La Prima Commissione del Csm ne avvia la pratica di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, vuole ascoltarla il 25 novembre e lei, Anna Scognamiglio, il giudice della sentenza che mantiene Vincenzo De Luca nella carica di governatore della Campania, si difende con le unghie e con i denti spiattellando ogni dettaglio della vita privata e coniugale. Nelle dieci pagine della sua memoria difensiva le ragioni del magistrato si mischiano a quelle di una donna offesa dal comportamento del marito, l’avvocato Guglielmo Manna, intercettato al telefono mentre sembra ambire a una nomina nella sanità da barattare con la sentenza della moglie.

La Scognamiglio ha quindi deciso di mettere in piazza anche i motivi della separazione “in casa” dal marito, per sottolineare con forza l’estraneità a ogni accusa o condotta scorretta, soffermandosi “forse più del dovuto, nella descrizione della mia vita matrimoniale” proprio per insistere sul punto che è “assolutamente inipotizzabile che io abbia potuto disattendere i più elementari doveri di magistrato ed abbia potuto compromettere gravemente la mia integrità professionale al solo scopo di favorire la carriera di un uomo che non amo e che ha ferito così profondamente la mia dignità di donna, di moglie e di madre”.

Fatti di lavoro che si mischiano a fatti privati di una vicenda ormai di dominio pubblico: quella dell’avvocato degli affari legali dell’ospedale Santobono, Manna, e dei suoi contatti coi mediatori che avrebbero dovuto condurlo alla corte di De Luca. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta con sette indagati di concussione per induzione, tra cui De Luca, Manna e il giudice Scognamiglio. La Prima Commissione del Csm ha invece aperto una procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale: non può continuare, sostengono, a svolgere le sue funzioni di giudice al Tribunale di Napoli “con piena indipendenza e imparzialità”, sia per il clamore suscitato dalla vicenda giudiziaria, sia per il tenore e il contenuto delle intercettazioni del marito.

Nella memoria la Scognamiglio ribadisce la “richiesta di essere interrogata, facendo presente che in pieno spirito di collaborazione ho consegnato alla polizia giudiziaria tutti gli atti in mio possesso relativi al processo De Luca non ancora acquisiti”. La Scognamiglio afferma di aver discusso col marito questioni di diritto legate al caso De Luca, in quanto esperto della materia amministrativa, e che le bozze del file del provvedimento erano sul computer di casa “aperto e senza password” e utilizzato anche dal coniuge. Sostiene che la decisione su De Luca “era praticamente scontata”, anche alla luce del caso analogo che era stato già affrontato del sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Quindi “sarebbe stato addirittura puerile qualsiasi tentativo di induzione” nei confronti di De Luca. Eppoi una spiegazione ricca di particolari della situazione matrimoniale e affettiva, i racconti dei tradimenti di lui, di una separazione non omologata per il bene dei figli, di un nuovo compagno anche lui sposato e con gli stessi problemi. Il Csm può intervenire con il trasferimento d’ufficio anche di fronte a condotte “incolpevoli” ma che oggettivamente impediscono a un magistrato di continuare a esercitare le sue funzioni con la necessaria autonomia e indipendenza. La Commissione presieduta dal laico Renato Balduzzi dopo il 25 deciderà se andare avanti nell’istruttoria o trarre subito le conclusioni. Di questa vicenda ieri De Luca ha parlato a Radio Kiss Kiss: “C’è un signore la cui moglie è un magistrato, uno squinternato che avrebbe fatto pressioni per farsi dare un incarico nella sanità che non ha avuto. Un cittadino legge i giornali e immagina sia scoppiata la guerra nucleare, non ci si crede. Noi siamo parte lesa”.

Da Il Fatto Quotidiano del 18 novembre 2015