Dalla Bcc di Cascina, fino a Unicredit sfiorando Intesa Sanpaolo e passando per la compiacenza dei consulenti di Kpmg. In banca è stato fatto davvero un duro lavoro per salvare i conti di Andrea Bulgarella, il costruttore trapanese accusato dalla Dda di Firenze di aver investito ingenti capitali accumulati con il favore dell’associazione mafiosa trapanese riconducibile al super latitante Matteo Messina Denaro. Gli inquirenti, nella ricostruzione contenuta nel decreto di perquisizione del 30 settembre 2015, fanno emergere uno spaccato dettagliato e inquietante. Con una premessa: “il successo economico del Bulgarella è dipeso non soltanto dagli accertati legami con ambienti di “cosa nostra” trapanese, ma anche dai molteplici rapporti che da tempo intrattiene con alti dirigenti di banca, funzionari e amministratori pubblici, oltre che con il mondo della politica, della stampa e con soggetti gravitanti in contesti massonici. Ed è proprio grazie alla compiacenza di alti vertici di banche (Banca Credito Cooperativo di Cascina ed Unicredit) creditrici delle società del Gruppo Bulgarella che è riuscito ad ottenere indebitamente svariati finanziamenti, agevolazioni e benefici vari, resi possibili in palese violazione della normativa bancaria con operazioni anomale e non trasparenti“.

Il successo di Bulgarella è dipeso non solo dai legami con cosa nostra, ma anche dai molteplici rapporti con alti dirigenti di banca, funzionari e amministratori pubblici

La consapevolezza dei sostenitori di agevolare anche Messina Denaro – Un trattamento di favore che nel caso di Unicredit ha beneficiato del “contributo prezioso” tra gli altri di Roberto Mercuri, parente acquisito nonché assistente del vicepresidente dell’istituto, Fabrizio Palenzona. E che è stato riservato al costruttore da attori consapevoli sia degli illeciti che stavano commettendo, sia dei legami di Bulgarella con cosa nostra, o, tradotto in altre parole “ben sapendo anche che egli, con i profitti illecitamente conseguiti, agevolava, almeno in parte, l’attività dell’associazione mafiosa facente capo a Matteo Messina Denaro”.  Il nodo di partenza sono i notevoli investimenti nell’edilizia alberghiera che il costruttore ha effettuato soprattutto in Toscana a partire dal 2005, negli anni in cui gli altri importanti gruppi locali erano fiaccati dalla crisi. Risultato tangibile, i debiti accumulati dalle società del gruppo Bulgarelli che, per portare avanti gli investimenti, hanno operato prevalentemente in perdita accumulando solo prestiti con le banche per un totale che a fine 2014 ammontava a circa 150 milioni, 60 dei quali con la sola Unicredit. Tra le operazioni più “dolorose”, gli inquirenti segnalano l’acquisto del Grand Hotel Palazzo di Livorno.

Gli scambi di favori con il direttore della Bcc di Cascina – In una prima fase a tamponare le esigenze di ossigeno del costruttore è la Banca di Credito Cooperativo di Cascina (Pisa)  complici gli “strettissimi rapporti” con il direttore Vincenzo Littara, già legato all’ex patron della Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani e, secondo un appunto presente agli atti dell’Arma del Comando Provinciale di Pisa, presente in elenchi della Loggia massonica HIRAM del Grande Oriente d’Italia. Qui lo scambio è tra il via libera a scoperture e operazioni rischiose sui conti delle società del gruppo presso la Bcc e soggiorni gratis, anche per familiari ed amici del dirigente bancario presso le strutture alberghiere di Bulgarella in Sicilia. Senza contare che il figlio di Littara, un ingegnere, ha collaborato con il costruttore nei lavori di un albergo a Viareggio, oltre ad aver venduto all’imprenditore siciliano degli immobili ad un prezzo che l’Agenzia delle Entrate ritiene troppo basso rispetto ai valori di mercato. Il “consorzio” scoppia tra il 2013 e il 2014 sotto il peso dell’inserimento del nome di Bulgarella nella Centrale di rischi di Bankitalia e dell’ispezione della stessa banca centrale presso la Bcc di Cascina che porta alla luce una lunga serie di operazioni anomale assai difficili da giustificare. Tanto da contribuire alle ragioni del commissariamento dell’istituto decretato nell’ottobre 2014.

Chi ha aiutato il costruttore lo ha fatto “ben sapendo” che egli, con i profitti illecitamente conseguiti, agevolava l’attività dell’associazione mafiosa di Messina Denaro

L’assalto a Unicredit con il piano di salvataggio “carta straccia” – E’ a cavallo di questi avvenimenti, nel giugno del 2014, che il costruttore e il suo socio, Federico Tumbiolo, si adoperano per rafforzare i rapporti con un gruppo bancario dalle spalle ben più solide della piccola Bcc, Unicredit. Obiettivo: ottenere, attraverso la predisposizione di un piano di rientro, un ridimensionamento della esposizione debitoria del gruppo con un abbattimento degli interessi di mora per un ammontare di 5 milioni di euro, oltre al finanziamento di 17,5 milioni. Per superare l’ostacolo del niet della dirigenza della banca che riteneva Bulgarella finanziariamente inaffidabile, i due, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, fanno direttamente rotta su Palenzona e sul suo assistente-parente Mercuri. La pezza d’appoggio è un piano di ristrutturazione del debito firmato dai consulenti di Kpmg “in cui è stata omessa la rappresentazione aderente alla realtà del Gruppo Bulgarella”, tanto che lo stesso coautore Lorenzo Nosellotti lo definisce carta straccia o, più prosaicamente, “carta da culo“, mentre Luca Gallorini, l’esperto di Unicredit che deve valutarlo, “in più conversazioni manifesta una serie perplessità e anche timori per le conseguenze che potrebbero derivare dall’approvazione del piano di rientro, dando conferma che da parte di tutti i dirigenti Unicredit che vengono chiamati a curare la pratica, vi è la piena consapevolezza dei profili irregolari che la stessa presenta”.

Tutti al lavoro per salvare Bulgarella, gli incontri tra Milano e Rapallo – Una situazione talmente surreale che gli inquirenti notano come “sebbene i “vertici” della banca fossero pienamente consapevoli della situazione reale, gli stessi si sono adoperati non per adottare le conseguenti decisioni di corretta gestione (interruzione dei finanziamenti e avviamento delle procedure di rientro), ma per venire incontro alle richieste di Bulgarella assicurandogli un vitale ingiusto vantaggio patrimoniale”. Gli inquirenti prendono nota dei “notevoli riscontri” rispetto al rapporto intercorrente tra Palenzona e Bulgarella, citando tra il resto conversazioni per l’organizzazione di incontri a Rapallo e Milano. L’esito di uno dei quali è che la pratica Bulgarella viene tolta ai dirigenti per così dire ostili e affidata in mani sicure. Da alcune telefonate emerge in particolare che della situazione del costruttore “si occupa personalmente Fabrizio Palenzona attraverso il suo uomo di fiducia Roberto Mercuri, con il quale l’indagato è entrato in contatto tramite Giuseppe Sereni“. E così “l’interazione coordinata di Bulgarella, Tumbiolo, Sereni, Mercuri, Palenzona si è sviluppata nel senso auspicato dall’imprenditore trapanese che ha visto quindi realizzarsi il progetto di far fronte all’enorme indebitamento del suo gruppo, ottenendo l’apporto dei “vertici” dell’istituto bancario che hanno assicurato il loro intervento sui funzionari bancari intermedi”. Dal canto suo il consulente Noselotti, rendendosi conto della totale carenza dei requisiti di bancabilità per ottenere l’approvazione del “suo” piano di rientro, pretende di ricevere assicurazioni da parte dell’Unicredit.

L’ostacolo Intesa e la sua rimozione via Micciché – Il tutto rischia di naufragare quando Bulgarella, che si vanta di avere rapporti di amicizia anche con un alto dirigente della Bnl, vuole strafare e chiede un ulteriore finanziamento a Unicredit che andrebbe però inserito nel piano di ristrutturazione e tiene caldo un altro fronte, quello con Intesa Sanpaolo alla quale deve circa 10 milioni, ma pensa di tenerla buona con delle lettere di contestazione. Strategia poco efficace dal momento che il consulente che sta firmando il piano viene a sapere che la banca milanese ha deciso di iscrivere a sofferenza la posizione del costruttore. Lo sa bene Nosellotti che, temendo una reazione a catena che comporti il blocco dei finanziamenti di Unicredit e la richiesta di rientro da parte degli altri creditori, in pratica una catastrofe, si mette al lavoro e raggiunge un accordo con Banca Intesa per ripianare il debito solo dopo che sarà deliberato il piano Unicredit. Nel contempo, notano ancora gli inquirenti, anche Mercuri, tramite il capo dei crediti di Unicredit in Italia, Massimiliano Fossati, “si adopera per evitare che Banca Intesa possa creare problemi”. Tra le prove, un sms inviato da Fossati a Mercuri nel quale si dice: “Parlato con Michele Dapri. Individuato il dossier da loro. Lo hanno già classificato a sofferenza a febbraio. Stasera parla con Miccichè e vedono di rettificare ad incaglio. Domani ci darà conferma. Ciao”. Dapri, ricordano gli investigatori, è il responsabile di project finance di Banca Imi (gruppo Intesa), mentre Gaetano Miccichè, in queste settimane candidato da più parti per la guida dell’editrice del Corsera, Rcs Mediagroup, è il direttore generale di Intesa nonché fratello del politico siciliano Gianfranco. Nessuno dei due risulta indagato. Fatto sta che nelle settimane successive Nosellotti fa sapere al socio di Bulgarella che, dopo una riunione tra i funzionari di Unicredit e di Banca Intesa, quest’ultima ha tolto la segnalazione a sofferenza del gruppo Bulgarella. Secondo il consulente di Kpmg, si legge ancora nell’atto, ciò è straordinario, prima di allora non l’aveva mai visto fare. Tanto è l’entusiasmo da fargli dire: “Fermiamoci da fare delle azioni su Intesa perché loro hanno riconsiderato la posizione perché chiamati da Unicredit”.

Mercuri?  “Purtroppo ha avuto qualche problema per parare qualcun altro …”

Il commercialista di fiducia e le disavventure giudiziarie dell’assistente di Palenzona – In effetti, “grazie all’incessante interessamento di Mercuri che, come tutti i componenti del Comitato Crediti sanno, agisce sotto le direttive di Palenzona, il piano di ristrutturazione è stato approvato il 23 aprile 2015. Infatti, pur emergendo in maniera evidente che erano totalmente carenti i presupposti per l’approvazione, il piano è stato approvato solo perché di Bulgarella si è interessato personalmente Fabrizio Palenzona. I vertici dell’Unicredit, consapevoli di ciò, per evitare di avere conseguenze per loro pregiudizievoli, fanno in modo che il piano sia asseverato da un commercialista di fiducia della banca”, Franco Papa. Che la stessa sera del 23 aprile scorso partecipa a una cena in casa di Mercuri insieme a Fossati. I due ne parlano al telefono l’indomani con il commercialista che si dice sorpreso dall’atteggiamento del faccendiere di Palenzona che ha raccontato in sua presenza “cose riservatissime”, come le sue precedenti disavventure giudiziarie. Dal canto suo il responsabile dei crediti di Unicredit replica di aver avuto modo, in un anno di conoscenza, di constatare la riservatezza e prudenza di Mercuri ogni volta che lo sente per telefono. Quanto ai problemi ai problemi giudiziari avuti con il Mercuri, Fossati rimarca che “purtroppo ha avuto qualche problema lui per parare qualcun altro …”. Un “chiaro riferimento”, secondo gli inquirenti, a Palenzona stesso.

Del resto, si legge infine nel documento, le intercettazioni confermano lo stretto legame tra Palenzona e Mercuri. Quest’ultimo, grazie al vicepresidente di Unicredit che è anche il numero uno di Aeroporti di Roma (Adr), è titolare di uno stipendio annuo di circa 230mila euro in quanto dipendente della stessa società aeroportuale. Palenzona, poi, “s’interessa anche per trovare il modo, intervenendo personalmente presso Vito Mangano e Lorenzo Lo Presti, rispettivamente direttore risorse umane ed amministratore delegato della società AdR di fargli ottenere un ulteriore emolumento pari a circa 46mila euro”. Sempre in Adr lavora anche “l’attuale fidanzata del Mercuri, la cittadina romena Talida Stroie”, come emerge da una telefonata del 4 febbraio 2015 che Mercuri fa a Mangano “per ricordargli di rinnovare per un altro anno il contratto della propria fidanzata”. E ancora, “la considerazione che Palenzona ha del Mercuri emerge anche dalla circostanza che costui è tra gli invitati a cena in data 6 febbraio 2015 a casa del Palenzona insieme al noto imprenditore Marco Tronchetti Provera, in atto presidente ed amministratore delegato del Gruppo Pirelli, Salvatore Mancuso, componente cda di Enel spa e vice presidente di Alitalia spa”. Infine “Mercuri sembra essere l’uomo di riferimento del Palenzona al quale tutti si rivolgono se hanno necessità di mettersi in contatto con quest’ultimo, come si desume dalla telefonata fatta il 5 settembre 2014 al Mercuri dall’ex ministro Cirino Pomicino per sapere se Palenzona avesse cambiato numero di telefono e se fosse in quel momento a Milano”.