Leone XIV incontra Rubio dopo gli attacchi di Trump. Il Vaticano: “Impegno a coltivare buone relazioni”
Il biglietto da visita non è stato dei migliori, visto che la visita era stata pensata anche per ricucire lo strappo di inizio aprile. Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha incontrato Papa Leone XIV e il suo omologo, il cardinale Pietro Parolin in Vaticano, in una visita durata oltre due ore e mezza, in cui si è discusso di Medio Oriente, di Africa e di Cuba. Una missione arrivata all’indomani delle nuove tensioni tra la Casa Bianca e la Santa Sede causate dal nuovo attacco di Donald Trump al pontefice, accusato di “mettere in pericolo molti cattolici e molte persone” perché “favorevole” a un Iran dotato di armi nucleari. Secondo una fonte Usa citata dall’agenzia di stampa Afp, l’incontro è stato “amichevole e costruttivo“: in una nota, il Dipartimento di Stato comunica che il faccia a faccia ha sottolineato “la solidità delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, nonché il loro impegno comune a favore della pace e della dignità umana”.
Meno entusiasti i toni della nota del Vaticano, che definisce i colloqui “cordiali“: “È stato rinnovato il comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali tra la Santa Sede e gli Stati Uniti d’America”, si legge. Tra Rubio e Trump, prosegue il comunicato, c’è stato “uno scambio di vedute sulla situazione regionale e internazionale, con particolare attenzione ai Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie, nonché sulla necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace”. Nella visita c’è stato anche uno scambio di doni: Rubio ha regalato al pontefice un piccolo fermacarte di cristallo a forma di palla da football: “Lei è un appassionato di baseball, ma questo porta il sigillo del dipartimento di Stato”, ha detto, facendo riferimento alla passione di Prevost per i Chicago White Sox. Leone ha ricambiato con una penna realizzata in legno d’ulivo, “la pianta della pace”, e un libro illustrato sulle opere d’arte vaticane.
Mercoledì sera, uscendo da villa Barberini a Castel Gandolfo prima di rientrare in Vaticano, Prevost aveva replicato con parole nette al nuovo attacco di Trump: “Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, che lo faccia con la verità: la Chiesa ha parlato da anni contro il nucleare, quindi lì non c’è nessun dubbio”. Già Parolin, nel primo pomeriggio, aveva risposto da san Giovanni Rotondo al tycoon citando san Paolo: “Il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo e la pace, come direbbe San Paolo, opportune et importune”. Ovvero, Leone “sta facendo quello che il suo ruolo esige, cioè di predicare la pace. Questo può piacere o non piacere, però quella è la risposta del Papa”.
In mattinata, l’ambasciatore Usa presso la Santa Sede, Brian Burch, ha detto che Rubio arriva a Roma “per avere una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi in un dialogo”. Martedì sera, parlando dell’incontro in programma l’indomani, Prevost ha espresso la speranza di un “buon dialogo per comprenderci bene”, aggiungendo, in riferimento alle esternazioni di Trump: “Penso che i temi per cui viene” Rubio “non sono quelli di oggi. Vediamo…”. Il segretario di Stato, cattolico di origini cubane, era già stato ricevuto dal Pontefice il 19 maggio 2025, insieme al vicepresidente J.D. Vance, per consegnare una lettera di Trump con l’invito a visitare gli Stati Uniti.