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Morte dell’ex ballerina Hanna Herasimchyk, la Procura cambia accusa: “Non omicidio volontario ma preterintenzionale”

Per la pm di Milano Francesca Crupi il compagno della donna non voleva uccidere, ma il pestaggio “andò oltre le intenzioni”. Chiesti 12 anni per il camionista polacco imputato davanti alla Corte d’Assise
Morte dell’ex ballerina Hanna Herasimchyk, la Procura cambia accusa: “Non omicidio volontario ma preterintenzionale”
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Non più omicidio volontario, ma omicidio preterintenzionale. È la svolta arrivata nell’aula della Corte d’Assise di Milano nel processo per la morte di Hanna Herasimchyk, la 46enne bielorussa trovata senza vita il 13 giugno 2024 nell’appartamento di Pozzuolo Martesana dove viveva con il compagno Marek Konrad Daniec, camionista polacco di 43 anni, che era stato arrestato. La pm Francesca Crupi ha chiesto ai giudici di riqualificare il reato e di condannare l’imputato a 12 anni di carcere. Secondo la Procura, non ci sarebbero elementi sufficienti per sostenere “oltre ogni ragionevole dubbio” il dolo omicidiario, ma resta la convinzione che l’uomo abbia aggredito violentemente la compagna durante l’ennesima lite, provocandone la morte.

Per l’accusa, quella sera il 43enne avrebbe picchiato la donna, che potrebbe avere battuto la testa durante l’aggressione, lasciandola poi a terra senza soccorsi. A incidere sul decesso sarebbe stata anche una grave patologia cardiaca di cui la vittima soffriva, una miocardite emersa nella perizia medico-legale disposta dalla Corte. “La morte non fu voluta ma era prevedibile”, ha sostenuto in aula la pm, ricordando che l’imputato conosceva comunque le condizioni di salute compromesse della compagna. La nuova impostazione accusatoria arriva dopo mesi di dibattimento segnati soprattutto dallo scontro tra consulenze mediche. In un primo momento gli investigatori avevano contestato all’uomo l’omicidio volontario aggravato, sostenendo che avesse soffocato la compagna al termine di una violenta lite e poi simulato di aver trovato il corpo al ritorno da una trasferta di lavoro. L’arresto era scattato nel dicembre scorso, sei mesi dopo la morte della donna, al termine di indagini basate su intercettazioni, analisi forensi dei telefoni e accertamenti scientifici sulle tracce biologiche trovate nell’appartamento.

Secondo la ricostruzione iniziale degli inquirenti, il rapporto tra i due era caratterizzato da frequenti litigi e aggressioni reciproche. Sul corpo della donna erano state rilevate ecchimosi e segni compatibili con un’asfissia meccanica provocata da terzi. La perizia medico-legale affidata al professor Giorgio Alberto Croci ha però modificato il quadro processuale. Nella relazione si afferma che gli elementi raccolti non consentono di raggiungere la certezza necessaria per attribuire la morte a uno strangolamento o a un soffocamento causato da altre persone. Secondo il perito, la miocardite di cui soffriva la donna avrebbe avuto un ruolo determinante nel decesso.

Resta però, per la Procura, il peso delle violenze subite quella notte. La pm ha contestato duramente la linea difensiva, sostenendo che l’imputato avrebbe mentito in più occasioni, anche quando negava di avere fatto del male alla compagna. I segni sul collo, secondo l’accusa, potrebbero essere stati provocati mentre l’uomo tentava di impedirle di gridare durante il pestaggio. I legali della famiglia della vittima, costituita parte civile, si sono detti d’accordo con la nuova ricostruzione della Procura. La difesa dell’imputato, invece, continua a chiedere l’assoluzione. Nel frattempo Daniec, che era stato arrestato nel dicembre scorso, a fine febbraio è stato scarcerato e posto agli arresti domiciliari dopo che la Corte d’Assise ha accolto un’istanza dei suoi avvocati proprio alla luce delle conclusioni della nuova perizia medico-legale.

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