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Garlasco: “Prima l’aggressione a mani nude, poi i colpi sulle scale. Sempio si ripulisce in cucina e va dalla nonna”. La nuova ricostruzione secondo i pm

Pm e carabinieri riscrivono oggi una nuova dinamica del delitto di Chiara Poggi. Ipotizzano un nuovo scenario che presenta molte differenze con le sentenze definitive che hanno portato alla condanna di Stasi
Garlasco: “Prima l’aggressione a mani nude, poi i colpi sulle scale. Sempio si ripulisce in cucina e va dalla nonna”. La nuova ricostruzione secondo i pm
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L’inizio dell’aggressione a mani nude vicino ai divani del soggiorno, gli ultimi colpi inferti sulle scale del seminterrato e il killer che, dopo l’omicidio, si ripulisce nel lavabo della cucina e non in bagno. Pm e carabinieri riscrivono oggi una nuova dinamica del delitto di Chiara Poggi. Ipotizzano un nuovo scenario che presenta molte differenze con quanto scritto nero su bianco nelle sentenze definitive che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Secondo le nuove indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinate dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone, la mattina 13 agosto del 2007 nella villetta di via Pascoli era presente solo Andrea Sempio. Per gli inquirenti sarebbe lui l’assassino della 26enne e presentano nuovi indizi, ricostruzioni e ipotesi per provare a smentire la sentenza passata in giudicato.

Per i pm il movente dell’omicidio sarebbe il rifiuto di Chiara Poggi alle avance dell’amico del fratello: aspetto che troverebbe riscontro, sempre secondo l’accusa, nei soliloqui di Andrea Sempio, intercettati da una “cimice”, il 14 aprile dello scorso anno, posizionata nella sua auto. Si arriva poi alle ipotesi di ricostruzione del delitto. Sempio, per i pm, arriva nella villetta dopo le 9.12, quando la 26enne disinserì l’allarme di casa per l’ultima volta per fare uscire i gatti. Dopo l’irruzione in casa l’aggressione sarebbe quasi immediata. La prima novità rispetto alla dinamica ricostruita nella sentenza è proprio questa: un’aggressione a mani nude, forse uno schiaffo al volto della giovane, che avviene tra i due divani del soggiorno. A segnalarlo sarebbero tre goccioline di sangue repertate in quella zona.

Chiara, a quel punto, prova a difendersi e scappa verso la porta di ingresso. Qui, ipotizzano i pm, viene raggiunta dall’assassino e colpita nuovamente (nella sentenza di condanna di Stasi è qui che avviene invece l’inizio dell’aggressione). Diversi colpi alla testa con un’arma afferrata in quel momento: per la consulente Cristina Cattaneo sarebbe compatibile con il martello a “coda di rondine” mancante da casa Poggi. Qui l’assassino lascia una prima traccia: un’impronta sulle piastrelle di una mano sinistra, aperta e insanguinata. A quel punto l’aggressore afferra la vittima per le caviglie, trascinandola verso il mobiletto con il telefono. Qui, quando lei tenta di reagire, la colpisce ancora.

Il corpo di Chiara viene così condotto davanti alle scale che portano alla cantina. Qui c’è un’altra novità. Nella ricostruzione che ha portato alla condanna dell’ex fidanzato, l’assassino la solleva con entrambe le mani e la getta sulle scale che portano in cantina. Lo fa senza scendere neppure un gradino di quella scala: la suola intrisa di sangue si ferma sull’uscio, al livello del piano dove finiscono le mattonelle in cotto e iniziano i gradini in marmo. I pm di Pavia ipotizzano oggi una nuova dinamica: mentre il corpo della giovane è disteso sulla scala, il killer percorre i primi scalini, la colpisce ancora e poi risale le scale. Per gli inquirenti, a questo punto, l’assassino si sarebbe voltato a osservare la scena: qui viene presa in considerazione la famosa impronta 33 – per chi indaga riconducibile a Sempio – e una macchia sulla soglia delle scale ritenuti l’impronta del tacco di una scarpa. In pratica il killer era lì a osservare in un equilibrio precario tanto da dovere appoggiarsi con la mano al muro.

I momento immediatamente successivi all’omicidio, presentano altre divergenze. La nuova ipotesi è che il killer prima raggiunge il bagno ma solo per specchiarsi, ma senza lavarsi. La presenza dell’assassino in bagno non può essere messa in discussione: il tappetino, infatti, è sporco con i “pallini” della suola di una scarpa. Carabinieri e Procura ipotizzano oggi che, per ripulirsi, il killer abbia invece usato il lavabo della cucina, mai esaminato. Là, il luminol riscontrò delle impronte inoltrarsi nella stanza, fino a interrompersi dove c’era un tappetino (al tempo ritrovato dagli investigatori arrotolato). Ma una gocciolina di sangue venne repertata sull’anta di un mobiletto. Nelle pagine della sentenza la ricostruzione è diversa: il killer si lava in bagno, da casa Poggi mancano anche alcuni asciugamani: sul dispenser portasapone restano due impronte. Sono di Alberto Stasi e questo oggetto sarebbe l’ultimo toccato dall’assassino. Sul tappetino dove sosta il killer – stabiliscono le sentenze – resta l’impronta della scarpa “a pallini”, di un numero che l’allora bocconiano poteva calzare a differenza di Sempio che calza il numero 44. Oggi, però, e prove antropometriche della dottoressa Cattaneo dimostrerebbero la compatibilità del piede di Sempio con calzature di numero 42-43.

Ultimo aspetto ricostruito nella nuova indagine, riguarda la fuga dell’assassino. Per carabinieri e pm di Pavia, alla fine Sempio si sarebbe allontanato senza andare troppo lontano: passando per il canale alle spalle della villetta dei Poggi, e poi per vie laterali pochissimo frequentate, avrebbe raggiunto la casa della nonna, distante qualche centinaio di metri. Quindi non sarebbe mai andato a Vigavano e quello scontrino del parcheggio consegnato un anno dopo il delitto non gli fornirebbe un alibi.

Mentre si attende a breve la notifica della conclusione delle indagini, questa nuova ricostruzione potrebbe essere alla base della richiesta di rinvio a giudizio di Sempio. La parola passerebbe poi al Gup che dovrà decidere se queste nuove ipotesi e indizi – in contrasto con le sentenze definitive che hanno condannato Stasi – siano sufficienti per dare il via a un nuovo processo.

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