“Da oltre cento anni costruiamo il futuro”. L’eredità che il gruppo Bulgarella lascerà alla città di Pisa, però, è fatta non solo di grandi edifici, complessi residenziali e alberghi di lusso. Andrea Bulgarella, imprenditore originario di Valderice (in provincia di Trapani), ma pisano d’adozione ormai dai primi anni Novanta, lascia all’ombra della Torre Pendente gli scheletri delle grandi opere pensate per il rilancio della città toscana e che ora, oltre a rappresentare un possibile danno economico alle casse del Comune, rischiano così di diventare tra i simboli della gestione urbanistica delle giunte di centrosinistra. Quello che si autodefinì “poeta del mattone”, ha fatto spesso affari a Pisa, anche in accordo con le amministrazioni comunali. Ora è tra gli indagati nell’inchiesta della Procura antimafia di Firenze sulla presunta rete di fiancheggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro

Il Parco delle due Torri, quando Bulgarella si ispirava a Piazza dei Miracoli
Il Parco delle Due Torri avrebbe dovuto essere parte del progetto di riqualificazione dell’area di Cisanello, a est della città, vicino al nuovo ospedale. Un’opera maestosa, di 5 ettari, che doveva culminare con le due torri alte 45 metri, costruzioni residenziali ultramoderne circondate da verde e ampie piscine. Un complesso degno delle grandi città europee, un progetto che, per stessa dichiarazione del gruppo, doveva diventare un “simbolo”, con un preciso obiettivo: “Dialogare a distanza con la presenza monumentale di Piazza dei Miracoli e della Torre Pendente”. Lo skyline pisano, però, rende il paragone impietoso: da una parte, il simbolo cittadino e uno de monumenti più famosi al mondo che svetta tra gli edifici della piccola città toscana, dall’altra i due scheletri di cemento. L’unica somiglianza resta nelle parole della gente di Pisa che si preoccupa della stabilità dei palazzi con i lavori sospesi: “Sì, sono come la Torre. Pendono“.

Proprio il Parco delle Torri, che sarebbe dovuta diventare la grande firma di Bulgarella sulla città, è quella che più di tutte rischia di non essere conclusa. Il piano attuativo risale al dicembre 2006, con scadenza a dieci anni, mentre il permesso a costruire è datato aprile 2010, già scaduto nel 2013 e prolungato per altri due anni fino alla nuova scadenza di aprile 2015, grazie al decreto Sblocca Italia che facilita il rinnovo dei permessi per la costruzione. Il piano attuativo, però, scadrà tra poco più di un anno: il 7 dicembre 2016. Così è questo il tempo a disposizione dell’azienda per chiedere e ottenere un’ulteriore proroga, quasi impossibile visti i 150 milioni di euro di debiti contratti con varie banche. Sono lontani i tempi in cui lo stesso Bulgarella assicurava: “Finiremo le torri entro il 2012”. Lo stesso Comune, nel 2013, si mosse per informare i cittadini della ripresa dei lavori: previsione fine lavori, gennaio 2015. Un anno dopo Bulgarella ribadì: “Completeremo le torri”. Invece tutto è ancora in alto mare.

Piazza del Terzo Millennio, spazio ultramoderno che guarda a Parigi
L’altro grande fiore all’occhiello della ditta di Bulgarella doveva essere la piazza del Terzo Millennio, una trasposizione moderna di Piazza dei Miracoli nel quartiere di Ospedaletto, a sud della città. “Impossibile – si legge nella presentazione dell’opera – non pensare, immaginando il progetto, alla Piramide del Louvre o alla Défence parigina che, nel Grand Arche, ripropone in chiave moderna l’Arco di Trionfo”. Se la si guarda oggi, però, è veramente difficile volare con la mente fino alla Parigi disegnata da Haussmann. Il piano attuativo, che risale al 2004 con una variante approvata nel 2012, scadrà nel 2022. Ci sono più di 6 anni per completare un’opera che prevede la costruzione della piazza e di tre torri con materiali di ultima generazione, ma che ha visto iniziare i lavori solo per tre piccoli edifici. Non c’è alcun elemento che riporti alla “torre high-tech da oltre 56 metri avvolta da una ‘rete’ di acciaio e vetro che le si muove intorno secondo le stagioni”. Quello di piazza del Terzo Millennio assomiglia più a una delle centinaia di opere incompiute sparse per l’Italia.

Colonie Vittorio Emanuele II e Frati Bigi: lavori fermi e permessi nemmeno ritirati
Definitivamente scaduto, invece, il permesso a costruire di 29 appartamenti all’interno del complesso dei Frati Bigi. Oltre alla ristrutturazione (ultimata) del convento risalente ai primi anni dell’Ottocento, il progetto di Bulgarella prevedeva anche la creazione di un edificio residenziale. Appartamenti per i quali il Comune aveva rilasciato il permesso a costruire già nel 2008. Questo però, sostiene Francesco Auletta, consigliere comunale per la lista civica di sinistra Una città in Comune, “non è nemmeno è stato ritirato dall’azienda”. In questo modo, con il permesso scaduto nel 2013, il piano per la zona residenziale dei Frati Bigi finisce definitivamente nel dimenticatoio.

La colonia Vittorio Emanuele II a Calambrone
I lavori della Colonia Vittorio Emanuele II a Calambrone, sul litorale pisano, si sono invece fermati con solo mezza opera completata. Dopo la conclusione dei lavori per le colonie Principe di Piemonte e Regina Elena, il terzo e più importante cantiere da portare a termine sembra ormai essersi arenato. Già nel 2011 l’opera aveva attirato l’attenzione per la morte dell’operaio Antimo Ciccarelli: era morto dissanguato dopo essere caduto da un’impalcatura mentre lavorava per una ditta in subappalto. Questo episodio e l’attenzione attirata dai lavori dell’azienda per la costruzione di abitazioni di lusso negli edifici delle ex colonie estive di epoca fascista possono aver contribuito allo stop dei lavori. Oggi, al posto di quegli appartamenti all’insegna del lusso e del relax, con piscina e centro benessere, rimane una struttura completata solo nelle sue fasce laterali, con il corpo centrale ancora completamente da costruire e la scadenza del permesso che incombe: 2018, prolungabile al 2020.

Twitter: @GianniRosini