Se il ministero dello Sviluppo economico ha rigettato le istanze per le ricerche offshore di idrocarburi entro il limite delle 12 miglia, ossia poco più di 22 chilometri dalla costa (attuando né più né meno che la legge di stabilità), per i permessi e le concessioni già rilasciate alle società nulla è cambiato.

La pubblicazione del Bollettino ufficiale degli idrocarburi aggiornato al 31 gennaio 2016 poco rassicura i promotori del referendum anti-trivelle. Perché tra i titoli già rilasciati ci sono quelli per la ricerca al largo delle Isole Tremiti e il progetto Vega B, in Sicilia. La lista è lunga. Secondo i No-Triv le istanze rigettate non sono il frutto di una decisione politica del governo quanto “una conseguenza dell’entrata in vigore della legge, che non può bastare” spiega il costituzionalista e coordinatore No-Triv Enzo Di Salvatore. Che a ilfattoquotidiano.it dice: “Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come sia necessario andare avanti con il referendum, perché proprio il quesito già ammesso dalla Consulta bloccherebbe i titoli già rilasciati entro le 12 miglia”.

I DATI AGGIORNATI SU TITOLI VIGENTI E ISTANZE - Dall’ultimo Bollettino ufficiale degli Idrocarburi risultano rilasciati 83 permessi di ricerca in terraferma, 24 nel sottofondo marino, 7 in Sicilia. Sono 119, invece, le concessioni di coltivazione su terraferma, 72 quelle in mare, 14 in Sicilia. Passiamo alle istanze: sono al vaglio 8 richieste di permesso di prospezione in mare, 57 di ricerca in terraferma e 36 di ricerca in mare. Altre dieci sono le richieste che riguardano la Sicilia. A fronte di 9 istanze rigettate (4 relative a permessi di ricerca e 5 a istanze di concessione di coltivazione) perché ricadenti entro le 12 miglia, ce ne sono 18 parzialmente rigettate con una riperimetrazione dell’area.

I PROGETTI ANCORA IN CORSO - Restano in piedi, quindi, i titoli rilasciati. Anche per le Isole Tremiti o, ad esempio, per il progetto Vega B, al largo della Sicilia. Il 22 dicembre scorso, infatti, con un decreto del ministero per lo Sviluppo Economico sono state autorizzate le ricerche petrolifere davanti all’arcipelago pugliese per la cifra di circa 1.900 euro l’anno. Il permesso della durata di sei anni B.R274.EL, conferito Petroceltic Italia Srl, società controllata dall’omonima multinazionale irlandese, riguarda una superficie di circa 373 chilometri quadrati. La società ci aveva già provato nel 2006 e la nuova istanza era frutto di vecchie e diverse richieste, anche parzialmente interferenti con il limite delle 12 miglia marine. Le ricerche interesseranno un’area lungo la costa tra Vasto, Termoli e le Tremiti (a una distanza di 13,4 miglia marine dal litorale e dalle isole).

Nel frattempo, in Sicilia, potrebbe andare avanti il progetto della piattaforma Vega B della Edison, al largo delle coste di Ragusa. Un’altra storia infinita iniziata negli anni Ottanta, quando si approvò la realizzazione di due piattaforme. Poi, però, fu realizzata solo la Vega A. Nel 2012 la Edison ha attivato le procedure per far risuscitare il progetto che interessa un’area all’interno della fascia di protezione delle dodici miglia. Lo ha fatto chiedendo la proroga decennale per trivellare, come se si trattasse del completamento di un vecchio progetto. Solo che la piattaforma non è mai stata costruita, quindi non si è mai trivellato, né si potrebbe chiedere la proroga.

COSA CAMBIEREBBE IL REFERENDUM - Se il Ministero ha appena bloccato le istanze che violano il limite delle 12 miglia, perché indire un referendum? “Per fare in modo che quel limite valga per permessi e concessioni già rilasciati” spiega Di Salvatore. Il Parlamento ha accettato di modificare la norma del codice dell’ambiente, prevedendo però che i titoli già rilasciati non avessero più scadenza. Sono attualmente ferme le istanze in aree che rientrano in quei circa 22 chilometri dalla costa, ma i permessi ottenuti valgono fino a quando il giacimento lo consente. Prima ogni concessione veniva rilasciata per 30 anni e la società petrolifera poteva chiedere eventualmente delle proroghe.

Oggi la legge consente persino di andare oltre fino a “tutta la durata della vita utile del giacimento” sia per le concessioni sia per i permessi di ricerca. “Non si può estrarre – spiega Di Salvatore – ma il permesso c’è e si può congelare, magari fino a quando non cambia nuovamente la legge e servirà per chiedere eventuali concessioni”. Questa è la battaglia dei promotori del referendum: “Introdurre come limite temporale quello della scadenza della concessione” aggiunge il costituzionalista. Entro il 7 febbraio la Corte costituzionale comunicherà formalmente alle istituzioni la sentenza del 19 gennaio scorso, con la quale ha affermato l’ammissibilità del quesito sulla durata delle attività.

I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE – Sono due i conflitti di attribuzione promossi da sei Regioni. Riguardano il piano delle aree e la proroga dei titoli su terraferma. Dal 1927 ad oggi il rilascio dei permessi e delle concessioni è sempre avvenuto senza un piano, appunto. Lo Sblocca Italia prevedeva che il piano dovesse essere elaborato dal ministero dello Sviluppo economico con la “partecipazione fittizia degli enti locali e delle Regioni”. Il quesito referendario voleva vietare nuovi rilasci fino all’adozione di un piano, ma il Parlamento ha soppresso la norma che lo prevedeva, facendo cadere anche il quesito.

Per quanto riguarda la durata dei titoli, lo Sbocca Italia aveva previsto un titolo concessorio unico ed aveva eliminato la possibilità delle proroghe, superando di fatto la vecchia normativa che distingueva tra permessi di ricerca (per sei anni) e concessioni (per trenta) e che prevedeva invece le proroghe. “La legge di stabilità – spiega Di Salvatore – dà la possibilità alle società di scegliere anche il vecchio regime disciplinato da una legge del 1991. E quindi apre la strada alle proroghe”. In attesa che si sciolgano i nodi anche su questi due quesiti, il fronte No-Triv, insieme a una cinquantina di parlamentari sta conducendo un’altra battaglia, parallela, per un election day che accorpi il voto referendario sulle trivellazioni con il primo turno delle elezioni amministrative.