Diciassette anni di attesa, mesi di lavoro, tanto importante da far slittare il bando del prossimo Concorsone. La revisione delle classi di concorso – il numero e le tipologie delle materie di insegnamento, con relativi requisiti di accesso – è finalmente pronta. Neanche il tempo di approvare il nuovo schema, però, e la riforma è già da rifare: secondo il Pd, che aveva espresso dubbi sulla bozza, il Ministero ha recepito le condizioni poste in Commissione, ma il testo è comunque “anacronistico” e ha “una carica innovativa molto modesta”. Al punto che l’anno prossimo potrebbe partire un nuovo tavolo di discussione, per mettere appunto un’ulteriore revisione entro fine 2016. Con propositi davvero rivoluzionari, come ad esempio il riordinamento delle classi per materie e non più per gradi di istruzione.

Concorso in arrivo – La buona notizia per i docenti italiani, in febbrile attesa del Concorsone, è che l’iter è quasi completato. Dopo gli stop dal Consiglio di Stato e in Commissione che ne hanno rallentato l’approvazione, i tecnici del Miur hanno finito di limare gli ultimi dettagli. Lo schema approderà in Consiglio dei Ministri alla prima data utile, martedì o venerdì. A quel punto il Ministero potrà finalmente bandire il concorso da 63.700 posti, forse prima di Natale, comunque entro fine anno. Discorso più complicato, però, sui contenuti. Soddisfacenti, ma fino a un certo punto: “Le condizioni che avevamo posto sono state rispettate”, spiega Maria Grazia Rocchi, deputata Pd relatrice del testo in Commissione. “In particolare ci premeva la tutela degli abilitati: adesso nel testo è esplicitato che chi si è già abilitato in una classe, potrà partecipare al concorso sulla nuova classe derivante. È un passo avanti decisivo”.

“Il nuovo testo è vecchio” – Tutto risolto, dunque? Non proprio. “In realtà dal Ministero ci saremmo aspettati qualcosa di un bel po’ più moderno”, prosegue la Rocchi. “Sono state inserite le discipline nate dai recenti riordini, alcune sono state accorpate, altre eliminate. Ma di fatto si tratta sempre del vecchio schema, solo un po’ modificato. Siamo ancora indietro di decenni”. Il provvedimento, infatti, è datato al 1989, ritoccato poi nel ’98. Di una revisione si era parlato per anni, e al Miur ci hanno lavorato parecchi mesi. Eppure le conclusioni non sono all’altezza delle aspettative. “Probabilmente le operazioni sono state condizionate dal concorso imminente. Ci rendiamo conto che c’erano delle scadenze da rispettare: le nuove classi servono per il bando e anche per i prossimi cicli di Tfa (il Tirocinio formativo attivo che abilita all’insegnamento, nda). Ma quando la ‘Buona scuola’ andrà a regime, saranno già desuete rispetto ai nuovi organici funzionali. Che ci siano dei problemi lo si è visto anche nel corso del piano straordinario di assunzioni, e questa bozza non ci pare in grado di risolverli”.

Classi per materie su più ordini di scuola – Per questo la partita è tutt’altro che chiusa: nei piani del Partito Democratico c’è un’ulteriore revisione, stavolta più radicale, per costruire uno schema su principi pedagogici moderni, in linea con l’ultima riforma. Ancora presto per dire con certezza quali. Ma ilfattoquotidiano.it può anticipare in esclusiva alcune linee guida: tra le grandi novità, il riordino per materie più che per gradi di istruzione. Le nuovi classi potrebbero accorpare medie e superiori ed essere più specializzate sulle singole discipline, con la separazione di matematica da scienze, o storia da filosofia. Nel concreto: non esisterebbero più la A-19 (Filosofia e storia alle superiori) e la A-22 (Italiano, storia e geografia alle medie), ma una nuova classe specifica per la storia, con la possibilità di insegnare su più ordini di scuola. Ma sono solo esempi.

“Tutto ovviamente è da discutere con il Cun (il Consiglio Universitario Nazionale), atenei, associazioni di categoria”, aggiunge la Rocchi. Ci sono già delle tempistiche: fine 2016, massimo estate 2017, in modo da avere il nuovo schema per l’entrata in vigore del nuovo sistema di formazione e reclutamento dei docenti (con tirocinio compreso nell’università e concorso unico per ammissione ed immissione in ruolo). Riforma chiama riforma. Anche se un tavolo di lavoro si sarebbe appena concluso.

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