I due killer di Saint-Etienne-du-Rouvray, secondo Bfmtv, erano due francesi nati a Rouen. Uno di loro, poi, voleva partire per la Siria, era stato fermato in Turchia e rimandato in Francia. Dove, dopo un anno di carcere, era agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico e in attesa di processo. Dai media francesi e dai canali ufficiali emergono le prime informazioni su uno dei due killer della chiesa in Normandia che, prima di essere uccisi dalle teste di cuoio, hanno sgozzato un sacerdote 86enne e ferito gravemente un’altra persona (leggi la cronaca). Durante l’attacco hanno gridato ‘Allah Akbar’ e ‘Daesh’ acronimo di Is, ma generalmente usato dai detrattori del gruppo jihadista. La suora sfuggita all’aggressione a Bfmtv ha raccontato che i due “si sono filmati” mentre erano in chiesa e hanno fatto “una specie di sermone in arabo intorno all’altare. E’ stato orribile”. Le indagini sul caso sono state affidate all’antiterrorismo.

Al momento, i media francesi pubblicano indiscrezioni relative soltanto a uno dei due, Adel Khermiche, confermate da fonti ufficiali. Diciannove anni, riporta il quotidiano svizzero La Tribune de Genève, aveva tentato di raggiungere per due volte la Siria: la prima via Monaco, senza successo, poi via Ginevra, dove era stato imprigionato per alcuni giorni nel carcere di Champ-Dollon. Era arrivato nella città svizzera dopo essere stato respinto dalla Turchia. Rimandato in Francia, era stato in carcere per un anno per poi essere rilasciato il 22 marzo scorso. Da allora era agli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico come alternativa alla detenzione, anche se “la procura antiterrorismo aveva fatto appello contro questa decisione”. Era in attesa di essere processato per legami con il terrorismo.

Alcuni media come Le Figaro e Bmftv, sostengono che non si tratterebbe di un “soggetto schedato con la lettera S”, quella che indica gli individui potenzialmente radicalizzati a rischio di passare all’azione, ma di un “velleitario della jihad” ricercato dalle autorità turche. Poteva uscire di casa ogni giorni dalle 8:30 alle 12:30. Sul secondo attentatore, crivellato da numerosi colpi d’arma da fuoco sparati dalla polizia, ancora nessuna notizia ufficiale. La Tribune de Geneve scrive invece che uno degli attentatori, francese di 19 anni, sarebbe stato arrestato all’aeroporto di Ginevra il 14 maggio dello scorso anno, dopo essere stato respinto dalla Turchia. “Adel Khermiche – scrive il giornale – aveva tentato per due volte di entrare in Siria, una prima volta via Monaco, senza successo, poi attraverso Ginevra. Rinchiuso per qualche giorno nella prigione di Champ-Dollon, era poi stato estradato verso la Francia“.

La testimonianza della suora: “Il prete costretto a inginocchiarsi” – Il prete sgozzato dai due attentatori in una chiesa vicino Rouen è stato costretto a “inginocchiarsi” prima di essere sgozzato. Lo ha raccontato Suor Danielle, che ha assistito all’omicidio. “Si voleva difendere”, ha detto ancora la religiosa. Prima di sgozzarlo, i due terroristi hanno costretto padre Jacques “a mettersi in ginocchio, lui ha cercato di difendersi e lì è cominciato il dramma”. Secondo la religiosa i due hanno filmato la scena. “Si registravano. Hanno fatto una specie di sermone in lingua araba intorno all’altare. Era orribile”.

Daesh, nome usato dai detrattori di Isis – Media francesi riportano che i due hanno gridato “Daesh”, acronimo arabo che indica “l’Organizzazione dello Stato islamico” (Tanzim ad Dawla al Islamiya) ma che viene utilizzato dai suoi detrattori. Un vero seguace o un membro della formazione capeggiata da Abu Bakr al Baghdadi difficilmente si presenta dicendo di appartenere a “Daesh“. Chi appartiene al gruppo e chi ne sostiene i principi parla invece di “Stato islamico” (ad Dawla al Islamiya). Da qui viene l’acronimo inglese “IS” (Islamic State), sempre più usato in termine neutro. E’ da considerare ormai obsoleto, anche se ancora molto diffuso nei media, l’acronimo inglese “Isis” (o “Isil“), che sta per “Islamic State in Iraq and Syria (o nel “Levante”). E che in arabo (“ad Dawla al Islamiya fi l Iraq w Sham) ha le iniziali di “Daish“, da cui “Daesh“. “Isis” è un termine superato perché dal 29 giugno 2014 Baghdadi ha annunciato il cambio del nome: da Stato islamico in Iraq e Siria (Isis, appunto) a “Stato islamico” (Is). Da allora, media e cancellerie occidentali hanno sempre più spesso adottato il termine dispregiativo “Daesh” per indicare, anche in documenti formali e istituzionali, il gruppo jihadista.