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Nuovi sospetti di insider trading sul petrolio prima dell’annuncio di un “accordo vicino” tra Usa e Iran. Il dipartimento di Giustizia indaga su 2,6 miliardi di guadagni

All'alba di ieri sono state aperte posizioni di vendita allo scoperto sul greggio del valore di circa 920 milioni di dollari 70 minuti prima che il sito di news Axios pubblicasse la notizia che si stava per arrivare a un'intesa su 14 punti (mai concretizzata). L'economista Krugman: "Con Trump la corruzione dilaga. È la strada che porta a scivolare verso lo status di paese del terzo mondo"
Nuovi sospetti di insider trading sul petrolio prima dell’annuncio di un “accordo vicino” tra Usa e Iran. Il dipartimento di Giustizia indaga su 2,6 miliardi di guadagni
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Gli annunci e le smentite di mercoledì mattina sull’imminenza di un accordo tra Washington e Teheran per porre fine alla guerra con l’Iran hanno alimentato l’ennesimo caso di sospetto insider trading sull’andamento dei prezzi del petrolio dall’inizio del conflitto. The Kobeissi Letter, seguito account X di analisi finanziaria fondato da Adam Kobeissi, ha dato conto del fatto che all’alba di ieri sono state aperte posizioni di vendita allo scoperto sul petrolio greggio del valore di circa 920 milioni di dollari 70 minuti prima che il sito di news Axios pubblicasse la notizia che era vicina l’intesa su 14 punti tra cui la revoca delle sanzioni, la moratoria sull’arricchimento dell’uranio e la cruciale riapertura in 30 giorni dello stretto di Hormuz. Nelle ore successive i prezzi del greggio sono crollati sull’aspettativa della fine del blocco dei traffici di greggio facendo guadagnare 125 milioni di dollari a chi aveva scommesso sul calo. Ma la firma dell’accordo non è arrivata e Teheran poco dopo ha diffuso i dettagli sul funzionamento della nuova Autorità dello Stretto che gestirà i permessi di transito, col risultato di far nuovamente schizzare i prezzi del barile.

Negli ultimi mesi è successo almeno tre volte (23 marzo, 7 e 17 aprile) che, poco prima di annunci via Truth da parte di Donald Trump che alimentano le speranze sulla riapertura dello Stretto alcuni grandi operatori abbiano venduto future sul petrolio facendo enormi profitti. Improbabile si tratti di coincidenze. Tutti gli osservatori hanno evocato il reato di insider trading, ovvero l’utilizzo – o la trasmissione in violazione di obblighi di riservatezza o doveri fiduciari – di informazioni rilevanti non ancora pubbliche per trarne vantaggio finanziario o farlo trarre ad altri. Secondo Abc news, non solo la Commodity Futures Trading Commission (l’autorità che vigila sui mercati dei derivati) ma anche il Dipartimento di Giustizia sta indagando su quattro operazioni di compravendita in cui i trader hanno guadagnato complessivamente più di 2,6 miliardi di dollari scommettendo sul calo dei prezzi del petrolio poco prima che si verificasse. La Casa Bianca continua a respingere le “insinuazioni” che ricollegano quei movimenti a funzionari dell’amministrazione.

Di certo c’è che gli episodi di contrattazioni sospette per volume e concentrazione degli scambi si moltiplicano. “Questo ci dice due cose”, commenta l’economista Paul Krugman nella sua newsletter su Substack. “L’amministrazione Trump non sta facendo alcuno sforzo reale per reprimere chiunque effettui operazioni di borsa utilizzando informazioni privilegiate e questi speculatori operano con totale impunità, certi di poterla fare franca”. Ampliando lo sguardo ai danni causati da questo modus operandi penalmente rilevante, chi ha ricevuto informazioni da insider “ha truffato le controparti che hanno venduto loro contratti futures a prezzi che si sono rivelati molto sfavorevoli per i venditori. Quali danni più ampi provoca questo tipo di insider trading incontrollato? (…) A differenza dei mercati di previsione come Polymarket e Kalshi, il mercato dei futures sul petrolio non è concepito principalmente come strumento di gioco d’azzardo. Si tratta piuttosto di un mercato che serve a ridurre il rischio attraverso la copertura (hedging)”, ricorda Krugman.

Ma quando l’equilibrio del mercato è turbato dall’utilizzo di informazioni privilegiate, tutto cambia: “Se foste un’azienda che cerca di bloccare il prezzo del petrolio che intende acquistare il mese prossimo, potreste non star concludendo un accordo reciprocamente vantaggioso con i venditori a termine. Potreste, invece, essere presi in giro – pagando, a posteriori, un prezzo eccessivo – da persone che sanno cosa sta per apparire sui social media del presidente”. In ultima analisi, gli investitori perderebbero fiducia nella capacità di quelle transazioni di coprirli correttamente dal rischio.

Non siamo ancora a quel punto, ma l’insider trading “causa comunque danni, che colpiscono tutti noi, non solo gli acquirenti che subiscono perdite immediate. Si inserisce nel più ampio fenomeno di quella che possiamo definire l’economia predatoria. Sotto il Trump II, la corruzione dilaga. Il successo negli affari non dipende da ciò che sai, ma da chi conosci, e non ci sono regole se non quella di avere – e, ovviamente, comprare – le giuste conoscenze. Questo è un male per tutti coloro che non hanno quelle conoscenze. È un male per la crescita economica. E mina le basi morali dell’economia e della società nel suo complesso. È la strada che porta un paese a scivolare verso lo status di paese del terzo mondo“.

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