Siamo a pochi giorni dall’inizio della conferenza COP21 di Parigi, dove un folto gruppo di burocrati e di politici di second’ordine dovrebbero in qualche modo salvare il mondo dal disastro climatico. Ma, a parte le grandi dichiarazioni inutili e i piani che si sa bene che nessuno rispetterà, a che punto siamo col clima? Senza pretese di essere esauriente, ecco un riassunto della situazione.

clima

1. Biossido di Carbonio (spesso sotto il nome di “anidride carbonica”, o CO2). La concentrazione di CO2 nell’atmosfera continua ad aumentare e, probabilmente, il 2015 è stato l’ultimo anno nella storia in cui gli esseri umani hanno respirato un’aria che conteneva meno di 400 parti per milione (ppm) di CO2; in tutti i centomila anni e più della storia dell “homo sapiens” nessuno aveva mai respirato in un’atmosfera che conteneva più di 300 ppm di CO2. Non sappiamo che effetto questo potrà avere, ma si sa che il processo cognitivo umano viene misurabilmente peggiorato già a concentrazioni di CO2 sopra 600 ppm.

2. Metano nell’atmosfera. Fino al 2006, circa, le concentrazioni erano stabili, ma ora stanno salendo di nuovo. Ci sono anche rapporti di emissioni esplosive di metano dagli idrati sotterranei, osservate in Siberia. Questo potrebbe indicare l’inizio di un rilascio molto rapido di grandi quantità di metano nell’atmosfera. Il metano è un gas serra più potente del CO2 e il risultato potrebbe essere un riscaldamento altrettanto rapido e incontrollabile.

3. Temperature dell’atmosfera. Continuano a salire. La cosiddetta “pausa”, se c’è mai stata, è ormai un ricordo, con il 2015 che si avvia a essere l’anno più caldo mai registrato. Abbiamo passato il confine simbolico di 1°C di riscaldamento globale rispetto ai valori del periodo pre-industriale.

4. Disastri climatici. Il ventesimo secolo è stato un periodo di grande aumento dei disastri attribuiti perlomeno in parte al cambiamento climatico: tempeste, frane, uragani, eccetera. Negli ultimi anni il numero dei disastri sembra essersi stabilizzato, per cui questo non è probabilmente il problema principale da fronteggiare.

5. Oceani. Continua il riscaldamento, l’acidificazione, e l’aumento del livello del mare; quest’ultimo dovuto sia alle maggiori temperature come all’influsso di acqua dai ghiacciai che si sciolgono. Al momento, siamo a circa 20 cm di aumento rispetto alle prime misure disponibili, verso la fine dell’800. Per ora nessuna città costiera è stata inondata, ma l’aumento continua. Sia il riscaldamento come l’acidificazione fanno danni alle creature marine come pure ai coralli.

6. Calotte glaciali e ghiacciai. La fusione continua, anche se, per il momento, non ci sono stati eventi spettacolari. Alcuni dati indicano che l’Antartide potrebbe aver guadagnato un po’ di ghiaccio fino al 2008 ma, anche se fosse vero, cambia poco rispetto all’andamento generale. La perdita dei ghiacciai continentali riduce la disponibilità d’acqua per l’agricoltura ed è un importante fattore nel causare frane.

7. Agricoltura e cibo. I cambiamenti climatici stanno avendo importanti effetti sulle coltivazioni; tuttavia, al momento, la produzione mondiale di cereali rimane stabile – anche se non aumenta. I più danneggiati sono gli agricoltori dei paesi poveri, che non hanno le risorse per adattarsi al cambiamento. Più o meno ovunque, la produzione di pesce è in declino, in gran parte a causa dell’eccessivo prelievo, ma anche come risultato del riscaldamento degli oceani.

In sostanza, non ci sono grandi catastrofi in corso, per cui l’opinione pubblica non riesce a percepire la portata del cambiamento. Tuttavia, ci troviamo già oggi in un mondo che è completamente diverso da quello al quale erano abituati i nostri antenati di qualche secolo fa. E il cambiamento continua, inesorabile, e adattarsi si fa sempre più difficile.

Riuscirà la conferenza di Parigi a fare qualche cosa per arrestare il cambiamento? Può darsi, ma le difficoltà sono enormi: anche solo per rimanere entro i “due gradi” di aumento di temperatura, si richiedono cambiamenti drastici nel modo in cui produciamo energia e l’utilizziamo. Purtroppo, i governi sembrano afflitti da una forma di sdoppiamento della personalità per cui ci stanno invitando a consumare di meno mentre, allo stesso tempo, sono impegnati a stimolare i consumi per aumentare la crescita.

Fino a che punto la situazione dovrà peggiorare prima che qualcuno si accorga che sono necessarie misure drastiche? Nessuno può dirlo, ma speriamo che non avvenga quando sarà ormai troppo tardi.