Potrebbe essere un duro colpo quello inflitto alla fazione dell’Isis in Sinai, la stessa formazione che ha rivendicato l’attentato all’aereo russo partito da Sharm el Sheikh lo scorso 31 ottobre con 224 morti. Il portavoce dei militari, Mohamed Samir, sostiene sulla sua pagina Facebook che “le forze anti-terrorismo in cooperazione con quelle aeree hanno compiuto un’operazione che ha lanciato raid contro postazioni” Isis a sud e sud-ovest della città di el Arish nel nord del Sinai. Nei raid “è stato ucciso il capo del gruppo, Abu Duaa al Ansari, e un certo numero dei suoi più importanti collaboratori per un totale di oltre 45 terroristi uccisi”. Samir ha postato alcune foto dei raid senza precisare però quando sono stati lanciati, e ha aggiunto che hanno causato anche “numerosi feriti fra le file dell’organizzazione”. Operazioni ha spiegato “per vendicare i nostri martiri e colpire i terroristi affinché gli egiziani possano essere sicuri”. Da oltre due anni i jihadisti del Sinai portano avanti una guerriglia armata con attacchi alle forze dell’ordine e alla polizia che rispondono con raid aerei e blitz sul terreno. A novembre l’adesione al Califfo Abu Bakr al Baghdadi. Pochi giorni fa l’ennesima provocazione, con un ennesimo video in cui si minaccia di colpire Israele e di conquistare Roma (intesa come culla della cristianità, ndr).

“Questo è solo l’inizio, i nostri incontri si terranno a Roma e a Gerusalemme – recitava una voce nel video di 35 minuti -. Ebrei, aspettaci, sarete puniti severamente e pagherete prossimamente un caro prezzo”. Nello stesso messaggio il gruppo faceva poi riferimento all’attentato contro l’aereo russo nel Sinai “che abbiamo abbattuto” e agli “attacchi contro le sedi dei crociati e dei giudei che sono state bombardate”, affermando che queste operazioni sono “solo l’inizio”. L’ultimo attacco targato Isis in ordine di tempo risale a gennaio, a ridosso del quinto anniversario della rivoluzione egiziana, con dieci persone, per la maggior parte poliziotti, morte nell’esplosione di un ordigno che agenti stavano manipolando in un appartamento nella parte ovest della capitale. Un “covo” che, secondo l’esito le prime indagini, era occupato da terroristi egiziani dello Stato islamico.