“Andremo a bandire un concorso per 63.712 insegnanti, è un grande investimento sulla scuola”. Le parole in conferenza stampa di Matteo Renzi, già ascoltate più volte negli ultimi mesi, oggi hanno un significato diverso: mercoledì sera a tarda ora il Consiglio dei ministri, insieme al pacchetto di decreti sulla Pubblica Amministrazione, ha finalmente approvato anche la revisione delle classi di concorso. Si tratta del riordinamento delle materie di insegnamento (e relativi titoli di accesso) nella scuola primaria e secondario. Un passaggio fondamentale per procedere alla prossima selezione di docenti. Adesso il bando può davvero essere pubblicato.

La scuola italiana attendeva da tempo la riforma delle classi: i tecnici ci lavoravano da sette anni, l’ultimo testo risale addirittura al 1989. Il governo contava di portare a casa il nuovo schema nel 2015, ma in realtà i lavori si sono rivelati molto più complessi: prima lo stop del Consiglio di Stato, poi l’impasse in Commissione in Parlamento, infine l’ok del Cdm. Il regolamento, atteso a novembre, è arrivato solo a metà gennaio (e deve ancora ricevere il via libera della Corte dei Conti). È stato questo a far slittare il Concorsone 2015, ormai diventato Concorsone 2016. “I bandi arriveranno entro la prima settimana di febbraio”, ha confermato il ministro Giannini. In realtà il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, solo pochi giorni fa aveva fissato l’ultimo termine al 1° febbraio: una piccola discrasia che potrebbe nascondere un ulteriore ritardo, visto che le bozze del Miur devono ricevere il timbro del nuovo Consiglio Superiore dell’Istruzione, che può esprimersi fino al 28 gennaio. I margini sono stretti, è la solita corsa contro il tempo.

Intanto, però, almeno, la revisione delle classi di concorso è realtà. Le novità principali sono l’aggiunta di undici nuove materie (come ad esempio i recenti licei musicali, o lingua italiana per stranieri), e lo snellimento del sistema (si passa da 168 a 116). Docenti e sindacati temono che una semplificazione eccessiva porti gli insegnanti a lavorare su discipline su cui non sono preparati, ma proprio questo garantirà al governo una maggiore “flessibilità” di impiego dei docenti.

“Abbiamo seguito tre criteri – ha spiegato la Giannini –: adeguamento, innovazione e semplificazione. La classe di italiano per stranieri, ad esempio, sarà fondamentale per l’integrazione del numero crescente di studenti non italofoni”. Il ministro è convinto della bontà del lavoro fatto, anche se di recente proprio dal Pd sono arrivate critiche, con l’ipotesi di un ulteriore revisione alla riforma appena ultimata.

Per il resto il governo ha fornito ulteriori conferme sul concorso. “Le prove scritte saranno computerizzate, non quiz ma quesiti a risposta aperta di cui due in lingua straniera. Sarà una selezione di qualità. E la platea di circa 200mila candidati garantisce che circa uno su tre avrà il posto”, ha detto la Giannini. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, invece, ha fatto il punto sull’attuazione della riforma, su cui continuano ad esserci polemiche: “Tutto sta marciando, qualcosa meglio, qualcosa peggio. Ma c’è un investimento, un impegno preso. È una cosa enorme”, le parole del premier.

“Stiamo cercando di rimettere in piedi la scuola, poi naturalmente si possono fare degli errori. La supplentite finirà quando la ‘Buona scuola’ andrà a regime, ci vorranno due-tre anni. E per il potenziamento dipende tanto da come la singola scuola si organizza: l’autonomia bisogna anche saperla utilizzare”. Ma questo riguarda i docenti già assunti: quelli delle Graduatorie ad Esaurimento, che “non potevamo scegliere se prendere o no, avevano un diritto ad entrare, senza valutazioni di merito”. Adesso è la volta degli altri precari, gli abilitati. Il Concorsone – quando arriverà – sarà la loro occasione della vita.

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