Una bonifica incompiuta ed inefficace. Strutture di contenimento contro gli inquinanti realizzate “non a regola d’arte” e ormai indebolite. Collaudi effettuati sui singoli interventi e non sull’opera complessiva. Con il rischio di aver speso inutilmente 781 milioni di euro di soldi pubblici per la Laguna di Venezia.

Lo denuncia la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta dal parlamentare del Pd Alessandro Bratti, nella proposta di relazione sullo “stato di avanzamento dei lavori di bonifica nel Sito di interesse nazionale di Venezia – Porto Marghera” firmata dai relatori Paolo Arrigoni, Miriam Cominelli, Michela Rostan e Alberto Zolezzi che verrà approvata la settimana prossima. A Marghera, dove secondo l’accordo di programma del 21 ottobre 1998 l’area del petrolchimico andrebbe isolata dalla Laguna con un sistema di palancole e suddiviso in “macroisole”, i pericolosi inquinanti – secondo i commissari parlamentari – stanno continuando a contaminare Venezia. “Il mancato completamento di tali opere – scrivono i relatori – sta provocando il progressivo indebolimento anche dei tratti terminali delle strutture già realizzate e mettendo in serio dubbio la bontà complessiva degli interventi, che sono stati eseguiti non a regola d’arte”. Nella Laguna e nelle falde acquifere intorno al petrolchimico, i veleni mappati nel Sin di Maghera vanno dai metalli pesanti (arsenico, cromo, mercurio, nichel) agli idrocarburi fino ai composti organoclorurati (Pcb, cloruro di vinile). Un male antico di Porto Marghera, dato che quando è stato ampliato il petrolchimico sono stati usati per l’avanzamento della costa i rifiuti di lavorazione della prima zona industriale (industria chimica e di trattamento dei metalli).

I lavori di bonifica e marginamento del petrolchimico erano stati affidati dal Ministero dell’Ambiente a tre diversi committenti, il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche (l’ex Magistrato delle acque di Venezia, soppresso nel 2014 in seguito allo scandalo del Mose), la Regione Veneto e l’Autorità portuale di Venezia. Per quanto riguarda gli interventi di “marginamento e di retromarginamento nonché di escavo, trasporto e gestione dei sedimenti presenti nei canali industriali lagunari”, i lavori sono stati commissionati al Consorzio Venezia Nuova, soggetto attuatore dei lavori di bonifica e di riqualificazione della Laguna (compresa anche la barriera idraulica del Mose). Ma il provveditorato non avrebbe effettuato i controlli sull’avanzamento delle opere di bonifica: “L’Ufficio del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche nella veste di committente dei lavori per conto dello Stato – scrivono i relatori – non ha mai esercitato né esercita tuttora alcun effettivo controllo sia sul sistema di assegnazione, da parte del Consorzio Venezia Nuova, dei subappalti relativi al ‘Mose’ e alle bonifiche, sia sulla congruità dei corrispettivi corrisposti alle ditte subappaltatrici”. I lavori finora eseguiti per Marghera corrispondono al 94% delle opere previste, per una spesa pubblica sostenuta di 781 milioni di euro. Ma mancano ancora i marginamenti di 3,5 km di costa, il tratto tecnicamente più complesso da eseguire perché in corrispondenza con i sottoattraversamenti degli insediamenti Edison, Syndial (Eni), Sapio/Crion, oleodotto della Ies di Mantova. Interventi che, da soli, costano circa 250 milioni di euro e senza i quali – sottolinea la Commissione, basandosi su documentazione inviata dal commissario del Consorzio Venezia Nuova – l’intera opera di bonifica risulta inefficace: “Se non verranno reperiti nuovi fondi per completare sia i marginamenti delle macroisole, sia il sistema di depurazione delle acque di falda – sottolineano i relatori – rischiano di essere dispersi tutti gli oneri sinora sostenuti dallo Stato”.

I fondi per completare la bonifica di Porto Marghera però, come rende noto il Ministero dell’Ambiente in un’informativa del 27 ottobre 2015, non ci sono. Gli unici soldi, che comunque non sono immediatamente disponibili e dovranno essere reperiti nel ciclo di programmazione economica 2014-2020, sono quelli destinati al “completamento dei marginamenti delle macroisole di “Fusina” e del “Nuovo Petrolchimico”. E così, anche se i singoli interventi sono stati oggetto di numerosi collaudi non ne è mai stato effettuato uno dell’opera nel suo insieme. “Appare significativo il fatto che tra i collaudatori figurino personaggi di tutto rispetto – si legge nella relazione – e in particolare: assessori e dirigenti apicali della regione Veneto (Roberto Casarin, Mariano Carraro); ex capi di gabinetto del Ministero dell’ambiente (Luigi Pelaggi); direttori generali del Ministero dell’ambiente (Mauro Luciani); figure apicali del magistrato alle acque di Venezia (Maria Adelaide Zito); ex figure apicali del Ministero dell’ambiente (Ester Renella); componenti e presidenti della Commissione VIA del Ministero dell’ambiente (Monteforte Specchi Guido, Fernanda D’Alcontres Stagno); ex presidente Sogesid (Vincenzo Assenza); segretari generali di autorità di bacino (Gaia Checcucci)”. Il presidente della Commissione Alessandro Bratti commenta: “Quello che ci pare di capire – ha commentato Bratti – è che siano state distribuite un po’ di prebende“.

E per quanto “tecnicamente inevitabili” i collaudi rappresentano, nel caso di Marghera, “un mero sperpero di danaro pubblico – denuncia la Commissione – in quanto del tutto inutili se non seguiti dalla verifica della funzionalità complessiva dell’intera opera eseguita”.