Dopo oltre 30 fumate nere, forse questa volta potremmo esserci davvero. In pista verso il traguardo della Corte costituzionale c’è infatti qualche nome e soprattutto un nuovo metodo. I profili dei candidati già messi in campo sono quelli del costituzionalista (ed ex deputato di Pci e Pds) Augusto Barbera e del deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto. Più un terzo ancora da decidere. Quanto al metodo, si fa largo l’idea di riproporre quello messo in campo ai tempi dell’elezione dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura che portò ad un accordo fra le principali forze politiche e che permise di uscire dallo stallo dopo venti votazioni a vuoto.

La “svolta”, che dovrebbe finalmente portare ad una fumata bianca, andando incontro ai desideri espressi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che non ha risparmiato critiche ad un Parlamento impotente e non in grado di trovare candidature condivise, arriva direttamente dai vertici del Pd. I quali, verificata ormai l’impossibilità di arrivare alla soluzione del problema contando solo sull’accordo con i forzisti, stanno lavorando, a quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, all’idea di coinvolgere il Movimento 5 Stelle, facendogli esprimere il nome del terzo candidato da eleggere alla Consulta. I tempi infatti stringono. Tra un paio di settimane Camera e Senato dovrebbero infatti riunirsi per una nuova votazione, anche se i democratici potrebbero guadagnare tempo e proporre una modifica al calendario dei lavori in modo da perfezionare l’intesa con i Cinque Stelle.

D’altra parte, nel Pd si è aperta anche una riflessione sul nome del candidato da sponsorizzare per una delle tre poltrone rimaste vuote alla Corte costituzionale (che sta operando a servizio ridotto ormai dal giugno 2014). Continuare a sostenere la candidatura “politica” di Augusto Barbera o ripiegare su un’altra di profilo più tecnico? Barbera, 77 anni, ha una lunga esperienza parlamentare. È entrato per la prima volta alla Camera nel 1976 nelle liste del Partito comunista italiano, e ci è rimasto fino al 1994. Seppure per pochissimi giorni (dal 28 aprile al 5 maggio 1993) è stato anche ministro per i Rapporti con il Parlamento del governo di Carlo Azeglio Ciampi in quota Pds ma poi, con l’uscita della sinistra dall’esecutivo, ha rassegnato le dimissioni. Di recente ha sponsorizzato senza incertezze le riforme del Nazareno: sia quella costituzionale (“finalmente, dopo 50 anni dall’inizio della discussione su questo tema, direi che andiamo nella direzione giusta”, ha detto) sia l’Italicum (“è il migliore di sistemi possibili con questo Parlamento”). Insomma: un renziano di ferro.

Quanto a Francesco Paolo Sisto, l’altro nome che circola, si tratta di un pugliese berlusconiano della prima ora, storico avvocato di Silvio Berlusconi, Denis Verdini e Raffaele Fitto, molto vicino all’ex governatore che però non ha seguito nella nuova esperienza di Conservatori e riformisti. Sisto è stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 2008 nelle liste del Popolo della libertà. Ex presidente della commissione Affari costituzionali, negli anni la sua fedeltà all’ex presidente del Consiglio lo ha portato a gesti plateali. Come quando si è dimesso da relatore della riforma costituzionale, rispondendo alle indicazioni del partito dopo la rottura del patto del Nazareno. Ma non solo. Sisto è ricordato anche per aver strappato in diretta tv un articolo di giornale dopo l’assoluzione del Cavaliere al processo-Ruby. 

Questi i nomi sul tappeto. Manca il terzo. Che ai piani alti del Pd, almeno se non cambieranno idea in corso d’opera, pensano possa arrivare dal M5S. In modo da uscire celermente da uno stallo che costringe la Consulta a decidere a ranghi ridotti (12 giudici invece dei 15 previsti dalla Costituzione) da più di un anno e mezzo.

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