In gioco c’è l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. E in poco meno di un mese i testi sono praticamente raddoppiati. Segno che il tema è di quelli delicati e particolarmente sentiti dalla politica. Toccata direttamente dalla disciplina della trasparenza dei partiti e dei movimenti politici che, con ricette diverse e in alcuni casi confliggenti, le dieci proposte di legge (pdl) depositate in commissione Affari costituzionali di Montecitorio puntano ad introdurre. Ultima in ordine d’arrivo quella di Sinistra italiana (Si) a prima firma Alfredo D’Attorre (nella foto). Che mette sul piatto l’ulteriore tema delle incompatibilità tra cariche di partito e di governo, sia a livello nazionale che regionale.

DOPPIO INCARICO ADDIO – Ma cosa prevede nel dettaglio la sua pdl? Come chiarisce la relazione illustrativa, la proposta di Si introduce “due distinti livelli di regolamentazione di partiti e movimenti, uno più snello per quanto attiene la possibilità di partecipare alle competizioni elettorali”. L’altro “più stringente, invece, rispetto all’accesso al finanziamento diretto e indiretto”. Ed è qui che entra in gioco, quale condizione per incassare i contributi, “la previsione, nello statuto del partito o del movimento politico, dell’incompatibilità”. Se per la presentazione delle liste alle elezioni politiche, europee e regionali la pdl impone l’obbligo di “dotarsi di statuto depositato per atto pubblico dal legale rappresentante” e di trasmetterlo alla “Commissione nazionale di garanzia” (che lo verifica e procede all’iscrizione nel registro nazionale), per accedere al finanziamento pubblico è previsto un adempimento aggiuntivo. E’ infatti richiesto che “nello Statuto figuri l’indicazione dell’incompatibilità fra cariche di vertice del partito” e “cariche di governo a livello nazionale e locale”. In sostanza, se approvata, la proposta di Sinistra italiana escluderebbe che il segretario nazionale di un partito possa al tempo stesso ricoprire la carica di presidente del Consiglio, come avviene attualmente nel Pd con il segretario-premier Matteo Renzi. E, allo stesso modo, che un segretario regionale possa occupare la poltrona di governatore. “Una previsione introdotta a garanzia dell’indipendenza dei partiti dalle istituzioni – spiega D’Attorre a ilfattoquotidiano.it –. Presupposto che giustifica l’erogazione del finanziamento pubblico ai partiti che, diversamente, si trasformerebbero da organo dei cittadini a organo delle istituzioni”. Ma non basta. Le cariche di vertice di partito sono incompatibili anche con “incarichi di alta amministrazione dello Stato”; “membri della Corte dei conti e del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro”; “membri delle Autorità indipendenti”; “membri componenti della Consob”.

BRACCIO DI FERRO – Tornando all’iter in commissione, come detto, sono dieci al momento le pdl presentate. Su un estremo si collocano quelle in linea con l’impostazione del vice segretario del Pd Lorenzo Guerini, che punta ad introdurre una rigida disciplina formale a carico dei partiti imponendo, come condizione per la partecipazione alle elezioni nazionali, l’obbligo di dotarsi di uno statuto regolato dalla legge, di acquisire la personalità giuridica e di iscriversi nell’apposito registro. Sull’estremo opposto, invece, la pdl del grillino Danilo Toninelli che, al contrario, limitandosi ad intervenire sul fronte della trasparenza finanziaria, manca di ogni riferimento alla disciplina giuridica dei partiti e del loro funzionamento interno. Sulla quale punta, di fatto, alla conservazione della normativa attualmente vigente.

VENIAMOCI INCONTRO – Nel mezzo, c’è il tentativo di mediazione del presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti di Scelta civica. La sua proposta di legge da un lato esclude i rigidi formalismi previsti dalla pdl del vice segretario dem, dall’altro impone, nel silenzio del testo dei 5 Stelle, la pubblicità delle norme statutarie che regolano processi decisori, espulsioni, titolarità del simbolo e del nome. In assenza delle quali si applica il codice civile. Completato il ciclo di audizioni e raccolti i parere di autorevoli costituzionalisti ed esperti della materia, il dibattito dovrebbe entrare a breve nel vivo. Di certo il relatore del provvedimento, il dem Matteo Richetti, avrà un bel daffare per mettere tutti d’accordo intorno ad un testo base condiviso da cui partire.

 

Twitter: @Antonio_Pitoni