivere. Per questioni anagrafiche ovviamente. Un ragazzo italiano campione del mondo di Formula 1 è un sogno dal quale non vogliamo svegliarci, e possiamo cullarlo davvero senza aprire gli occhi, tanto c’è Kimi alla guida.

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