In poco più di un anno, l’ingegner Vittorio Di Paola, presidente del Comitato tecnico infrastrutture, logistica e mobilità di Confindustria, ha varcato la soglia dell’ufficio del viceministro Riccardo Nencini cinque volte. La prima il 22 gennaio 2015, l’ultima il 26 dello stesso mese del 2016. Per discutere della riforma del Codice degli appalti (in quattro occasioni) e dei provvedimenti della Legge di stabilità. In due circostanze il rappresentante degli industriali si è presentato accompagnato. Nelle ultime tre, invece, era da solo. E’ quanto risulta dall’agenda degli appuntamenti con i portatori di interessi – le cosiddette lobby – che il vice di Graziano Delrio al ministero delle Infrastrutture ha tenuto dal giorno del suo ingresso nel governo. Un elenco pubblicato nel sito del dicastero di Porta Pia e consultabile da chiunque.

DALLE PAROLE AI FATTI “Questione di trasparenza”, spiega Nencini a ilfattoquotidiano.it. Stupito dallo stupore – il gioco di parole è d’obbligo – che la sua iniziativa sta suscitando in qualcuno. Per essere l’unico componente dell’esecutivo che, in assenza di una legge che regolamenti in Italia l’attività di lobbying, si è portato avanti con il lavoro. Senza aspettare che ad imporglielo fosse una normativa più volte promessa ma che tarda ancora ad arrivare. “Penso che se si assume una posizione pubblica presentando, come ho fatto io, un disegno di legge si è tenuti, se possibile, ad applicarne i principi in esso contenuti prima ancora che divenga norma”, assicura il segretario del Psi. Che tra i primi atti del suo mandato parlamentare ha depositato al Senato un ddl per la regolamentazione delle lobby. “Si tratta di un comportamento che rientra nel principio dell’etica della responsabilità – aggiunge a proposito della sua iniziativa di trasparenza –. E che, mentre oggi tutti parlano di lobby, io ho messo in pratica in tempi non sospetti”. Senza aspettare che la sua proposta diventasse legge. “Non ne faccio un vanto, ma trovo che sia corretto e coerente comportarsi di conseguenza”, tiene a precisare Nencini. Insomma, un’eccezione isolata nella pattuglia della compagine governativa del premier Matteo Renzi nata all’insegna della rottamazione. Che non sembra, però, aver dato grossi risultati sul fronte di quella trasparenza spesso sbandierata a parole ma a volte disattesa nei fatti. Nencini a parte, ovviamente, restando al tema delle lobby. Eppure basterebbe seguirne l’esempio. “Peraltro, nell’attesa che sia approvata una legge che disciplini la materia si potrebbe adottare un codice di autoregolamentazione – propone il segretario del Psi, fresco di rielezione all’ultimo congresso del partito che si è concluso ieri –. Valido per tutti i decisori pubblici, siano essi membri del Parlamento (la Camera si è dotata di recente di un codice etico che tocca il tema delle lobby, ndr) o del governo”.

DAI PORTI ALLE STRADE Consultando la sua agenda, i cittadini possono anche sapere che il vice ministro ha incontrato due volte (il 18 febbraio e il 9 settembre 2015) la delegazione della Repubblica di San Marino, guidata dal segretario di Stato con delega ai Trasporti Marco Arzilli per discutere dell’aeroporto di Rimini. L’8 luglio e il 4 agosto 2015 ha ricevuto rispettivamente Carlo e Daniele Toto, della omonima Costruzioni generali spa, per parlare della situazione dell’Autostrada dei parchi (A24-A25 Roma-l’Aquila-Teramo-Pescara) della quale i Toto sono concessionari. Tre, invece, gli incontri con i rappresentanti della società Autostrade per l’Italia: il primo (il 16 giugno 2015), di presentazione, con il dirigente Paolo Berti; il secondo e il terzo (i successivi 26 giugno e 4 agosto) con il direttore progetti infrastrutturali, Gennarino Tozzi, per discutere prima di riforma del codice degli appalti e poi dell’autostrada tirrenica. Trasporti, insomma, come naturale che sia visto il ruolo del vice ministro. Non solo su strada però. Il 4 marzo 2015, infatti, Nencini ha ricevuto il commissario straordinario dell’autorità portuale di Napoli per affrontare proprio il tema del piano regolatore del porto del capoluogo campano. Il 9 aprile dello stesso anno è stata poi la volta di Giovanni Grimaldi, commissario straordinario dell’autorità portuale di Gioia Tauro (Reggio Calabria) per un’informativa sull’ente da lui guidato. Ma non ci sono solo le grandi aziende nell’agenda di Nencini. Che, per esempio, il 25 febbraio 2015, ha discusso di “esenzione pedaggio autostradale per le associazioni di volontariato per trasporto malati in emergenza” con i rappresentanti di Anpas e Misericordie.

CAVALLO DI BATTAGLIA La buona pratica del vice ministro delle Infrastrutture, a dire la verità, non è inedita. Già nel 2001, quando era presidente del Consiglio regionale della Toscana, mise mano al tema delle lobby. “Fu la prima Regione d’Italia a dotarsi di una legge, da me proposta e votata quasi all’unanimità, per regolamentare i gruppi di interessi – ricorda Nencini –. Una normativa che consente a ciascuna delle associazioni iscritte in un apposito albo di partecipare all’iter formativo delle leggi”. E una volta eletto al Senato nel 2013, come detto, il segretario del Psi è tornato di nuovo alla carica. Stessa cosa al momento del suo ingresso nel governo nel 2014. “Ho ottenuto la delega per la riforma del codice degli appalti, nella quale sono entrati i principi del dibattito pubblico e della regolamentazione dei gruppi di interesse”. Insomma, un vero e proprio cavallo di battaglia. “Quello delle lobby è uno dei temi che seguo da una quindicina d’anni”, afferma Nencini. Che, però, di rimproverare i colleghi dell’esecutivo che non seguono il suo stesso esempio proprio non se la sente. “Non rendere pubblici gli incontri con i gruppi di interesse non vuol dire che si tengano comportamenti poco trasparenti”, tiene a precisare. “Ciò detto, le lobby esistono, fanno il loro mestiere e non mi scandalizzano – conclude –. Però è giusto che la cosa avvenga in modo trasparente”.

Twitter: @Antonio_Pitoni