Gianroberto Casaleggio le ha fatto un’analisi dei suoi due mesi scarsi di campagna elettorale e le ha chiesto di prendersi un po’ di tempo per riflettere. Lei ha deciso di andare avanti. Morale: la candidata M5s a Milano Patrizia Bedori, presa di mira dai dubbi del direttorio grillino e addirittura di Dario Fo, non si fa da parte. “Smentisco le illazioni dei giornali”, ha detto poco dopo essere uscita dagli uffici della Casaleggio associati. “So che qualcuno può pensare che sia un candidato debole, ma io non mi sento affatto tale. La macchina del fango è partita, ma nessuno mi ha chiesto di fare un passo indietro. Vado avanti: siamo in campo per una Milano da vivere“.

Il faccia a faccia è arrivato dopo giorni di malumori espressi a mezzo stampa e mancate smentite. Prima i dubbi del cofondatore del Movimento, poi le perplessità dei membri del direttorio e addirittura la frase lapidaria del premio Nobel Fo: “Quella ragazza mi preoccupa”. Quando Bedori oggi si è presentata nei corridoi della Casaleggio associati, quegli stessi che nella campagna per le primarie rivendicava “di non avere mai visto”, cercava innanzitutto una conferma. Sono vittima di fuoco amico? Questa la domanda che le girava in testa. Nel corso del colloquio nessuno le ha chiesto di andarsene: in compenso però le è stata fatta un’analisi delle prime settimane della sua campagna elettorale. Le interviste saltate, le poche dichiarazioni (o non troppo efficaci) su alcuni temi cruciali, i tentennamenti. “Prenditi il tuo tempo, valuta se vuoi andare avanti”, la frase che è uscita nel corso del colloquio. Bedori ha lasciato la stanza e chiamato le agenzie stampa: “Continuo”.

Gli attivisti, quelli dei banchetti e dei meetup domenicali, da ore dicono che la notizia del suo ritiro era una bufala. Alcuni gruppi si sono riuniti il 26 gennaio dopo il lavoro, ma la questione è stata liquidata in pochi minuti: “Le solite sparate dei giornali”. La base pensa ad altro, ad esempio a come finanziare una campagna elettorale sempre più complicata sotto la Madonnina, là dove le donazioni spontanee non sembrano più bastare.

A Milano Bedori è stata scelta con primarie “fisiche” dopo che ogni zona aveva presentato un suo candidato, a sua volta espressione di una rosa di nomi. L’attivista di 52 anni ha vinto un po’ a sorpresa con 74 voti, davanti ai favoriti Livio LoversoGianluca Corrado. Ha spiazzato tutti, ma in fondo erano contenti: la meno arrivista, quella più spontanea. Peccato che poi alla prova della campagna nazionale ha cominciato a zoppiccare. Il primo a dire quello che in tanti pensavano era stato qualche settimana fa il premio Nobel Dario Fo: “Temo che a Milano”, aveva detto, “i 5 Stelle siano fuori chiave, non ho visto cose straordinarie e importanti. Infatti la ragazza che è stata scelta mi preoccupa molto, il problema è vedere poi se è in grado di gestire qualcosa di così grande”. Milano comunque la si guardi resta la piazza difficile per i grillini, tanto che il 15 per cento sembra a molti un miraggio. Manca il fiato ancora prima di iniziare la corsa vera e propria.

Chi intanto prova ad approfittare delle tensioni è il Partito democratico. “Grillo avrà pure fatto un passo di lato”, ha commentato il senatore Pd Roberto Cociancich, “ma Casaleggio continua a spadroneggiare e con i suoi diktat segna la linea del M5S. Come la candidata alle amministrative a Milano, che il guru pentastellato avrebbe deciso di scaricare perché in televisione ‘non rende’. Insomma, la caratteristica vincente per il candidato doc 5Stelle a sindaco è la capacita di comunicare e recitare il copione fornito da Casaleggio, anche se di proposte per il futuro della città non ne sono ancora state formulate”.

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