Il disegno di legge sull’introduzione del reato di tortura arriva in Senato e ricomincia lo scontro. Dopo quello che era stato definito il “punto d’equilibrio” trovato con il lavoro in commissione Giustizia, è bastato che uno dei relatori Enrico Buemi (Psi, eletto con il Pd) desse l’ok ad alcuni emendamenti dei Cinquestelle che una parte del centrodestra – in particolare Forza Italia e i verdiniani di Ala – ha protestato, chiedendo un supplemento di tempo e minacciando tecniche ostruzionistiche nel corso dell’esame del provvedimento. Per il momento il testo tornerà in Aula la prossima settimana.

Se quello uscito dalla commissione era un “provvedimento equilibrato”, come aveva detto Nico D’Ascola (Ncd), un altro dei relatori, quel bilanciamento è saltato quando si è passati all’accoglimento di alcuni emendamenti del M5s da parte dei relatori del disegno di legge. In particolare a far infuriare Fi e Ala è stato un emendamento del senatore grillino Enrico Cappelletti che vuole eliminare la parola “reiterate” per definire le violenze o le minacce attraverso le quali si può configurare il reato di tortura, per il quale la pena si innalza da tre a quattro anni. Il testo in questo modo torna a essere come quello approvato dalla Camera e vengono così eliminate alcune modifiche apportate dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama. Tra coloro che hanno subito protestato c’è l’ex presidente della commissione, il berlusconiano Francesco Nitto Palma: “Se gli accordi raggiunti in Commissione vengono poi stravolti in aula – ha detto – Noi non possiamo che prenderne atto e evidentemente trarne le dovute conseguenze sul piano politico. Ciò equivale a dire che Forza Italia non stipulerà più nessun accordo con la maggioranza in sede di commissione, con tutto quello che ne consegue con riferimento a molteplici e diversi provvedimenti”. E Palma manda un richiamo anche al Ncd che oltre ad essere parte della maggioranza esprime anche un relatore della legge in discussione: “Il fatto che la partecipazione di Forza Italia ai lavori della commissione viene stravolta da una nuova maggioranza dovrebbe far riflettere i componenti del Nuovo Centrodestra”.

Il clima in Aula si è fatto incandescente e Palma ha anche annunciato come Forza Italia farà dichiarazioni di voto su ogni emendamento, scelta dal chiaro intento ostruzionistico. E forte è stata l’opposizione anche del gruppo Ala che, con Ciro Falanga, ha chiesto di rinviare i lavori alla prossima settimana e di permettere ai senatori di subemendare gli emendamenti dei relatori. Relatori che, inoltre, hanno espresso parere favorevole anche a un emendamento che tocca il punto dell’aggravante quando il fatto è commesso da pubblici ufficiali. In particolare è stato dato parere favorevole ad una proposta di modifica del senatore Tito Di Maggio (Conservatori e Riformisti, i fittiani) secondo la quale l’aggravante (da 5 a 12 anni di carcere) entra in gioco quando i fatti sono “commessi da un pubblico ufficiale da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio” (ed eliminando, così la dicitura “nell’esercizio delle funzioni o nell’esecuzione del servizio” prevista dal testo uscito dalla commissione).

I relatori hanno inoltre annunciato la riformulazione di un loro emendamento che va a toccare il punto dell’istigazione previsto dall’articolo 1 del ddl. Con quest’ultima riformulazione il reato di istigazione alla tortura si registra, con una pena fino a 3 anni di carcere, quando “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, istiga in modo idoneo (e non più “concretamente idoneo” come prevedeva inizialmente l’emendamento) altro pubblico ufficiale o altro incaricato di un pubblico servizio a commettere il delitto di tortura, se l’istigazione non è accolta ovvero se l’istigazione è accolta ma il delitto non è commesso”.