Niente trivelle entro le 12 miglia dalla costa in Adriatico. A breve il progetto Ombrina Mare previsto al largo delle coste abruzzesi dovrebbe essere una storia chiusa. E così anche altri. Il governo Renzi ha presentato alcuni emendamenti alla legge di Stabilità che segnano un sostanziale dietrofront rispetto all’articolo 38 dello Sblocca Italia. Se il Parlamento darà l’ok, verrà riscritto un comma del testo unico dell’Ambiente che prevedeva una serie di limitazioni nei processi decisionali per i territori. Limitazioni da cui erano scaturite proteste e mobilitazioni sfociate nell’approvazione dei sei quesiti referendari anti-trivelle promossi da dieci Consigli regionali. La mossa del governo, commentata con soddisfazione dal mondo politico, viene considerata dal Coordinamento nazionale No Triv proprio un tentativo di scongiurare i referendum che propongono l’abrogazione di alcune parti dell’articolo 38 e dell’articolo 35 del decreto Sviluppo. “Gli emendamenti – sottolineano i No Triv – ricalcano le richieste del Coordinamento e del comitato ‘Verso il Referendum’, recependo buona parte dei quesiti relativi alle procedure di autorizzazione per le estrazioni petrolifere sia in mare, sia su terraferma”.

Il dietrofront del governo e i dubbi sul piano delle aree – Con le modifiche all’articolo 38 dello Sbocca Italia tutte le decisioni erano nelle mani del governo che, attraverso la legge di Stabilità, avrebbe azzerato gli effetti dei ricorsi presentati finora. Gli emendamenti arrivati lunedì cambiano il quadro: oltre al blocco dei progetti che prevedono trivellazioni entro le 12 miglia viene cancellata la dichiarazione di “strategicità, indifferibilità ed urgenza delle attività petrolifere” (con cui le Regioni venivano estromesse dai processi decisionali) e del “vincolo preordinato all’esproprio della proprietà privata” già a partire dalla ricerca degli idrocarburi. Attraverso l’eliminazione delle proroghe, verranno limitate le attività di ricerca e di estrazione, mentre sarà garantita la partecipazione degli enti territoriali ai procedimenti per il rilascio dei titoli minerari.

Molto discussa, però, l’eliminazione – prevista da uno degli emendamenti – del ‘piano delle aree’ per programmare le nuove attività, previo esame degli impatti dei progetti attraverso una Valutazione Ambientale Strategica. È pur vero che il ministero avrebbe potuto approvare il piano senza alcun accordo con Regioni e altri enti locali, ma in caso passi la proposta di modifica del governo si potrà richiedere il rilascio dei titoli concessori unici anche senza piano. Per quanto riguarda le autorizzazioni degli elettrodotti, in caso non si raggiunga un accordo la decisione spetterà al Consiglio dei ministri, previa intesa con la Regione o l’ente locale interessato.

I progetti verso il blocco definitivo - Le proposte di modifica presentate ieri sera fermano in primis il progetto ‘Ombrina Mare’ del gruppo britannico Rockhopper al centro di numerose proteste in Abruzzo e in Molise e autorizzato proprio attraverso il decreto Sblocca Italia. Sul progetto il ministero dello Sviluppo economico era andato avanti nonostante l’approvazione di una legge di tutela ambientale sul Parco marino della costa dei trabocchi, in attesa di ratifica da Roma, proprio di fronte a dove sarebbero dovute partire le trivellazioni. Il via libera all’emendamento che recepisce il quesito referendario sul decreto sviluppo (quello che riguarda le aree protette) comporterà il blocco anche di altri progetti. Fra questi quello della piattaforma petrolifera ‘Vega B’ nel canale di Sicilia e, in parte, quelli nell’Adriatico portati avanti dalla Spectrum Geo. Il progetto di prospezione della società inglese, che per ora prevede solo la ricerca di idrocarburi, va dall’Emilia Romagna fino alla Puglia, attraversando ben 5 regioni. E proprio la Puglia è stata interessata ultimamente da quattro decreti di compatibilità ambientale.

Soddisfatto Emiliano: “Vittoria popolare” - Piero Lacorazza, presidente del Consiglio regionale della Basilicata (capofila nella promozione del referendum) ha chiesto un incontro urgente con i colleghi delle altre Regioni: “Alla luce dell’emendamento presentato dal governo che accogliamo molto positivamente le Assemblee legislative che hanno proposto i quesiti referendari non possono che essere pronte al confronto”. Soddisfazione è stata espressa anche dal governatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso: “Raccogliamo i frutti di un’intesa tra territori locali, anche grazie all’attenzione riservataci dal governo”. In Puglia, il presidente della Regione Michele Emiliano sottolinea l’importanza della “retromarcia” e commenta: “Si profila una grande vittoria popolare”. Mentre il parlamentare salentino Rocco Palese, vicepresidente della commissione Bilancio della Camera, ha dichiarato: “Pur essendo all’opposizione voterò a favore di questo emendamento”. Di diverso tenore le considerazioni dei No Triv.

Il coordinamento No Triv: “Ora discussione su futuro energetico del Paese” - Le modifiche normative inserite nei sei quesiti referendari sono quindi riproposte in blocco nella legge di Stabilità 2016, “fatta eccezione – sottolineano i No Triv – per la limitazione della durata delle concessioni in mare, sulla quale già il Coordinamento ed Enzo Di Salvatore, costituzionalista e padre dei quesiti referendari hanno presentato un sub-emendamento correttivo”. E proprio sul progetto petrolifero ‘Ombrina mare’ Di Salvatore lancia un avvertimento: “Se verrà bloccato sarà grazie alle modifiche proposte con il referendum che il governo vuole scongiurare”. Il futuro del progetto dipende da quando verrà adottata la concessione rispetto all’entrata in vigore della legge di Stabilità, che è fissata per l’1 gennaio 2016. Ma la strada sembra ormai segnata. “Si approvino pure gli emendamenti – chiosa il Coordinamento Nazionale No Triv – ma si apra da subito la discussione politica sul futuro energetico del nostro Paese”. Per il Coordinamento il referendum è l’unica via percorribile. Nelle scorse settimane, sui quesiti c’è già stato il giudizio di legittimità della Corte di Cassazione. Ora la parola passa alla Corte Costituzionale che si pronuncerà il prossimo 13 gennaio.