E’ stato il giorno delle difese al tribunale del Riesame di Firenze, che si è riservato la decisione sui ricorsi presentati dagli indagati nell’inchiesta dell’Antimafia sui favori che avrebbe ricevuto da Unicredit l’imprenditore Andrea Bulgarella, che ha con la banca un debito da 60 milioni. Ma nonostante le memorie depositate e il piglio sicuro con cui l’avvocato Massimo Dinoia, difensore del vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, di punti oscuri sull’operato della dirigenza e dei vertici dell’istituto di Piazza Gae Aulenti ce n’è più d’uno, a partire dal ruolo ricoperto da Roberto Mercuri all’interno della banca. Mercuri infatti non è un dipendente di Unicredit, né ha alcun ruolo formale e, secondo lo stesso avvocato Dinoia, è semplicemente “il braccio destro di Palenzona in Aeroporti di Roma, dove ha l’incarico di suo assistente personale”. Un’altra società, appunto. E allora perché e a che titolo Mercuri aveva libero accesso in Unicredit, disponeva addirittura di uffici sia a Milano sia, a quanto sembra, nella sede romana della banca e aveva contatti diretti con il management, al punto da dettare la linea su diverse questioni tra cui le nomine? Domande che ancora non hanno avuto risposta da parte della difesa di Palenzona e, soprattutto, da parte della stessa Unicredit. Sulla questione della governance si esprimerà in tempi brevi la Bce ed è difficile immaginare che si accontenterà di un maquillage di facciata: il caso Bulgarella ha messo in luce un vulnus tremendo che complica (e non di poco) la posizione dell’amministratore delegato Federico Ghizzoni, troppo prono alle decisioni del vicepresidente, vero uomo forte della banca.

Quanto all’inchiesta, come si diceva, le difese hanno messo sul tavolo del Riesame le loro carte migliori. “La Procura dice che è stato approvato il piano di risanamento del gruppo Bulgarella, mentre è vero esattamente il contrario”, ha affermato Dinoia sottolineando che dalle delibere del comitato crediti della banca datate 23 aprile, 16 giugno e primo luglio 2015 emerge che il piano di risanamento è stato sonoramente bocciato. E sempre l’avvocato ha puntualizzato che “gli organi ispettivi della banca hanno detto che tutto è stato fatto in modo perfetto”. Dell’audit interno ha chiesto le carte Francoforte e sarà interessante vedere che giudizio verrà dato dalla Bce circa i comportamenti messi in atto da funzionari e dirigenti dell’istituto. Su questo punto avrebbe “acceso un faro” e “chiesto chiarimenti” anche la Consob per via di indiscrezioni stampa secondo cui, a differenza di quanto sostenuto finora dalla banca, dall’audit interno sarebbero emerse irregolarità.

Il giudizio che invece dà sulla vicenda un importante azionista come Leonardo Del Vecchio si commenta da solo: “Le banche basta che facciano i numeri. La reputazione ormai conta poco. Sono cose che capitano nelle aziende, ma pian pianino impareranno anche a chiudere la bocca”. Invece al telefono dirigenti e funzionari parlavano molto sia tra di loro, sia con il braccio destro di Palenzona, sia con lo stesso Bulgarella e con il suo socio e avvocato Tumbiolo e lo spaccato che esce dalle indagini è davvero inquietante, specie in considerazione del fatto che si tratta della seconda banca italiana.

La difesa ha eccepito che Palenzona e Bulgarella non si conoscevano personalmente e che in un anno e mezzo non si sono mai telefonati. Lo stesso Bulgarella uscendo dal tribunale ha detto di non conoscere il vicepresidente di Unicredit: “L’ho visto due volte, una in una bar a Roma e una da lontano”. A tenere i rapporti tra il gruppo trapanese e la dirigenza di Unicredit erano però i rispettivi factotum Tumbiolo e Mercuri, che lavoravano per ottenere l’approvazione del piano di ristrutturazione. Ed è un fatto anche che i dirigenti di Unicredit si sono mossi ai massimi livelli per ottenere che Intesa Sanpaolo derubricasse a incaglio un credito (10 milioni di euro) verso il gruppo Bulgarella già passato a sofferenza con relativa segnalazione alla Banca d’Italia. Quest’ultimo punto meriterebbe ulteriori approfondimenti perché anche il comportamento di Intesa Sanpaolo non sembra commendevole sotto vari profili, tanto più che nelle settimane successive sarà Intesa a chiedere a Unicredit di ricambiare il favore, per venire incontro a un imprenditore che guarda caso è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e che è anche il suocero di Gianfranco Micciché, fratello di Gaetano, potente direttore generale di Intesa Sanpaolo.

A proposito di mafia, Bulgarella respinge con forza l’accusa di essere un imprenditore vicino a Cosa Nostra: “Ero amico di Falcone – ha detto ai cronisti – Sono nato in Sicilia e non conosco un solo mafioso. Affitto da 30 anni la sede alla questura di Trapani e da 10 anni gli uffici alla procura di Trapani”.