Nell’inchiesta di Potenza sullo scandalo petroli c’è un nuovo indagato eccellente: Ivan Lo Bello, il numero due di Confindustria, per il quale s’ipotizza l’accusa di associazione per delinquere insieme a Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministra Federica Guidi, e Nicola Colicchi, ex presidente romano della Compagnia delle opere e presidente della Camera di Commercio di Siracusa. Denunciato dalla squadra mobile anche Paolo Quinto, capo della segreteria della senatrice Anna Finocchiaro, che però non risulta indagato. Secondo l’accusa Lo Bello, Colicchi e Gemelli si sarebbero mossi per commettere una lunga serie di “delitti contra la pubblica amministrazione, un numero indeterminato di delitti di traffico di influenze illecite, abuso di ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”. Il loro principale obiettivo era “l’assegnazione e l’aggiudicazione della concessione demaniale di un pontile presso il porto di Augusta”. Lo scopo: “Realizzare un deposito costiero di prodotti petroliferi”. E non solo. Miravano “alla realizzazione di impianti energetici” in tutta Italia, “al permesso di ricerca di risorse geotermiche per la sperimentazione di impianti pilota”, ad altri progetti da far confluire in un accordo di programma tra il Mise e singole regioni.

Tra questi, il progetto denominato “Sistemi di Difesa e Sicurezza del Territorio da attuare nella regione Campania”. La madre di tutte le battaglie, però, era la conquista del pontile nel porto di Augusta e il futuro stoccaggio del petrolio. Gemelli la chiamava la “guerra sotterranea”. E proprio parlando della “guerra sotterranea”, la squadra mobile, lo intercetta mentre fa il nome di Lo Bello: “Ieri ho chiamato Ivan, perché ti ricordi che mi aveva detto quel terreno vicino alle banchine per fare serbatoi, ho trovato…”. Il riferimento, secondo la Squadra Mobile guidata da Carlo Pagano, è importante perché dimostra il coinvolgimento di Lo Bello nell’affare stoccaggio. Il terreno è infatti fondamentale, nel progetto dell’associazione, e Gemelli pochi giorni dopo torna a parlarne proprio con Lo Bello.

“Ivanuccio”, dice Gemelli, “sono appena uscito dall’agenzia dove ho comprato il terreno, e gli ho chiesto del discorso che mi dicevi tu, del terreno vicino al mare, eccetera, ci sarebbero dieci ettari, area servizi, tutto confinante con l’autorità portuale, secondo te potrebbe essere buono, oppure là, a parte…”. “Ma di chi è?”, chiede Lo Bello. “Non lo so, non me l’ha detto, perché quel terreno costa l’ira di Dio, a trentacinque euro, sono centomila metri quadri… ma dico, come area, va bene?”. “E certo, certo, certo che va bene”, risponde Lo Bello, “fammi sapere…”. “Lo Bello – scrive la Squadra Mobile – s’è interessato in prima persona per assicurare a Cozzo la permanenza al vertice dell’autorità portuale di Augusta, intervenendo personalmente presso il ministro Delrio, ma si è mostrato molto interessato alla questione consortile”, cioè all’affare del porto e dello stoccaggio.

Per realizzare l’operazione porto di Augusta, però, è necessaria la riconferma del commissario alla autorità portuale di Alberto Cozzo, per il quale Lo Bello, secondo le accuse, si spende con Delrio. Ed effettivamente Cozzo viene nominato. Quando Delrio deve presentarsi al porto di Augusta, per, la “brigata” non sembra contenta che, al suo fianco, possa esserci il sindaco di Catania Enzo Bianco. E inizia a brigare per rimuovere la sua presenza.

Nello stesso tempo, però, Lo Bello avverte Nicola Colicchi che Delrio, dopo aver conosciuto Cozzo, “è rimasto piacevolmente soddisfatto della sua persona”. E ricorda a Colicchi di “essersi presentato a Delrio per perorare la conferma di Cozzo all’autorità portuale”. Cozzo riferisce tutto a Gemelli: “Ivan (Lo Bello, ndr) mi ha chiamato tre volte, non una, tre… dicendo ‘ma mi ha detto (Delrio, ndr) avevi ragione, è bravo’, glielo ha detto Graziano… però il fatto che me l’ha detto tre volte… l’ho ringraziato…”. E Gemelli: “Guarda all’inizio doveva venire Enzo Bianco… come cavolo viene con Enzo Bianco e… il ministro, e tutto, fatto sta che praticamente alle tre decidono di farlo venire da solo…”.

Insomma, riescono persino a sabotare la presenza di Bianco al fianco del ministro. È un segno di forza. La forza dell’allegra “brigata”, come si definiscono Quinto e Gemelli, il 27 novembre 2014. Gemelli riferisce a Quinto di aver saputo che il giorno dopo intorno alle 10 saranno da Anna (Finocchiaro, ndr). Quinto gli chiede di unirsi a loro e fa cenno anche al capo di Stato Maggiore ammiraglio Giuseppe De Giorgi: “Ma sì, tanto abbiamo fatto l’allegra brigata: Nicola, Ivan. De Giorgi… e proprio”. Il ruolo di De Giorgi, come è noto, era quello di rimuovere un ammiraglio scomodo per la brigata, Roberto Camerini, promuovendolo al Nord.

In cambio, Gemelli avrebbe premuto sulla sua compagna, al Mise, per accelerare la procedura della Legge Navale. Ed è proprio per questo che anche De Giorgi è indagato, pur non appartenendo all’associazione, con l’accusa di abuso di ufficio. Ieri, intanto il Riesame ha bocciato la richiesta di dissequestro della centrale avanzata da Eni.