Il sindaco di Verona Flavio Tosi è stato rinviato a giudizio per calunnia e diffamazione aggravata nei confronti del giornalista di Rai 3 Sigfrido Ranucci, coautore della trasmissione Report condotta da Milena Gabanelli. Insieme al primo cittadino scaligero finirà a processo anche l’ex militante leghista Sergio Borsato, imputato di calunnia per il “trappolone” teso a Ranucci mentre stava realizzando l’inchiesta su Verona andata in onda nell’aprile 2014: Ranucci per la puntata di ReportL’arena” era alla ricerca, tra l’altro, di riscontri circa l’esistenza di un video hard che sarebbe stato usato come arma di ricatto contro Tosi per condizionarne l’azione politica. Un filmato che l’ex bossiano Borsato aveva sostenuto di possedere e di aver portato nelle sedi della Lega Nord per permettere ai dirigenti di “eliminare il cucciolo da piccolo” (riferendosi a Tosi, allora astro nascente del partito, ndr). La storia è stata raccontata dal giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo nel libro “Il potere dei segreti”.

In realtà, di quell’incontro con il giornalista Ranucci sarebbe stato informato Flavio Tosi, che avrebbe conferito l’incarico a Borsato “non solo di filmarlo – scrive il gip di Verona nell’ordinanza di imputazione coatta per Tosi e Borsato – ma anche di carpire il maggior numero di informazioni possibile sul contenuto del dossier fino a quel momento costruito dal giornalista”, e di consegnare in seguito il materiale nelle mani del sindaco di Verona, che l’ha utilizzato per presentare una querela preventiva contro Ranucci il cui scopo era “bloccare l’inchiesta”. Un’azione che Tosi ha pubblicizzato anche nel corso di una conferenza stampa in cui ha accusato l’inviato Rai di aver tentato di “costruire notizie false e diffamatorie nei miei confronti, cercando di acquisire la necessaria documentazione con metodi illeciti e con l’uso di denaro pubblico”. Non solo. Tosi aveva anche scritto al direttore generale e al presidente della Rai – secondo quanto fatto presente al giudice da Ranucci – interessando tramite deputati leghisti la Commissione parlamentare di vigilanza, arrivando a chiedere la sospensione del giornalista della Tv pubblica.

La decisione del gup di Verona, Laura Donati, è arrivata giovedì 23 giugno dopo l’ordine di imputazione coatta per Tosi e Borsato formulato dal gip veronese Lucia Magri il 9 febbraio scorso: il giudice, nell’archiviare le nove querele presentate contro il giornalista di Report (tra cui quella del sindaco di Verona), aveva riconosciuto “l’assenza di buona fede nella querela di Tosi” contestando al sindaco “la piena consapevolezza della non corrispondenza al vero” delle sue affermazioni. Secondo il giudice Tosi avrebbe infatti “appositamente taciuto, nel presentare querela il 21 febbraio 2014, che proprio Borsato era uno di quei soggetti che stavano convincendo Ranucci dell’esistenza del video hard – scrive il gip Magri – notizia che, quindi, non veniva di certo costruita falsamente dal giornalista”. Inoltre, il sindaco di Verona avrebbe fatto in modo che Ranucci, “tratto in inganno dai suoi agenti provocatori, rivelasse a questi ultimi (che altrimenti non gli avrebbero consegnato il fantomatico video hard) le notizie fino a quel momento acquisite sull’amministrazione veronese”, in quel momento ancora in fase di verifica, presentando poi querela per diffamazione.

In sostanza, una “meditata e sistematica attività denigratoria” che Tosi avrebbe intrapreso “con scienza e coscienza, allo scopo di ripristinare, attraverso la distruzione della figura professionale del giornalista Ranucci e della trasmissione Report, la propria immagine di uomo politico”.  Nel corso dell’udienza preliminare il pm di Verona Nicola Scalabrini aveva chiesto il non luogo a procedere per il reato di calunnia, richiesta non accolta dal gup. La Procura di Verona aveva già chiesto di archiviare la querela presentata da Ranucci, ma il gip ha ribaltato le argomentazioni del pm Elisabetta Labate, respingendo la richiesta di archiviazione e disponendo l’imputazione coatta di Tosi e Borsato. La prima udienza del processo è fissata per novembre. Sigfrido Ranucci aveva ricevuto, poche ore prima dell’udienza preliminare, la richiesta dei legali di Tosi di ritirare la querela e di discutere i termini di un accordo ma non ha accettato, spiegando in un’intervista al Corriere del Veneto che “la libertà di informazione ha un valore e non ha prezzo”.