Rinviato a giudizio con l’accusa di aver espiantato otto ovuli a un’infermiera spagnola di 24 anni contro la sua volontà. E’ questa la decisione del giudice per l’udienza preliminare di Milano, Anna Magelli, nei confronti del ginecologo Severino Antinori, arrestato il 13 maggio scorso dai carabinieri del Nas all’aeroporto di Roma. Il processo prenderà il via il 17 novembre davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale. Il ginecologo ha ribadito che si tratta di “una persecuzione” e rivolgendosi al pm Maura Ripamonti, titolare dell’indagine, ha detto: “Se lei ha un minimo di coscienza non dormirà la notte. Ci pensi, ci pensi…”.

Insieme ad Antinori sono imputati anche le due segretarie, Marilena Muzzolini e Bruna Balduzzi, l’anestesista che lavorava alla clinica Matris dove sarebbe avvenuto l’espianto, Antonino Marcianò e Gianni Carabetta, accusato insieme al professore di estorsione ai danni di una paziente. Nei confronti dei quattro co-impuati il gup ha accolto la richiesta dei difensori di rinviare l’udienza e ha quindi stralciato la loro posizione e aggiornato il procedimento al 12 settembre.

“Sono vittima del più grave errore giudiziario degli ultimi 30 anni, peggio di Tortora“, ha detto il ginecologo fuori dall’aula a margine dell’udienza preliminare. “Contro di me c’è una persecuzione – ha continuato Antinori – un complotto per punire migliaia di coppie italiane che si rivolgono alla fecondazione eterologa per avere un figlio”, ha ribadito Antinori annunciando che si batterà “finché questa vicenda non verrà risolta ma poi andrò via, andrò a lavorare in Russia, dove ho già lavorato 5 anni”. Il ginecologo ha poi insultato pesantemente l’infermiera spagnola di origine marocchina che lo ha denunciato: “Faceva altri mestieri” ha affermato davanti a giornalisti e fotografi e le sue sono state “solo fumose dichiarazioni di una donna di malaffare”. Il giudice ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti del professore ed è stato disposto l’obbligo di dimora a Sabaudia, località di villeggiatura sulla costa laziale.

Secondo la ricostruzione di Roberta De Leo, legale dell’infermiera, la 24enne è arrivata in Italia dopo essersi laureata in Scienze infermieristiche. Qui ha conosciuto direttamente Severino Antinori. Lui le avrebbe proposto di lavorare nella sua clinica e lei avrebbe accettato. “Una volta nella clinica – ha spiegato l’avvocato – avendo lei esposto un problema relativo a una cisti ovarica, Antinori si sarebbe offerto di assisterla con delle iniezioni. Iniezioni che sarebbero dovute servire a eliminare la cisti senza un intervento. Invece, il 5 aprile scorso, si sarebbe trovata di fronte alla richiesta di essere operata. Lei avrebbe rifiutato, e a quel punto sarebbe stata costretta a subire l’intervento”.

La ragazza, nella sua denuncia, ha poi raccontato di essere stata immobilizzata, anestetizzata e costretta a subire un’asportazione di ovuli. Al risveglio dall’anestesia, approfittando della distrazione del personale infermieristico, è riuscita a chiamare il 112. Alla clinica Mangiagalli, dove era stata ricoverata per essersi sentita male poco dopo l’intervento, i medici hanno confermato il prelievo degli ovuli.