Un miliardo per la sicurezza e un miliardo per la cultura. Niente guerra, piuttosto prevenzione e identità: “Ciò che è accaduto a Parigi – dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi – ha segnato un salto di qualità nella battaglia culturale che stiamo vivendo: sono stati scelti obiettivi comuni, i simbolo di una generazione che ha conosciuto solo la pace e la libertà. Immaginano il terrore, noi rispondiamo con la cultura”. Il governo, spiega il capo del governo, proporrà di spostare al 2017 la diminuzione dell’Ires (l’imposta sul reddito delle società), impiegando però “2 miliardi di euro per dare una risposta ai professionisti della sicurezza e dell’educazione. Un miliardo in sicurezza, uno nell’identità culturale“. “Chi crede che le lacrime siano inutili è un robot – conclude Renzi – non un uomo e noi abbiamo il dovere di restare umani. Asciugate le lacrime, è il tempo di reagire. Non ci rassegneremo al terrore: si arrenderanno prima loro“. Insomma:  “La bellezza è più forte della barbarie, la sfida è difficile, ma dobbiamo essere all’altezza. Dobbiamo ricordarci che siamo l’Italia”.

E con un linguaggio un po’ sloganistico spiega: “Per ogni euro in cybersecurity, uno in start up; per ogni investimento in polizia, uno sforzo maggiore di pulizia delle periferie; per ogni mezzo blindato in più, un campo da calcetto; per ogni arma, un canestro nelle strade”. E, quasi a sottolineare il messaggio, incontra la stampa al Campidoglio, nei Musei capitolini, inusuale per il capo del governo. Nessuna slide, soltanto un podio con le bandiere italiana ed europea e il logo di Palazzo Chigi. E, sullo sfondo, l’affresco seicentesco che ritrae il combattimento degli Orazi e dei Curiazi. Una scenografia dal valore simbolico, dal momento che in quella sala fu firmato il trattato che nel 1957 diede vita alla Comunità europea.

E all’Unione Europea Renzi manda un messaggio: “L’espressione ‘pacta sunt servanda’ è stata coniata a Roma – dice – noi restiamo nei limiti delle regole Ue ma vogliamo chiedere con forza all’Ue che c’è da rispettare un patto dell’umanità che vale di più del patto stabilità”. Lo slittamento dell’interesse del governo dall’Ires alle voci sicurezza e cultura ha due chiavi di lettura. Da una parte il definitivo accantonamento di una scelta a favore delle imprese (fatta per “pareggiare” il taglio dell’Imu) che il governo faceva fatica a giustificare di fronte ai controlli di Bruxelles. Dall’altra il tentativo di trasformare la clausola migranti in clausola sicurezza, seguendo – in questo solco – la linea che già nei giorni successivi agli attentati di Parigi ha indicato il presidente della Francia François Hollande.

L’annuncio del presidente del Consiglio trova l’apprezzamento pubblico dei due ministri competenti. E’ un investimento “senza precedenti nel passato, una grande forza per il futuro”, una “svolta attesa da decenni e un grande investimento sui giovani e sul futuro del Paese” aggiunge per suo conto il collega con delega alla Cultura Dario Franceschini.

Mezzo miliardo andrà alla Difesa, afferma Renzi, “con investimenti efficaci finalizzati a dare una risposta immediata alle esigenze strategiche, non a quelle quotidiane e organizzative. Siamo orgogliosi dei nostri militari non faremo mai mancare il nostro sostegno”. In particolare “150 milioni di euro sulla cybersecurity e 50 milioni di euro per migliorare la strumentazione delle forze dell’ordine a fronte di chiarezza e riorganizzazione”. In più è prevista “l’estensione del bonus degli 80 euro” per tutti i dipendenti delle forze dell’ordine, “a chi sta sulla strada”.  “C’è troppa gente nei palazzi romani, bisogna aumentare la presenza in strada” rileva il presidente del Consiglio. A fronte di nuovi fondi, sarà anche completata entro l’anno “la riorganizzazione con il passaggio da 5 a 4 delle forze dell’ordine”, con l’accorpamento della Forestale alla polizia.

Ma “la risposta dell’Italia non può essere solo securitaria” secondo Renzi. Mezzo miliardo andrà “alle città metropolitane per un intervento sulle periferie di riabilitazione e, come direbbe Renzo Piano, rammendo. I progetti dovranno essere presentati entro il 31 dicembre e spesi nell’anno solare 2017″. Anche perché “qualcuno sta cercando di equiparare gli immigrati ai terroristi. Ma ci sono verità inoppugnabili, e chi vuole farci credere che il nemico venga solo da fuori, nascondendo che è cresciuto nelle nostre periferie, che basti chiudere le frontiere” per respingerlo, “sa che sta dando vita a una mediocre illusione”. Una carta bonus da 500 euro, simile a quella già prevista per i professori, sarà prevista per “550mila italiani che compiono 18 anni e che potranno investire in attività culturali”. Altri “150 milioni di euro” serviranno a “donare a tutti i cittadini che lo vorranno la possibilità di dedicare il 2 per mille a un’associazione culturale. Ciò che è possibile per i partiti, sarà possibile anche per le realtà della cultura”. Cinquanta milioni, poi, saranno stanziati per il diritto allo studio: “Chi è meritevole non può essere bloccato da reddito”.

“Una soluzione di ripiego per il terrorista che non riesce a ucciderci è farci vivere nella paura, impedirci di sognare e amare“, sottolinea il presidente del Consiglio. “Siamo spaventati dalle immagini di guerra, ma dovrebbero spaventarci di più i video in cui si vedono cattivi maestri estremisti, fondamentalisti, che educano i giovani a odiare la musica. Può sembrare banale, ma non accetteremo mai come Italia e italiani di odiarla: la musica è bellezza e incanto. L’Italia è e rimarrà la patria della musica e non dell’odio. Distruggono le statue, noi vogliamo i caschi blu della cultura. Loro bruciano i libri, noi siamo quelli delle biblioteche”.