“Lavoreremo con le scuole, con gli insegnanti e con i genitori per liberarci dall’ossessione dei test e fare in modo che i nostri ragazzi si divertano a imparare. Per essere certi che vadano incontro a un futuro di successo”. A pronunciare queste parole non è il consueto contestatore dell’Invalsi ma il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che in questi giorni ha preannunciato una rivoluzione nel sistema scolastico: ridurre in maniera netta la quantità dei test in classe durante l’anno scolastico.

Dall’altra parte dell’Oceano l’hanno capita. E il primo a dare una mano al movimento anti prove standardizzate è proprio Obama che ha annunciato sui social network questo cambiamento epocale. L’inquilino della Casa Bianca parte da una domanda rivolta ai genitori: “Se i vostri ragazzi avessero più tempo libero a scuola, come vorreste che lo impiegassero?”. A questo interrogativo il presidente propone in perfetto stile quiz, quattro risposte: A) imparando a suonare uno strumento; B) studiando una nuova lingua; C) facendo coding, cioè programmazione informatica; D) facendo più test standardizzati.

La risposta di Obama segna il cambiamento: “Se voi siete come la maggior parte dei prof e dei genitori americani non scegliereste la D . Nemmeno io”. Una posizione netta e chiara: il numero uno degli Usa ha capito che “i ragazzi passano troppo tempo a fare test che non sono necessari e il cui scopo non è sempre chiaro. Ho ascoltato la voce dei genitori sempre più preoccupati da questo e degli insegnanti che si sentono costretti a preparare gli alunni ai test perdendo sempre più la gioia di insegnare”. Parole preziose: in questi anni in Italia la mania dell’Invalsi, accostata al fanatismo per la misurazione di alcune competenze, ha sottratto a chi sta in classe la passione per il mestiere rischiando di trasformare i docenti in impiegati del sistema d’istruzione, deputati a registrare voti e percentuali. Spesso nel nostro Paese si è arrivati a convincere i ragazzi della necessità di studiare per il voto, per ottenere un buon risultato all’Invalsi e non per il gusto di apprendere per la vita. Spesso ai miei ragazzi, che non etichetto con alcun voto, dico che quando saranno grandi e riconosceranno la porta di Babilonia al museo di Berlino, non vi sarà nessuno che da dietro il monumento spunterà con un cartello con scritto “10”.

In America ben presto l’attività dei test non dovrà superare il 2% del tempo dedicato all’insegnamento. Una lezione per l’Italia che continua ad insistere sull’Invalsi, senza accorgersi come ha fatto Obama che i quiz sono solo uno degli strumenti possibili di valutazione. Nel nostro Paese ancora non abbiamo chiaro che cosa vogliamo valutare. Spesso nemmeno gli insegnanti conoscono la vera finalità dell’Invalsi e per mesi preparano i ragazzi a superare una prova limitata a misurare le competenze in italiano e matematica.