La Green Hill è stata posta sotto sequestro dal Corpo forestale dello Stato. L’azienda di Montichiari in provincia di Brescia, che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione era stata al centro nei mesi scorsi di aspre contestazioni da parte degli animalisti. Tra i reati contestati all’allevamento c’è quello di maltrattamento di animali. Fra gli attivisti la società viene chiamata “lager di Green Hill”, perché composta da 5 capanni senza spazi all’aperto in cui sono rinchiusi fino a 2500 cani adulti, oltre alle varie cucciolate. Cani che prima di essere “sperimentati” vivono la loro breve vita in ambienti chiusi, senza aria naturale e solo con luce artificiale.

In passato, tra blitz e contestazioni, l’allevamento era stato al centro di petizioni di protesta, come la raccolta firme “altrimenti ci arrabbiamo”, avviate per fare pressioni sulla XIV Commissione del Senato che discuteva l’emendamento, passato il 1° febbraio alla Camera dei deputati, sulle norme che limitano la vivisezione. La Camera infatti ha approvato l’articolo 16 della legge comunitaria che fissa principi e criteri della protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Si tratta del testo di recepimento della contestatissima direttiva Ue 2010/63 sulle cavie da laboratorio. 

In altri casi l’azienda era stata oggetto di azioni dirette, come quella di decine di animalisti che il 28 aprile scorso hanno compiuto un blitz nelle strutture del canile. Quel giorno molte gabbie furono aperte e alcuni cuccioli di beagle liberati. Dopo l’azione dodici persone erano state arrestate in flagranza, mentre una minorenne è stata denunciata a piede libero. Devono rispondere a vario titolo di diverse accuse, dalla rapina impropria, al furto pluriaggravato, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, e danneggiamento aggravato alla resistenza e violenza a pubblico ufficiale.