Tra i bocciati al “concorsone” ce n’è uno che non protesta ma avrebbe molte ragioni. Si chiama Gennaro Iorio, ha 35 anni, ed è uno dei 165mila insegnanti che ha sostenuto la prova sperando, come tutti i candidati d’Italia, di avere un posto fisso nella scuola pubblica. A differenza degli altri, però, Gennaro è cieco. Nonostante non una ma due lauree in tasca non ce l’ha fatta, ma il punto è un altro. Prima della prova ha scoperto, suo malgrado, che chi l’ha organizzata non si era minimamente posto il problema di garantire parità di condizioni ai non vedenti, violando così una sfilza di norme in materia e l’art. 3 della stessa Costituzione, quello che definisce compito essenziale della Repubblica “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Succede a Bologna, città non certo arretrata in fatto di servizi alla persona. Iorio da un anno insegna Filosofia e Storia in un istituto tecnico commerciale di Imola. E’ stato ricercatore per cinque anni e dopo una laurea in Storia e Filosofia e in Antropologia ed epistemiologia delle religioni. Insomma, ha le carte in regola per candidarsi alle prove del 16 e 18 maggio. E’ anche vicepresidente dell’Unione italiana Ciechi di Bologna, sezione provinciale. Sa bene, quindi, che quando si parla del diritto di accesso in Italia c’è sempre qualche imprevisto. Quando compila la domanda di partecipazione segnala subito la sua condizione nell’apposita casella che dovrebbe far accendere una lampadina a Roma. E invece niente. Iorio contattata allora l’Ufficio scolastico regionale per segnalare il problema. “Mi è stato poi riferito che avevano chiesto a Miur e Cineca ma che gli è stato confermato che effettivamente non si erano preoccupati che il software fosse accessibile, ignorando una marea di leggi”. A partire dalla Legge Stanca del 2004.

Iorio non si arrende e inizia con l’Usr un carteggio per tentare di ottenere le condizioni minime per sostenere la prova. Chiede una trascrizione Braille dei test, no. Chiede di poter usare il suo display, niente da fare. Chiede un software di scrittura e lettura per non vedenti, nisba. “Tutte cose in uso da anni nelle scuole, niente di rivoluzionario o di costoso”, spiega. Alla fine di un lungo braccio di ferro otterrà solo un po’ di tempo in più e di essere affiancato da una persona che gli legge le domande. “Ma già erano complicate, figurarsi senza poterle leggere direttamente”. Il primo agosto escono i tabelloni: bocciato.

“Non posso dire che se fossi stato vedente sarebbe andata diversamente. Ma quello che so è che non sono partito alla pari. No sono stato messo nelle condizioni di svolgere questa prova come gli altri, che è una cosa banalissima da fare e a costo quasi zero. Sono anche deluso dalla mia associazione che si è fermata di fronte ai ‘no’ del ministero”. Iorio non demorde. “Dicono che ci sarà un’altra prova fra tre anni, vediamo se qualcosa cambierà”. Resta agli atti la risposta che ha dato al quesito che chiedeva di impostare un programma didattico sull’educazione civica. Quello proposto e scritto da Gennaro Iorio recita: “”Quando il prof cieco dettò l’art. 3 della Costituzione”. Ed è già il titolo di un’altra piccola – ma emblematica – storia italiana.