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Cara Delia, chi non riconosce il partigiano non riconosce l’Italia democratica

Se siamo tutti esseri umani, allora sono tutti uguali. E il bello è che queste operazioni vengono spacciate per “modernità”
Cara Delia, chi non riconosce il partigiano non riconosce l’Italia democratica
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di Michele Agagliate

Il Concertone del Primo Maggio 2026 ci ha regalato l’ennesima perla di quel genere letterario che potremmo definire “Cretinismo Inclusivo”. Protagonista della performance, tale Delia (Buglisi all’anagrafe, ma per la storia sarà solo “quella che ha corretto la Resistenza”) — cantante di cui ignoravamo l’esistenza fino all’altroieri e di cui speriamo di scordarci entro dopodomani; una che ha deciso di applicare il fai-da-te al brano più iconico della nostra storia patria: Bella Ciao.

Arrivata al verso fatidico, quello che ricorda “il fiore del partigiano morto per la libertà”, la Nostra ha avuto un brivido di terrore inclusivo. Vuoi vedere che qualcuno si offende? Vuoi vedere che “partigiano” è troppo divisivo? E allora via col colpo di genio: “il fiore dell’essere umano”.

Ora bisogna spiegare alla signorina (e ai geni che l’hanno applaudita) che le parole hanno un senso e che svuotarle del loro significato significa sputare sulla storia.

Il termine “partigiano”, per chi avesse saltato le medie per andare a fare i casting dei talent show, deriva da “parte”. Indica qualcuno che, in un momento in cui stare alla finestra era un lusso per pochi e un crimine per molti, ha deciso di stare da una parte. Quella giusta. Contro chi? Contro altri “esseri umani” che avevano deciso di stare dalla parte sbagliata. Perché qui sta l’equivoco tragico del buonismo da social: anche quelli che stavano a Salò erano esseri umani. Anche quelli che caricavano i treni per Auschwitz erano esseri umani. Anche i torturatori della banda Koch, che si divertivano a strappare le unghie ai ragazzi di vent’anni nelle cantine di via Tasso, rispondevano perfettamente alla definizione biologica di “essere umano”. Avevano due braccia, due gambe, un cuore che batteva e probabilmente una mamma che li aspettava a casa con la pappa pronta.

Se sostituisci “partigiano” con “essere umano”, trasformi una lotta di liberazione in una generica rissa tra condòmini. Trasformi il sacrificio di chi è crepato in montagna per permettere a Delia di andare in tv a dire fesserie in un incidente stradale dell’umanità. Se siamo tutti esseri umani, allora sono tutti uguali: chi sparava e chi veniva colpito, chi liberava le città e chi le incendiava, chi sognava la democrazia e chi giurava fedeltà al Führer.

Il bello (si fa per dire) è che queste operazioni vengono spacciate per “modernità”. “Volevo che il messaggio arrivasse a tutti”, ha pigolato la cantante. Ma il messaggio di Bella Ciao non deve arrivare a “tutti” nello stesso modo. È una canzone che nasce per dividere. Divide chi riconosce nell’antifascismo la radice quadrata della nostra libertà da chi, invece, quella radice vorrebbe estirparla o, peggio, ignorarla.
L’Italia è una Repubblica fondata sull’antifascismo. No? Non sulla “simpatia”, non sulla “generica bontà d’animo”, ma sul sangue di chi ha detto “no”. Nessuno ha mai preteso che i partigiani fossero tutti santi o cherubini scesi dal cielo. Erano uomini e donne, con le loro asprezze, i loro errori e le loro vendette. Ma hanno il merito storico di averci restituito la parola.

Chi non riconosce il partigiano, non riconosce l’Italia democratica. Punto. Non ci sono terze vie, non ci sono “ma anche”, non ci sono “esseri umani” che tengano. Se non capisci la differenza tra il “fiore del partigiano” e il “fiore di un essere umano”, sei solo un analfabeta di ritorno con un microfono davanti.

Il ragionamento dei difensori della cantante è sublime: siccome Bella Ciao è di tutti, allora chiunque può farci quello che vuole. Peccato che la storia non sia un software che puoi aggiornare a tuo piacimento eliminando i file che ti risultano indigesti. Il partigiano è diventato come il gatto di Schrödinger: deve essere vivo e morto contemporaneamente, presente ma invisibile, celebrato ma non nominato.

Ma d’altronde, che cosa pretendiamo? La nostra ‘Gioggia’, piuttosto che ricordare gli orrori del fascismo il 25 aprile, si farebbe tagliare una mano; e quindi perché mai una cantante dovrebbe ricordarsi dei partigiani il primo maggio? Molto meglio “l’essere umano”: quello non impegna, non vota (spesso) e, soprattutto, non disturba la digestione del potere.

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