Nel 2012 fecero irruzione nell’allevamento Green Hill  di Montichiari (Brescia) e liberarono decine di cani beagle destinati alla sperimentazione. Per questo dodici animalisti sono stati condannati in primo grado per furto aggravato dal tribunale di Brescia: per due di loro la pena, sospesa, è di dieci mesi e 450 euro di multa. Gli altri dieci invece sono stati condannati a 8 mesi e una multa di 300 euro.

Tra gli imputati solo una ragazza è stata assolta: nel blitz si era limitata ad accompagnare in macchina i compagni ma non si era introdotta nell’allevamento. “Sono contenta – ha detto piangendo fuori dal tribunale – anche se mi dispiace per i compagni che continueranno a lottare. Rifarei mille volte quello che ha fatto”. Un pensiero simile a quello di chi è stato condannato: “Rifarei tutto, ho solo salvato dei cani da un lager“, ha affermato un ragazzo dopo la lettura della sentenza.

L’allevamento infatti fu messo sotto sequestro pochi mesi dopo l’irruzione. A gennaio 2015, i titolari furono condannati per maltrattamento sugli animali. Per questo la Lav (Lega antivivisezione) auspica  che “la Corte d’Appello possa valutare diversamente i fatti, alla luce dei successivi accadimenti nella struttura e relative vicende processuali, nonché un intervento legislativo che intervenga a chiarire una volta per tutte che un animale non può essere considerato mera proprietà privata”.

Il pm Ambrogio Cassiani aveva chiesto pene più pesanti, in un caso fino a quattro anni. Nonostante questo, i vertici di Green Hill si sono dichiarati parzialmente soddisfatti per l’esito della vicenda: “La sentenza vede in parte riconosciuti i danni subiti e soprattutto vede evidenziato dal tribunale il fatto che l’assalto all’allevamento non è stato un atto di liberazione di animali, ma un vero e proprio furto aggravato e danneggiamento”