Nella Salerno che il 25 Aprile ha inaugurato la stazione marittima di Zaha Hadid ( prima opera postuma dell’architetta anglo- irachena recentemente scomparsa ) sono in mostra, presso il Convento San Michele, 20 proposte progettuali per un piano di recupero del litorale Domizio –Flegreo, che rivelano e denunciano lo scollamento tra architettura e società civile. I progetti – che sono il risultato dell’iniziativa capeggiata dall’architetto Luigi Centola e promossa da NewItalianBlood , patrocinata dal Comune di Salerno e da oltre 20 comuni Campani – puntano al recupero di opere incompiute e abbandonate e al riuso dei beni confiscati alla criminalità a Castelvolturno, Giugliano e Bacoli.

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Nelle intenzioni dei progettisti – trenta tra giovani architetti e ingegneri presenti in mostra – vengono recuperati e riconvertiti un terreno di 1000 metri quadrati a Casal di Principe, un edificio residenziale di 280 metri quadrati con bunker annesso a Casapesenna e un immobile di 350 metri quadrati a Villa Literno sequestrati ai boss. Rispettive destinazioni: housing sociale, centro di accoglienza e co-housing, centro per la produzione di energia da fonti rinnovabili . Mentre il riscatto sociale e culturale della complessa e marginale realtà di Castel Volturno – comune del casertano famoso per le torri Villaggio Coppola degli anni ’60 e oggi centro della mafia nigeriana in Italia , dove circa il 15% della popolazione residente è di origine africana – passa attraverso le proposte progettuali di puntuali interventi di rigenerazione urbana .

Nell’enclave di Castel Volturno, raccontata dalle straordinarie fotografie di Giovanni Izzo, i giovani progettisti di Nib riusano, a bassi costi, le carcasse degli edifici abusivi e rimasti incompiuti disseminati sul litorale Domizio: lo scheletro di un albergo per anziani viene convertito in Centro polifunzionale per il turismo autogestito; uno stabilimento balneare – mai completato – diventa un Polo di ricerca ed educazione ambientale; le ville confiscate alla camorra, che si affacciano su uno dei trenta laghi artificiali del territorio, sono destinate ad abitazioni per giovani.

Dispiace che la complessità di Castel Volturno, che rappresenta il più grande esperimento sociale e multietnico d’Italia, non troverà l’attenzione e la visibilità che merita presso il Padiglione Italia della prossima Biennale di Architettura di Venezia “Reporting from the front” . Questa Biennale, che invita a condividere crisi e esperienze che l’architettura ha vissuto negli ultimi anni, dovrebbe monitorare e indagare il rapporto tra architettura e società civile. Per fare questo, i curatori del Padiglione spagnolo hanno bandito un concorso di idee e proposte. I curatori italiani (ovviamente) non l’hanno fatto .