“Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha sempre detto di non conoscere nessun membro della famiglia Giardino. Eppure ha chiuso la sua ultima campagna elettorale abbracciato a uno di loro”. La denuncia arriva dall’avvocato veronese Michele Croce, ex presidente dell’Agec (Azienda gestione edifici comunali) ora alla guida del movimento di opposizione Verona Pulita. “Non sta a me valutare cosa significhi quell’abbraccio con Antonio Giardino indagato a piede libero dalla Procura di Verona – prosegue Croce – Ho consegnato il materiale alla magistratura e ora spetta a loro e ai cittadini giudicare”.

È dal lembo sud-est della provincia veronese, a Sommacampagna, che spunta l’ultima foto che imbarazza il sindaco ex leghista Tosi. Uno scatto che risale alla campagna elettorale del 2015 per le regionali in Veneto, e pone nuovamente al centro la domanda (sollevata nell’aprile 2014 dalla trasmissione di Rai 3 Report) sui rapporti del primo cittadino con gli imprenditori calabresi della famiglia Giardino, crotonesi residenti a Verona che secondo un’informativa dei carabinieri di Crotone “festeggiarono” la vittoria di Tosi alle ultime elezioni comunali. Nella fotografia che ilfattoquotidiano.it pubblica a corredo di questo articolo, scattata durante un incontro elettorale nel maggio 2015, il primo cittadino di Verona figura abbracciato a un membro della famiglia Giardino insieme al presidente di Acque Veronesi, il tosiano Niko Cordioli.

È il 29 maggio 2015, due giorni prima del voto che incoronerà l’attuale governatore leghista Luca Zaia. Il sindaco Tosi è atteso al caffè “Mi Vida” di Sommacampagna per la chiusura della campagna elettorale delle regionali, in cui ha corso con la lista Tosi. Nella foto scattata dietro al bancone del bar che ospita l’incontro, Flavio Tosi e il compagno di lista Niko Cordioli compaiono abbracciati ad Antonio Giardino (al centro nella foto), imprenditore 39enne di origini crotonesi, il cui nome risulta fra i 25 indagati in un’inchiesta della Procura di Verona: un procedimento in cui diversi esponenti della famiglia Giardino sono accusati a vario titolo di estorsione, truffa e riciclaggio ai danni di un assicuratore veronese, e nell’ambito del quale nei giorni scorsi Alfonso Giardino, fratello della persona che compare nella fotografia, è stato arrestato dalla Guardia di finanza di Verona dopo un mese di latitanza.

La fotografia certo non prova che i due si conoscano, ma documenta l’incontro, avvenuto tra Tosi e Giardino, in occasione di un importante evento elettorale. Da noi contattato per un commento sulla fotografia del sindaco con Antonio Giardino, il responsabile dell’ufficio stampa del Comune di Verona, Roberto Bolis, ha risposto così: “Non so chi sia e non me ne frega un cavolo. Fate quello che dovete fare e buonanotte. Siccome conosco benissimo il vostro modo di fare il giornale, le dirò che abbiamo anche delle foto con quello che vi ha dato quella fotografia. Punto. Arrivederci”.

I Giardino erano già finiti al centro delle cronache veronesi nel 2015. Dalle carte dell’inchiesta Kyterion della Dda di Catanzaro era emerso, secondo i carabinieri del nucleo investigativo di Crotone che indagavano sulla ‘ndrangheta di Cutro, un presunto “sostegno elettorale (dei Giardino, ndr) fornito all’attuale amministrazione comunale facente capo al sindaco Tosi” (mai indagato nell’inchiesta). Per gli investigatori dell’Arma di Crotone, “dal complesso delle intercettazioni” effettuate nell’inchiesta erano emersi presunti “rapporti tra i Giardino ed amministratori locali di Verona”. Elementi che nel marzo 2014 i carabinieri hanno segnalato alla Dda di Catanzaro, ma che al momento non hanno trovato ulteriori riscontri nell’indagine Kyterion, in cui la procura catanzarese procedeva con l’ipotesi di associazione mafiosa.

L’inchiesta per estorsione

Due dei soggetti indagati in Kyterion, Alfonso Giardino e Rosario Capicchiano, sono stati arrestati nel giugno scorso nell’ambito dell’indagine della Procura di Verona coordinata dal pm Beatrice Zanotti che coinvolge una decina di esponenti della famiglia Giardino. L’inchiesta era partita nel gennaio del 2015 dalla denuncia di un assicuratore scaligero, il cui investimento di 30 mila euro in un’asta fallimentare, effettuato su proposta di un cliente calabrese, si è trasformato in un incubo. L’assicuratore non ha più rivisto i suoi soldi, scomparsi in una spirale infinita di estorsioni e ricatti che l’hanno portato a dover sborsare fino a 687 mila euro per ripianare i debiti con i creditori, a partire da Marco “che sa fare lo strozzino”, fino a Pasquale, “pezzo grosso della Calabria”. Del resto, gli uomini con cui s’era messo in affari non erano imprenditori qualunque.

Sia Alfonso Giardino che Rosario Capicchiano, nell’informativa del 9 marzo 2014 dei carabinieri di Crotone, vengono ricondotti dagli investigatori alla famiglia Giardino di Isola di Capo Rizzuto: su Alfonso Giardino – si legge nell’informativa – sarebbe emerso “il pieno coinvolgimento in dinamiche che riguardano la ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto”, mentre su Capicchiano, “legato da vincoli di parentela ai Giardino”, l’Arma di Crotone ricordava come il cugino Salvatore fosse stato “condannato a morte nella faida in corso a Isola Capo Rizzuto (Kr) tra le famiglie Arena e Nicoscia”. Risultanze investigative che certo necessitano di verifica e conferma da parte della magistratura, ma che delineano un quadro inquietante.

Michele Croce: “Chiedo una commissione comunale antimafia”

L’avvocato Croce, leader di Verona Pulita, attacca il sindaco Tosi: “Le fotografie non hanno bisogno di commenti – sostiene Croce a ilfattoquotidiano.it – Ognuno è libero di prestare attenzione o meno quando abbraccia qualcuno. Credo che Verona meriti amministratori diversi e per questo chiedo con forza l’istituzione di una Commissione comunale antimafia affinché la verità venga a galla”. Nella più recente inchiesta veronese, Alfonso Giardino (il fratello dell’uomo abbracciato con Tosi) e Rosario Capicchiano avrebbero avuto, secondo gli inquirenti, un ruolo di rilievo nelle vicende legate all’estorsione ai danni dell’assicuratore: Giardino avrebbe minacciato la vittima con una pistola, mentre Capicchiano avrebbe fatto parte di quel gruppo di calabresi “che entrano di forza in scena – scrive il gip di Verona Laura Donati nell’ordinanza di custodia cautelare – tutti apparentemente mossi dall’intenzione di agevolare la persona offesa (l’assicuratore, ndr), di fatto, al contrario, accerchiandola e passando alle maniere forti per vincere la sua resistenza e spolparla ulteriormente”. Una situazione che diventa sempre più imbarazzante per il sindaco di Verona.