Quando, alla fine di settembre di quest’anno, ha incontrato i colleghi dell’area gestione rischi di Unicredit per salutarli, l’ex capo della divisione del gruppo, Alessandro Decio, che era stato rimosso dal suo incarico in agosto, ha parlato di un modo inusuale di lasciare il posto. “Niente a che vedere con la qualità del lavoro svolto”, ha spiegato il manager che, secondo quanto hanno riferito alcuni dirigenti presenti, ha parlato di “visioni molto diverse: ci sta che il management possa fare altre scelte, ma mi chiedo se tutto il management debba avere una visione unica”. Ma soprattutto Decio ha parlato di un “gruppo incapace di gestire la diversità attraverso la “meritocrazia“, che verrebbe messa “in secondo piano” rispetto a logiche di “affiliazione“.

Parole che pesano come macigni se accostate a quanto si legge negli atti dell’inchiesta dell’antimafia fiorentina che accusa il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, di reati finanziari con l’aggravante del favoreggiamento a Cosa Nostra. Nelle carte non ci sono solo le pressioni per arrivare alla ristrutturazione del debito del gruppo Bulgarella, ma c’è anche la manovra per arrivare ad avere il controllo di fatto della banca attraverso un giro di nomine-chiave che passa per la rimozione del direttore generale Roberto Nicastro e di Decio, appunto. Una manovra opaca, condotta nell’arco di mesi e che vede uscire vittoriosi Palenzona, la sua cordata interna di manager e il suo braccio destro Roberto Mercuri che molti in Unicredit vivono come una sorta di amministratore delegato “ombra” che indebolisce il titolare Federico Ghizzoni e che, senza averne titolo, avrebbe partecipato addirittura alle riunioni del Comitato crediti dell’istituto. Circostanza, quest’ultima riportata dal sito Dagospia, che – se accertata – porrebbe un serio problema per la governance della seconda banca italiana e non solo per quella. Anche se la banca nella tarda serata di giovedì 22 ottobre ha smentito “categoricamente” la circostanza. A questo punto toccherà alle indagini fare chiarezza su questo aspetto.

Certo è che Mercuri si è mosso in lungo e in largo, ha fatto e disposto, come se i manager dell’istituto dipendessero da lui. Il faccendiere di Palenzona è un vero plenipotenziario al quale non a caso si rivolge, il 5 settembre del 2014, un ex parlamentare e più volte ministro il cui nome è coperto dagli omissis, ma che è identificabile come Paolo Cirino Pomicino. Quest’ultimo ha bisogno di mettersi in contatto con il vicepresidente della banca per capire “chi è all’interno dell’istituto che segue i crediti che ha l’autorevolezza di parlare di credito”. Pomicino spiega poi che ha “bisogno di parlare per un grande gruppo italiano che è naturalmente stretto con una serie di istituti bancari il più importante dei quali è Unicredit”. L’azienda in difficoltà spiega poi l’ex ministro, è la Riello che deve alla banca milanese un centinaio di milioni, ma ha un esposizione complessiva con il sistema bancario ben più ampia.

“Quindi prima di parlare con gli altri istituti volevo parlare con qualcuno dei vostri … previa telefonata di Farbizio”, aggiunge dopo aver detto a Mercuri che gli era stato riferito il nome di “un certo Vecio”, identificato dagli stessi inquirenti come Alessandro Decio. Ma l’assistente di Palenzona gli suggerisce di rivolgersi ai responsabili dei crediti per l’Italia che in linea gerarchica stanno sotto Decio, Massimiliano Fossati e Alessandro Cataldo, dove il secondo sembra il più adatto. Non senza essersi premurato di sapere, in ogni caso, se Cirino Pomicino è titolato a parlare con la banca per conto di Riello, perché Decio “è molto formale“. Sarà stata sicuramente una scelta dettata da questioni di competenze dirette, ma è un fatto che alcuni mesi dopo il formale Decio viene rimosso dall’incarico insieme allo storico direttore generale Nicastro e al suo posto sarà nominato Fossati, oggi nelle lista degli indagati della Dda di Firenze insieme a Cataldo.

Il cambio alla guardia è formalizzato il 5 agosto 2015, ma com’è naturale in queste cose, il lavoro che c’è dietro risale a molto prima. Se ne trova traccia anche nelle carte dell’Antimafia. Gli inquirenti riferiscono per esempio di una telefonata del 26 giugno scorso tra Mercuri e Cataldo, dove il primo accenna al secondo “ad una questione, di comune interesse, che si sta evolvendo in senso positivo”. In pratica l’assistente particolare di Palenzona dice al suo interlocutore che “è andata bene … c’è un percorso … lui si è impegnato in maniera molto seria … molto formale e molto seria”. Gli investigatori rilevano quindi che il lui a cui si fa riferimento è l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, “la questione a cui i due interlocutori alludono in questa breve conversazione, riguarda il riassetto, a cui è interessato il gruppo Palenzona/Mercuri/Cataldo/Fossati, delle posizioni di potere di vertice dell’istituto bancario”.

Il filo si dipana meglio il giorno successivo, quando il vicedirettore generale di Unicredit, Paolo Fiorentino, ha un intenso scambio telefonico con Palenzona. Oggetto della telefonata è la stesura di un sms che Palenzona vuole inviare a Ghizzoni per dare la spinta finale al giropoltrone in arrivo che sarà al centro di una riunione del comitato di presidenza in calendario per il 9 luglio. “Farà tutto quello che gli hai detto – esclama Fiorentino che è direttamente interessato alla partita visto che includerà l’uscita del suo diretto superiore – alla grande!!”. Ma evidentemente per Palenzona serve una spinta in più. L’obiettivo dichiarato dei due è far sì che la tornata di nomine in arrivo includa tutti i desiderata dei due. Compreso l’incarico di direttore finanziario, per il quale il tandem vorrebbe venisse chiamato da Mps Bernardo Mingrone, poi effettivamente nominato, ma senza che venga “segata” Marina, presumibilmente la Natale che occupava la stessa poltrona e che, con il nuovo arrivo, lo scorso primo ottobre, è diventata vicedirettore generale.  “Le tre cose le deve fare tutte e tre insieme”, insiste Fiorentino suggerendo a Palenzona di far capire a Ghizzoni che “tu ne cominci a parlare con qualcuno”, ovvero che “tu oggettivamente ti stai agitando”. E se Palenzona si agita, evidentemente sono guai seri.

In effetti il testo inviato ha recepito tutti i suggerimenti: “Caro Fede, come sempre mi ha fatto molto piacere il ns colloquio di ieri. Son certo che la tua sia la strada giusta! Il nove non solo supporterò le tue proposte strategiche e di governance ma lavorerò per assicurarne il massimo successo! Sappi che col tuo lavoro hai salvato la banca prima e ora la rilancia alla grande! Ave Maria e avanti!! Un abbraccio!”, si legge nelle intercettazioni. A messaggio spedito Palenzona informa Mercuri che apprezza moltissimo l’opera (“mi piace tantissimo”). Apprezzamento anche dall’amministratore delegato che risponde a stretto giro: “Grazie fa molto piacere anche a me confrontarmi ogni tanto con te. Da parte mia se non fossi convinto al 100% che nei prossimi mesi si può fare un ottimo lavoro non avrei accettato di continuare per rispetto della banca e di chi ci lavora dentro. Sto preparando intanto il nuovo organigramma da discutere appunto il 9 luglio. Ciao. F.”

A sua volta Mercuri informa Cataldo dello scambio chiedendogli di aggiornare anche Fossati. “Il colloquio è stato che lui innanzi tutto ha capito che c’è un problema che gli è esploso in mano e che il giorno 9 al comitato di presidenza porta anche una modifica organizzativa”, riferisce il faccendiere precisando che “ha detto … <io non so più cosa fare mi è esploso in mano .. questo qui è un infedele>”. Cataldo esegue diligentemente spiegando a Fossati che dentro la modifica organizzativa “c’è il movimento che sta a cuore a noi” e aggiungendo che il nome del collega “è nella rosa di quelli da promuovere …  dopo ci dobbiamo sistemare tante cose eh …”. Poche settimane dopo l’annuncio ufficiale della banca: Nicastro lascerà la banca dopo 18 anni senza che venga resa nota una motivazione. Le sue deleghe verranno ridistribuite tra Fiorentino, Natale e Gianni Franco Papa. Cambio anche al vertice dei rischi: “prima di ricoprire un’altra posizione nel gruppo che sarà definita nei prossimi mesi”, Decio “garantirà la transazione” con Fossati, già responsabile dell’area per l’Italia.

Aggiornato dall’autore il 22 ottobre 2015 alle 18.53