Non ci sono abbastanza elementi per avviare un’azione di responsabilità. Per questo la Corte dei Conti della Toscana ha archiviato l’inchiesta sulle spese del premier Matteo Renzi quando era sindaco di Firenze, negli anni dal 2009 al 2014.  Sono stati esaminati gli scontrini delle spese sostenute dall’allora sindaco. Non verranno quindi chiesti ulteriori approfondimenti d’indagine.

Il fascicolo era stato aperto a seguito delle dichiarazioni del ristoratore fiorentino Lino Amantini, che domenica 11 ottobre aveva al raccontato al Fatto Quotidiano come ai tempi di Matteo Renzi sindaco fosse abitudine inviare le fatture dei pasti del primo cittadino direttamente a Palazzo Vecchio: ” Sa quante tavolate, feste, pranzi e cene di lavoro qui dentro? Un’infinità – raccontava Amantini – E poi si mandava la fattura direttamente in Comune”.

Il giorno successivo, il premier aveva prontamente commentato le parole del ristoratore fiorentino: “Io ho messo online tutte le spese, per primo in Italia. E tutte le volte che ho mangiato con mia moglie e la mia famiglia ho pagato di mio, come è ovvio. Sia da Lino che da altri – aveva risposto via sms al Fatto – Peraltro tutte le mie spese dal 2004 al 2013 sono state al vaglio nome per nome, pranzo per pranzo, di Pm e Corte dei conti. Non è possibile che Lino dica che il Comune pagava le mie cene con mia moglie”.

In parallelo con l’inchiesta della Corte dei Conti, la vicenda ha scatenato diverse polemiche a Palazzo Vecchio: da una parte i consiglieri di opposizione che per tutto il mese di novembre hanno chiesto di poter visionare gli scontrini. Dall’altra l’attuale sindaco Dario Nardella (vice di Renzi fino al 2014) che ha sempre negato l’accesso agli atti: “La Procura della Corte dei conti ha aperto un’inchiesta in merito pertanto il tutto è coperto da riservatezza”, spiegò il sindaco. Con la chiusura del fascicolo da parte della Procura, Nardella dovrà mostrare gli scontrini a tutti consiglieri comunali. Solo così verrebbero sciolti i dubbi di Tommaso Grassi, consigliere di Sel. L’8 novembre scorso aveva dichiarato: “Ormai è chiaro come il sole che hanno qualcosa da nascondere”.

Per Nardella la questione è chiusa: “L’archiviazione è un’ottima notizia – ha affermato – Mi auguro che finisca una volta per tutte questa campagna diffamatoria vergognosa.  Siamo sempre stati convinti della correttezza dei nostri comportamenti, sia nel mandato Renzi che nel mio”.  Per Grassi, invece, la questione si chiuderà quando avrà visionato gli scontrini. “Ora non ci sono più scuse – ha dichiarato in una nota – Devono darmi una copia degli scontrini di Renzi. Non ci sono veti né inchieste. Entro domani devono consegnarmeli. Agli elettori a tutti i cittadini e le cittadine dobbiamo una trasparenza che è mancata troppo a lungo”. In caso contrario, Grassi ha annunciato che farà ricorso al Tar i cui termini scadono il 5 dicembre.