La questione verte tutta su un punto: mediare tra le posizioni contrapposte del Partito democratico e del Movimento 5 Stelle. Perché se da una parte incombe la clava della proposta di legge (pdl) del vice segretario del Pd Lorenzo Guerini, che impone alle liste, quale condizione per poter partecipare ad elezioni nazionali, di dotarsi di uno statuto regolato dalla legge, acquisire la personalità giuridica e iscriversi nell’apposito registro, dall’altra il M5S, che ha già annunciato e depositato una contro-pdl sulla materia, è pronto a dare battaglia sul testo dem considerato irricevibile. Ma, mentre prosegue alla Camera l’esame in commissione Affari costituzionali delle proposte sulla trasparenza e la democrazia interna dei partiti (10 in tutto tra annunciate e depositate, relatore Matteo Richetti del Pd), la soluzione per sbrogliare l’intricata matassa potrebbe ora arrivare proprio dal testo depositato stamattina dal presidente dell’organismo di Montecitorio, Andrea Mazziotti di Scelta Civica.

BENEDETTA TRASPARENZA “La mia proposta si richiama ai principi ispiratori di Scelta civica: libertà, legalità e trasparenza. Noi vogliamo tutelare la libertà dei cittadini di associarsi liberamente per fare politica, come dice l’articolo 49 della Costituzione – spiega a ilfattoquotidiano.it –. Ma vogliamo anche che chi si impegna per un partito o per un movimento sappia con certezza di quali diritti e tutele gode, di chi è il simbolo e chi prende le decisioni”. Riassumendo con uno slogan, il senso della pdl suona più o meno così: “Noi diciamo: ‘regolati come ti pare, basta che dici chiaramente quali sono le tue regole’ – aggiunge Mazziotti –. E se non lo fai si applica la disciplina del codice civile”. Ma cosa prevede nel dettaglio la proposta di legge del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera? Il testo è ispirato dal principio di libertà di associazione sancito dalla Costituzione. Lasciando, come previsto dalle disposizioni in materia elettorale attualmente vigenti, la possibilità di partecipare alle elezioni anche a tutti i “gruppi politici organizzati” non soltanto ai partiti. Di conseguenza, l’obbligo della “necessaria acquisizione della personalità giuridica per i partiti che intendano prendere parte alle elezioni politiche nazionali e candidarsi alla guida del Paese”, dotandosi di “un atto costitutivo e di uno statuto redatti nella forma dell’atto pubblico“ con un contenuto minimo pre-definito, oltre all’“iscrizione nel registro nazionale”, imposto dalla pdl Guerini scompare dalla proposta Mazziotti.

DIAMOCI UNA REGOLATA “Ma la libertà di associarsi liberamente non può significare assenza di disciplina”, chiarisce tuttavia la relazione introduttiva. Quindi, pur in assenza dei rigidi formalismi previsti dal testo del vice segretario dem, compreso l’obbligo di transitare davanti ad un notaio (per redigere l’atto pubblico), quale garanzia di trasparenza, è previsto che l’“accordo associativo” (l’equivalente dello statuto nei tradizionali partiti politici), sul quale il partito o il movimento politico si fonda e che può essere liberamente determinato, debba essere pubblico e accessibile agli iscritti o a chi volesse aderirvi. Diversamente, in mancanza dell’accordo associativo o della sua pubblicità, la pdl Mazziotti rinvia alla disciplina del codice civile. Così, se lo statuto non prevede diversamente, le decisioni “sono adottate a maggioranza dell’assemblea di tutti gli associati, iscritti o aderenti”, che “hanno diritto ad essere convocati con congruo anticipo e informati degli argomenti all’ordine del giorno”. Nel silenzio dell’accordo associativo, inoltre, l’organo amministrativo del soggetto politico “è eletto a maggioranza dell’assemblea”. E, ancora, in mancanza di una espressa procedura di espulsione, la decisione spetta all’assemblea” nel rispetto dei “principi della contestazione degli addebiti e del contraddittorio”. Insomma, massima libertà di disciplinarsi come meglio si ritiene purché gli iscritti ne siano a conoscenza. A tal proposito la pdl stabilisce il diritto di ogni associato “di ricevere, su richiesta, copia dell’accordo associativo vigente e delle eventuali versioni precedentemente in vigore”. Ma non è tutto. Il testo affronta anche il nodo della “disciplina applicabile alla denominazione e al simbolo dei partiti e movimenti politici”. La titolarità e la gestione sono lasciati, anche in questo caso, “alla libera determinazione degli associati”. Ma se l’accordo associativo non prevede un’espressa disciplina, la titolarità del nome e del simbolo spettano all’associazione che ne dispone attraverso le decisioni adottate dall’assemblea.

CONTI CHIARI Poi c’è lo spinoso capitolo della trasparenza finanziaria. Sul tema, il testo di Mazziotti recepisce le raccomandazioni contenute nel rapporto di valutazione pubblicato il 20 giugno 2014 dal Gruppo di Stati contro la corruzione (Greco), istituito dal Consiglio d’Europa per il monitoraggio dei Paesi membri. Nella sezione dedicata alla trasparenza del finanziamento ai partiti politici, risulta che l’Italia ha adempiuto solo parzialmente a quattro delle sette raccomandazioni relative al tema. Al recepimento dei rilievi del Greco, Mazziotti ha dedicato l’ultimo articolo (il quinto) della sua proposta. In particolare, introducendo l’obbligo di comunicare le “erogazioni liberali sopra i 5 mila euro ricevute” anche “da candidati non eletti”; prescrivendo ai partiti di registrare nella loro contabilità “l’identità di tutti i soggetti che hanno erogato finanziamenti o contributi” anche “di importo inferiore a euro 5.000” (attualmente l’obbligo vale solo per gli importi superiori); estendendo i medesimi obblighi di trasparenza sulle donazioni “alle fondazioni, alle associazioni e ai comitati”, la composizione dei cui organi direttivi “sia determinata in tutto o in parte” da decisioni di associati e iscritti di partiti e movimenti (e non dei partiti stessi, come già prevede il decreto varato dal governo di Enrico Letta sull’abolizione del finanziamento pubblico); infine, a decorrere dall’esercizio 2014, al bilancio dei partiti e dei movimenti politici sono allegati non solo i rendiconti delle loro sedi regionali e delle fondazioni e associazioni da essi controllate (in tutto o in parte), ma anche dei comitati e dei gruppi parlamentari di riferimento.

RIVOLUZIONE SOFT Insomma, una rivoluzione ma nel perimetro della Costituzione. “Da una parte si supera l’eccessivo dirigismo della proposta Guerini, peraltro sottolineato in sede di audizione in commissione da diversi costituzionalisti interpellati che impedirebbe ad esempio a una lista civica di partecipare alle elezioni – tira le somme Mazziotti –. Dall’altra, anche i 5 Stelle potranno difficilmente dire di ‘no’ a questo impianto: noi non vogliamo obbligare nessuno a fare un partito tradizionale, ma è giusto che tutti i partiti e movimenti dicano che regole applicano o in alternativa accettino quelle previste dalla legge che valgono per tutti. Rifiutare di sottostare alle regole che valgono già per qualsiasi altra associazione significherebbe considerarsi al di sopra della legge. Anzi, peggio, fuorilegge”.

Twitter: @Antonio_Pitoni