Due Beppe Grillo sulla scena, il politico ologramma e il comico in carne ed ossa. Un Casaleggio virtuale che pronuncia una sola battuta, ma ha dato più di un contributo ai testi. Un robot dalle sembianze umane e una platea di attivisti del Movimento 5 Stelle in abiti civili. Il debutto a Milano del comico che cerca se stesso ha un messaggio e mille significati: “Io non sono andato via, ma voglio tornare ad analizzare la realtà come un comico”. “Grillo vs Grillo” è una crisi d’identità, il monologo di un leader che ha voluto un Movimento e che se si guarda indietro quasi non sa come ha fatto: “Come ci sono riuscito? Io scherzavo. Non sono un leader, i leader non mi piacciono”. E’ anche l’inizio di un percorso, confuso e contorto come solo la mente di Beppe Grillo può immaginarlo: non sa dove vuole andare, ma sa di avere creato una rete. “Ognuno di voi deve fare la propria parte perché dobbiamo cambiare questo Paese”, dice a fine serata dal teatro Linear4Ciak (replica fino al 5 e poi a Roma dal 16 al 19 febbraio). “E dopo che ho mandato a fanculo tutto il mondo, fatelo voi con me”. Chiude il coro del pubblico: “Vaffanculo”. Solo così la catarsi, una specie di cerchio concentrico dell’esperienza, può dirsi chiusa. “Andate in pace”, saluta Grillo. 

Chi sicuramente ha capito cosa volesse dire è Gianroberto Casaleggio. Seduto nelle prime file, poco distante dal deputato Luigi Di Maio, osserva da sotto il suo cappello lo show. “Non voglio parlare stasera per non togliere la scena a Grillo”, commenta a ilfattoquotidiano.it, “e soprattutto non mi esprimo sulla politica. Siamo qui per vedere un grande spettacolo. Se ho contribuito? Ci sentiamo sempre e ci confrontiamo, ma alcune parti sono nuove anche per me”. Il cofondatore del Movimento assiste dalla platea a quello che per tutti è il “passo di lato” annunciato da Grillo, il tentativo utopico di tornare sul palco lasciandosi alle spalle ciò che è stato. “I suoi temi sono politici?”, chiude Casaleggio. “Direi piuttosto sociali”.

Grillo si presenta come imprigionato nei suoi vestiti, vittima di un mondo di attivisti che sparsi per l’Italia lo contattano e chiedono conto delle sue parole, ma anche come leader politico che deve dosare le battute e pensare alle conseguenze. Ci sono i sorrisi amari di un comico che l’ha combinata grossa nei dialoghi tra i due Grillo sul palco, uno in giacca e cravatta e l’altro in camicia. “La democrazia”, dice l’ologramma, “è svuotata, è un’orata da allevamento“. E subito un attivista di Udine telefona per protestare perché “i piscicoltori sono a disagio”. Stessa storia per le battute sullo “psiconano” che offendono i sardi bassi di statura o quelle sulla Croce rossa che minaccia querela. Questo non vuole più essere Grillo: un comico a cui è vietato l’uso delle sue parole. “E’ una questione di libertà: sono stato anni con uno sdoppiamento di personalità. Il comico non ha certezze, mentre il politico deve essere perfetto. Voglio tornare ad analizzare la realtà come prima, ma come faccio?”.

L’attacco dello spettacolo è per il suo passato nel cabaret. Canta “L’isola” di Duilio Del Prete e suona la chitarra. Chiede al suo manager da una vita Marangoni di alzarsi tra il pubblico e gli fa dedicare un applauso. “Come ho iniziato?”, dice. “Si rubava. Ho persino copiato Pippo Franco e voglio chiedergli scusa. La mia vita si è giocata su una battuta in più o in meno, sempre con la mia depressione dentro”. Poi fa un mix tra presente e futuro e parla di robot avanzati o di modelli sostenibili nel mondo, dall’ex miniera di Pittsburgh alla centrale nucleare riconvertita. Si azzarda a parlare bene di Milano: “Avete una città pulita maledetti. Anche l’Expo, pensavo fosse un casino invece comincia a dare un po’ d’impulso. Una città piena di turisti, che funziona”. Poi quella frase buttata lì: “Ma vi divertite o vi annoio?“.

In platea ci sono i suoi e in fondo è praticamente come giocare in casa. Attivisti, portavoce o simpatizzanti. Gente che Grillo lo ha già visto almeno una volta a un comizio in giro per l’Italia. “Siamo qui per ridere”, commentano in coda. “La politica ci ha rotto i coglioni”. Ed è anche quello un ritorno alle origini. In prima fila il vicepresidente della Camera M5s Di Maio con la compagna e membro dello staff comunicazione Silvia Virgulti: “Nessuno ascoltava Grillo e oggi grazie a lui abbiamo il Movimento. Parla di futuro”. Così il consigliere regionale Stefano Buffagni mentre fa gli onori di casa: “Siamo qui per sentire il comico Beppe, ma è fuori discussione che lui e Casaleggio restano fondamentali per il Movimento”. Giusto due poltrone avanti c’è il consigliere di Milano e mancato candidato sindaco Mattia Calise: “Stiamo assistendo a un’evoluzione: Beppe fa quello che ha sempre detto avrebbe fatto e ritorna a fare il suo lavoro”. Ha disertato la prima (ma ha già il biglietto per la replica di giovedì) la candidata sindaca a Milano Patrizia Bedori che nei giorni scorsi era stata lì lì per andarsene. Tra la folla è spuntato invece il blogger e volto noto per gli attivisti del Movimento Federico Pistono: “Sono felice di aver visto un ritorno ai discorsi della sostenibilità, anche se vorrei si facesse di più”.

La crisi di identità (o mezza età) però non è solo del leader. Tanto che si chiude il sipario e il pubblico si guarda intorno un po’ spiazzato. Non ci sono state le risate dei tempi andati, ma discussioni su società, lavoro e militanza come nelle arringhe di sempre. “Mi sarei aspettata di vedere un Grillo artista”, chiude Natascia Guiduzzi, consigliera M5s a Cesena e che già lavora per la festa dei 10 anni di militanza del Meetup ad aprile prossimo, “e invece è rimasto politico. Ma lui ce l’ha nel sangue: nessuno crea dal nulla una cosa come il Movimento e poi esce dalla sua natura”. Almeno i suoi, Grillo non li frega.