Slitta al 28 aprile il voto al Senato per abbinare anche la riforma della prescrizione al disegno di legge sul processo penale. E’ quanto è stato stabilito nella riunione di maggioranza a Palazzo Madama dove alle 13 si voterà sull’accorpamento proposto dai relatori dem Felice Casson e Giuseppe Cucca.  “Siamo ragionevolmente ottimisti”, è il commento del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Che spera di superare così le resistenze degli alleati di governo di Area popolare (Ap) al testo già approvato dalla Camera. Con l’accordo si tenta di accelerare i tempi di approvazione dopo i rinvii e le polemiche delle scorse settimane. Un modo per rispondere  – è questa l’interpretazione politica che si dà alla decisione della maggioranza –  alle rimostranze di Piercamillo Davigo, presidente dell’Associazione nazionale magistrati e alle pressioni dell’opinione pubblica. La quale oggi si è espressa attraverso le parole del segretario generale Francesco Minisci. Secondo il quale, per combattere il fenomeno della corruzione, serve proprio “una riforma organica della prescrizione”. Un provvdimento “che non puo’ passare con l’adozione di norme che allungano i termini dei vari gradi di giudizio”.

Il messaggio che il governo intende dare alle toghe è chiaro anche attraverso le parole di Giuseppe Lumia, capogruppo del Pd in commissione Giustizia al Senato.Sulla prescrizione si accelera“, spiega: “In commissione sono state avanzate le proposte dei relatori sugli abbinamenti delle leggi che dettano le materie intorno a cui si lavorerà sulla riforma del processo penale. La novità sta nel fatto che sulla prescrizione andremo più veloci per farla diventare parte integrante della riforma del processo penale alla luce anche di quanto già votato su questo tema alla Camera dei deputati”. Per Ap parla invece Renato Schifani, capogruppo al Senato. Che indica il percorso, ma marca anche le riserve del suo partito. Il voto sull’unificazione sarebbe infatti secondo lui “prodromico” all’adozione di un testo base. Il quale, “partendo in tema di prescrizione dal testo approvato dalla Camera, che come è noto non ci trova d’accordo, potrà essere modificato in fase emendativa, con nostre proposte”. Nel merito delle modifiche, ha aggiunto Schifani “vedremo il da farsi. Per ora facciamo il primo passo”.

Prudente anche il relatore Felice Casson. “La decisione di oggi rientra in un percorso ordinario già delineato la scorsa settimana nel corso della discussione generale”, dice a ilfattoquotidiano.it il senatore dem. “Era chiaro che bisognava decidere sull’unificazione dei testi. Se, come spero, si andrà in questa direzione, entro lunedì o martedì della prossima settimana saremo pronti con un testo base. Poi bisognerà fare i conti con il contenuto e il numero degli emendamenti”.  Disponibilità condizionata dal M5S:  “Al Senato possiamo essere determinanti, sempre che il Pd faccia sue le nostre proposte”, dice il senatore pentastellato Maurizio Buccarella: “Le nostre proposte – aggiunge- ruotano intorno allo stop al decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado per tutti i reati. E, per quelli, contro la pubblica amministrazione serve anche l’aumento dei termini per evitare che si prescrivano già nella fase delle indagini preliminari”. Una urgenza “testimoniata dai numeri: in Italia su una popolazione carceraria di 48 mila detenuti solo 268 sono i colletti bianchi condannati per corruzione, meno della Germania e della Svezia. Solo se aumentiamo i termini della prescrizione per questi reati le nuove norme saranno effettivamente utili”.