Un accordo epocale sul clima per salvare il pianeta. E’ questo l’obiettivo del summit che si apre a Parigi il 30 novembre a cui parteciperanno più di 190 delegazioni di Paesi, alcuni in guerra tra di loro, che cercheranno di chiudere la trattativa entro l’11 di dicembre data di chiusura della Cop 21 (Conference of the parties).  Un vertice confermato nonostante gli attentati terroristici che hanno insanguinato la Francia e che assume per questo un altissimo valore anche simbolico. “Andremo a Parigi per esprimere solidarietà e ribadire che non rinunceremo ai nostri valori”, ha detto stamattina il ministro italiano Gianluca Galletti nel corso delle comunicazioni del governo alla Camera confermando che “la tutela dell’ambiente è un tema che unisce tutte le coscienze del pianeta”.

PIANETA A RISCHIO In ballo l’intesa su un nuovo accordo che sostituisca il protocollo di Kyoto per contenere, attraverso l’abbattimento delle emissioni di gas ad effetto serra, l’aumento del surriscaldamento globale. L’obiettivo ruota attorno alle misure che i Paesi saranno disponibili ad adottare affinchè a livello planetario la temperatura aumenti meno di 2 °C al 2100, “soglia minima perchè il pianeta possa sopravvivere”, ha detto Galletti citando dati sconvolgenti. “Noi sappiamo quali sono i disastri che i cambiamenti climatici possono apportare al globo in termini di nuove guerre, in termini di carestie, in termini di nuove povertà, in termini di illegalità, in termini di emigrazioni fortissime da un Paese all’altro, da una zona del globo all’altra. Gli immigranti ambientali sono stimati, nei prossimi anni, in 250 milioni”. Poi ci sono i dati già acquisiti: in 20 anni sono stati oltre 600 mila i morti causati dai cambiamenti climatici.

MEGLIO SILVIO La posta in gioco è altissima, come pure dimostra il lungo dibattito parlamentare di oggi in cui non sono però mancate critiche alle politiche del governo: la dimostrazione sta tutta nelle otto differenti mozioni presentate in aula nonostante l’unanime auspicio che da Parigi esca un accordo globale e vincolante. “Le parole sono un conto, le azioni valgono di più: un governo che investe nelle fonti fossili, che apre alle perforazioni petrolifere che fa crollare del 92 per cento gli investimenti in rinnovabili non è credibile”, ha detto Mirko Busto del M5S a cui ha fatto eco Paolo Grimoldi della Lega Nord: “La risoluzione della maggioranza impegna il governo a ridurre addirittura del 70% le emissioni come obiettivo dell’Ue: ma questo come si concilia con i nuovi termovalorizzatori previsti dallo Sblocca Italia?” E ancora, Samuele Segoni di Alternativa libera: “Nella Stabilità non c’è traccia di finanziamenti organici al contrasto al cambiamento climatico”. L’affondo di Filiberto Zaratti di Sel: “Mi permetta, signor ministro, di chiedere al suo Governo un po’ di coerenza: non si possono dire le cose che lei ci ha detto qui, alcune anche condivisibili, e poi distruggere il mercato dell’energia rinnovabile. Anche il governo Berlusconi, da questo punto di vista, è stato migliore del suo”.

ACCORDO VINCOLANTE Questo il viatico del ministro dell’Ambiente Galletti che parteciperà assieme al premier Matteo Renzi all’inaugurazione del summit sul clima di Parigi il 30 novembre. Poi toccherà ai tecnici: la delegazione del ministero è composta di 31 persone: entro le ore 11 del 5 dicembre verrà consegnata alla presidenza francese una prima bozza dell’accordo. “A Parigi serve un miracolo, anche se non rinunciamo ad essere moderatamente ottimisti”, dice a ilfattoquotidiano.it il capo della delegazione ministeriale, Francesco La Camera, che sottolinea: “Occorre costruire un accordo che abbia obiettivi comuni a tutti i Paesi anche se con responsabilità e impegni differenziati. Significativo da questo punto di vista il recente accordo tra Usa e Cina”, dice La Camera che spiega pure come, su quel modello, si punti ad un accordo “vincolante perché giuridicamente tutti gli accordi lo sono, ma su base volontaria”. Il core business su cui punterà l’Italia riguarda la governance dell’accordo con l’introduzione di un sistema di monitoraggio che consenta di controllare l’efficacia delle misure messe in campo dai Paesi e eventualmente rivedere gli obiettivi.

ESITO INCERTO Fatto sta che la fisiologica ricerca di un compromesso, sebbene al ribasso, non assicura, allo stato, il buon esito del negoziato sul clima. L’India condiziona il proprio impegno sul fronte del contenimento delle emissioni alle risorse che verranno messe a disposizione a livello internazionale. Il presidente degli Stati Uniti Obama ha una obiettiva difficoltà di far ratificare gli accordi internazionali dal proprio Congresso. Cina e Brasile giocano ancora a carte coperte e rappresentano la vera incognita del vertice sul clima di Parigi. L’unica carta da giocare per buttarsi alle spalle anni di negoziati fallimentari, secondo il capodelegazione ministeriale La Camera, è dunque quella della ‘discontinuità’: “Si deve costruire un accordo che veda l’impegno di tutti abbandonando per sempre un certo tipo di approccio” inaugurato con il protocollo di Kyoto. Si dovrebbe insomma guardare ad accordi di tipo volontario sul modello degli impegni assunti attraverso un bilaterale tra Usa e Cina. E poi usare la leva delle risorse: sul tavolo una cifra pari a circa 100 miliardi di dollari all’anno che devono essere investiti nei paesi più poveri in azioni di mitigazione. Anche se più c’è  l’altra questione sempre strettamente economica legata ai risarcimenti a favore di quegli Stati che hanno già subito i danni provocati dai cambiamenti climatici. A parte il nodo delle risorse, il resto l’accordo potrebbe essere frutto di un compromesso che rifletterà “diversi livelli di ambizione”.